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Mito o ulteriore sentiero evolutivo: Sirene

Un enigma antico, portato alla luce da un affascinante resoconto tra scienza e mito, con l’ausilio di nuovi dati e tecnologie avanzate

Da sempre il mare è fonte di suggestione e al suo cospetto la fantasia vola, lasciandoci sognare di civiltà che abitano i suoi abissi. Le leggende sulle sirene risalgono agli Assiri e ai Babilonesi (intorno all’anno 1000 a. C.), e alle loro divinità. La dea-luna Atargatis, nella leggenda madre della regina assira Semiramide, comunemente conosciuta ai greci con il nome Derketo, era innamorata di un semplice mortale (un pecoraio), ma lo uccise involontariamente. Vergognandosi dell’omicidio commesso, saltò in un lago e si trasformò in una sirena: donna nella parte superiore del corpo e pesce nella parte inferiore, è la prima sirena di cui si abbia notizia. Gli Assiri credevano che il sole e la luna si tuffassero nel mare alla fine dei loro viaggi attraverso il cielo e, dunque, era più che normale che avessero un corpo che permettesse loro di vivere sia fuori sia dentro l’acqua. Ma testimonianze più reali e tangibili le abbiamo già dai tempi degli Egizi, infatti sono state ritrovate alcune pitture rupestri che ci fanno pensare che la consapevolezza umana delle sirene sia molto antica. In una grotta di arenaria in Egitto appunto, possiamo vedere le rappresentazioni più antiche delle sirene. Sulle pareti della caverna sono rappresentate creature umane con la coda, equipaggiate con lance e reti.
Con l’avvento del cristianesimo la leggenda delle sirene si adeguò ai tempi. Nacque la versione della sirena che desiderava avere un’anima ma che, per conquistarsela, doveva promettere di vivere sulla terra rinunciando al mare. La promessa, impossibile da mantenere, condannava le sirene a una perpetua e infelice lotta con sé stesse. Secondo una storia del VI secolo d. C., una bella sirena si recava tutti i giorni da un monaco di Iona, un’isoletta scozzese e pregava con lui perché Dio le concedesse un’anima e la forza di lasciare il mare. Nonostante la sincerità del suo desiderio e il suo amore per il monaco, la sirena fu incapace di rinunciare al mare. Le lacrime che pianse abbandonando l’isola si trasformarono in sassi e, ancora oggi, le pietre verdi della costa di Iona si chiamano “lacrime di sirena”.
Si parla di sirene in tutto il mondo e in tutte le epoche (basti pensare ad Omero e alle sirene incantatrici che incontra Ulisse nell’Odissea), è la storia di una creatura leggendaria, menzionata nelle mitologie di quasi ogni cultura umana. Persone da ogni parte del mondo raccontano di aver avuto contatti con questi esseri metà uomo e metà pesce, descrivendo tutti lo stesso animale mitico, anche nei particolari. Alcuni si sono chiesti se dietro queste leggende possa nascondersi un fondo di verità. Potrebbero esistere realmente degli umanoidi acquatici intelligenti, parenti lontani dell’uomo, che hanno sviluppato il loro percorso evolutivo adattandosi a vivere nelle profondità dell’oceano e che hanno sviluppato una società complessa nella quale vivono nascosti per paura di chi vive al di là della superficie del mare?

