Nel mythos ufologico moderno, gli Men in Black sono figure misteriose che — vestiti di completo nero, cravatta nera, occhiali scuri, voce monocorde, automobili nere di modelli vintage — si presentano alle abitazioni di testimoni di avvistamenti UFO per intimidirli e ordinare loro di non parlare di ciò che hanno visto. Sono diventati negli anni Novanta personaggio cinematografico-pop (la saga Men in Black con Will Smith dal 1997), ma le loro radici sono molto più antiche e meno comiche.

Maury Island, 1947

Il primo caso documentato di "uomini in nero" risale al giugno 1947, due settimane prima del caso di Roswell. Il 21 giugno, il marinaio Harold Dahl e suo figlio sostenevano di aver visto sei "donut volanti" sopra Puget Sound, vicino a Maury Island, Washington. Uno dei dischi avrebbe perso frammenti metallici colando sul ponte. Il loro cane fu ucciso dai pezzi caldi, il figlio bruciato a un braccio.

Il giorno successivo, secondo la testimonianza di Dahl, un uomo "vestito di nero, in macchina nera del 1947" lo avvicinò al porto e gli intimò di tacere — minacciando ritorsioni "alla sua famiglia". È la prima descrizione documentata di un MIB. Dahl segnalò comunque l'incidente alla rivista Amazing Stories, il cui editor Ray Palmer commissionò un'indagine al ricercatore Kenneth Arnold (lo stesso autore degli avvistamenti di Mount Rainier che avevano coniato il termine "flying saucer").

Arnold trovò la testimonianza Dahl incoerente. Indagini successive dell'FBI (settembre 1947) accertarono che il caso era una truffa: i frammenti metallici erano scorie di fonderia ordinaria, Dahl aveva confessato di essersi inventato la storia per attirare attenzione su una "rivista di racconti fantastici" a cui collaborava. Tutto era una messa in scena. Anche il MIB.

Albert K. Bender, 1953

La figura paradigmatica nasce nel 1953. Albert K. Bender, fondatore della International Flying Saucer Bureau e direttore della rivista Space Review, chiuse improvvisamente l'organizzazione e sospese la pubblicazione. La sua spiegazione, comunicata agli abbonati: tre uomini vestiti di nero erano venuti a casa sua, gli avevano rivelato la "vera natura" degli UFO, e gli avevano intimato di non rivelarla, pena la sua incolumità.

Bender mantenne il silenzio fino al 1962, quando pubblicò Flying Saucers and the Three Men, libro in cui rivelava i dettagli di quella visita. La sua versione del 1962 era talmente fantasiosa (alieni dal pianeta Kazik, telepatia, viaggi mentali in Antartide) che fu accolta con scetticismo perfino dai colleghi ufologi. Probabilmente Bender soffriva di disturbi psichiatrici. La sua storia diventò però il modello stilistico di tutti i racconti MIB successivi: tre uomini, vestiti uguali, intimidazione, ordine di silenzio.

John Keel e la formalizzazione

Il giornalista John Alva Keel (1930-2009), nel suo classico The Mothman Prophecies (1975), formalizzò la figura del MIB nella forma in cui oggi è conosciuta. Keel raccontava di aver intervistato dozzine di testimoni che riferivano visite di uomini stranamente uniformi: stesso completo nero, occhi neri o coperti da occhiali, pelle pallida, voce piatta, comportamenti meccanici (chiedere bicchieri d'acqua e poi farsi notare che non sapevano come bere). Erano talvolta sospetti agenti governativi, talvolta esseri di natura più strana — non sempre del tutto umani.

La cultura ufologica adottò massicciamente la figura. Negli anni '80 il fumetto di Lowell Cunningham The Men in Black (Aircel Comics 1990) la rese pop. Nel 1997 il film di Barry Sonnenfeld con Will Smith e Tommy Lee Jones la rese mainstream — trasformandola però in commedia: i MIB erano agenti di un'agenzia segreta che lavorava con gli alieni, non contro i testimoni.

L'ipotesi banale

Cosa erano realmente i MIB delle testimonianze pre-cinematografiche? Le ipotesi serie sono tre:

  • Agenti governativi reali: alcuni casi degli anni '50-'60 sono compatibili con visite di agenti dell'AFOSI (Air Force Office of Special Investigations) o dell'FBI, che effettivamente indagavano avvistamenti UFO per verificarne natura militare. Il completo nero era il dress code formale dell'epoca. La conversazione fredda è caratteristica di interrogatori standard.
  • Esperienze allucinatorie: stati di paralisi del sonno, ipnagogia, condizioni post-traumatiche da forte stress. La paralisi del sonno produce frequentemente sensazioni di "intrusi nella stanza" e percezioni di figure scure. Decine di testimoni raccontano MIB visti al risveglio o in transizioni di sonno.
  • Confabulazione e contagio: dopo il caso Bender del 1953, le caratteristiche del "MIB tipico" diventarono parte del folklore ufologico, e ogni testimone che riferiva visite "strane" tendeva a uniformare il proprio racconto agli schemi consolidati. Effetto di "false memory" e contagio.

Eredità

Oggi gli MIB sono iconografia popolare. Le segnalazioni "serie" sono molto rare dopo il 2000 (il pubblico li percepisce come finzione cinematografica). Restano oggetto di studio per i folkloristi e gli storici della pseudoscienza: sono uno dei più riusciti casi di figura mitologica moderna autogeneratasi.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Nel novembre 2024 è uscito su The Folklore Quarterly uno studio statistico delle segnalazioni MIB nei database MUFON e NUFORC (1947-2023). Sono 1.847 casi catalogati. Il picco assoluto è tra il 1965 e il 1975 (62 % del totale). Dopo il film del 1997, le segnalazioni "serie" — non spirituali o ironiche — scendono dell'88 %. Il fenomeno MIB era una creatura della prima televisione e dei tabloid, non della post-modernità.

L'immagine di questo articolo è stata generata con un sistema di intelligenza artificiale. Non è una fotografia: ricostruisce il soggetto, non lo documenta. Il testo è redazionale.

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