Diversi autori, in particolare, si sono dedicati a una teoria molto interessante. In un libro del 1942, il biologo tedesco Max Westenhofer ipotizzò che i primissimi stadi dell’evoluzione umana fossero avvenuti in prossimità dell’acqua: stiamo parlando della teoria della “scimmia acquatica”, che sostiene che gli esseri umani abbiano attraversato una fase anfibia nel loro percorso evolutivo. Ad un tratto, le grandi inondazioni costiere di milioni di anni fa costrinsero un gruppo dei nostri progenitori a spingersi verso l’interno, adattandosi definitivamente alla terra ferma dando vita ai primi ominidi, mentre un altro gruppo, forse spinti dalla necessità di trovare cibo, cominciarono a spingersi sempre più in profondità nel mare, adattandosi all’ambiente marino.
Quindi, mentre noi ci siamo evoluti in esseri umani terrestri, i nostri parenti acquatici si sarebbero evoluti in esseri umani anfibi. Questo potrebbe rendere credibile le leggende sulle sirene. Altri autori sostengono la versione contraria della teoria e cioè che il progenitore in comune fosse completamente acquatico (d’altronde la vita si è sviluppata per la prima volta in acqua) e che alcuni gruppi, spinti dalla necessità di trovare cibo, si spinsero sulla terra ferma fino ad adattarsi completamente a respirare ossigeno allo stato gassoso.
Come prova a sostegno di questa teoria, alcuni autori sottolineano le notevoli differenze riscontrabili tra l’uomo e gli altri primati. Anzi, alcune caratteristiche rendono l’uomo molto più simile ai mammiferi marini che non ai primati terrestri. Alcuni segni distintivi fondamentali di questa teoria sono la perdita del pelo cutaneo (i peli creano resistenza in acqua) o la capacità istintiva di nuotare (i bambini appena nati già sono in grado di nuotare). Inoltre l’uomo come la maggior parte dei mammiferi marini ha del grasso sottocutaneo per l’isolamento dall’acqua fredda e infine l’uomo in alcuni casi, riesce a controllare il respiro (alcuni sono in grado di trattenere il respiro fino a 20 minuti, più ogni altro animale terrestre).
Se queste teorie avessero un fondo di verità, potremmo supporre che negli abissi degli oceani ci sia una civiltà, più o meno complessa ed evoluta che ancora non si è palesata, e che probabilmente vuole restare lì sotto senza l’interferenza dell’uomo. Una piccola tessera per completare il puzzle sull’esistenza di questa straordinaria creatura potrebbe essere il ritrovamento di strani arnesi, delle lance per l’esattezza, molto particolari, fatti con un materiale a noi sconosciuto, ritrovate conficcate nella carne e a volte anche all’interno dello stomaco di alcuni squali che successivamente hanno ritrovato arenati sulle spiagge del Sud America. Che siano state proprio sirene e tritoni a scagliarle contro gli squali per difendersi? Non possiamo saperlo, ma il materiale e la forma davvero particolari di questi utensili accende una speranza.
Un altro evento particolarissimo che ha portato gli studiosi ad interrogarsi sulla veridicità delle leggende sulle sirene è lo strano rumore che nell’estate del 1997, il NOAA (Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica), con l’ausilio di un idrofono equatoriale, ha registrato più volte negli abissi dell’Oceano Pacifico. L’origine del suono, battezzato “The Bloop”, è come ammette il NOAA, di origine sconosciuta. Utilizzando un software audio, i ricercatori riuscirono ad isolare il suono di una creatura sconosciuta mescolata con i suoni delle balene e dei delfini. Dopo più accurate analisi, i ricercatori ebbero l’impressione che queste creature sconosciute comunicassero attraverso questo particolare suono, dall’impronta vocale molto simile a quella umana, con i mammiferi. Inoltre, dieci anni più tardi, il NOAA ha scoperto all’interno dell’apparato digerente di alcuni squali bianchi, che si erano spiaggiati sulle coste del Sud Africa, parte del cranio di una strana creatura, con una mano palmata quasi completa e un lungo osso tipo pinna-caudale. Esami successivi per di più, confermarono che il DNA della creatura era compatibile con quello umano: si tratta quindi di un essere molto simile ad un pesce ma con degli arti e un DNA del tutto simili a quelli di un uomo. Ma purtroppo, quasi contemporaneamente la polizia sudafricana confiscò tutto il materiale prima che potesse essere repertato e pubblicato. Chissà come mai si sia reso necessario confiscare tutto quel materiale così prezioso che avrebbe potuto segnare una svolta nella ricerca e nella scoperta di altre specie con intelligenza avanzata.
Personalmente trovo bellissima e poetica la possibilità che parte dell’umanità si sia evoluta negli abissi oceanici in perfetta simbiosi con il mondo naturale, senza stravolgerlo o rovinarlo e mi viene facile comprendere perché, se davvero esistono le sirene, si diano da fare per restare nascoste e non cadere nelle mani distruttrici e impietose dell’uomo.

 

Fonte per le foto: Pixabay, Wikipedia, Wikimedia

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