Cleopatra VII Filopatore, ultima regina della dinastia tolemaica e ultimo faraone d'Egitto, morì il 12 agosto del 30 a.C. ad Alessandria. Plutarco scrisse, due secoli più tardi, che fu sepolta accanto al suo amante Marco Antonio in un mausoleo grandioso, "memorabile per dimensioni e bellezza". Quel mausoleo, con i suoi due occupanti regali, non è mai stato trovato.

Per duemila anni la tomba di Cleopatra è stata uno dei santi graal dell'archeologia mediterranea. Le coste di Alessandria sono sprofondate di otto metri nei secoli per subsidenza tettonica e innalzamento marino: gran parte del palazzo dei Tolomei, e probabilmente del mausoleo, ora giace sott'acqua nella baia. Le esplorazioni subacquee di Franck Goddio (anni 1990-2010) hanno mappato i quartieri reali sommersi senza identificare la tomba.

L'ipotesi Taposiris Magna

Nel 2005, l'archeologa Kathleen Martinez, originaria della Repubblica Dominicana e specializzata nella figura di Cleopatra, propone una tesi alternativa: la tomba non sarebbe ad Alessandria ma a Taposiris Magna, sito tolemaico a circa 50 km a ovest della città, dedicato al culto di Osiride e Iside. La sua argomentazione si fonda su due pilastri:

  1. Cleopatra si era identificata in vita con la dea Iside, e Marco Antonio con Osiride. Sarebbe coerente che si fossero fatti seppellire in un tempio dedicato proprio a quei numi.
  2. Sepolta ad Alessandria, la tomba sarebbe stata profanata da Ottaviano: troppo visibile, troppo accessibile. A Taposiris Magna, in un sito sacro fuori città, sarebbe stata al sicuro per secoli.

Dal 2005 Martinez ha condotto annualmente una campagna di scavo nel sito, in collaborazione con il Ministero delle Antichità egiziano. I primi vent'anni di lavori hanno restituito monete con il volto di Cleopatra, statue di Iside, una cobra in bronzo, ma non una camera sepolcrale reale.

La svolta del 2022: il tunnel del "miracolo geometrico"

Nel novembre 2022, il team di Martinez ha annunciato la scoperta più significativa: un tunnel scavato nella roccia, lungo 1.305 metri, alto due metri, posto a tredici metri di profondità sotto il tempio principale di Taposiris Magna. La struttura, definita dalla stessa scopritrice un "miracolo geometrico", è stata interpretata come un tratto di acquedotto sotterraneo paragonabile per ingegneria al tunnel di Eupalino di Samo (VI sec. a.C.).

Più rilevante: il tunnel scende verso il Mediterraneo. Poiché il livello del mare è cresciuto di metri dall'epoca tolemaica, una porzione del tunnel — e potenzialmente la sua destinazione finale — si trova ora sommersa. È esattamente lì, secondo Martinez, che si dovrebbe cercare la camera sepolcrale.

«Il tunnel ci ha portato all'acqua. Quello che cerchiamo è oltre l'acqua. Questa potrebbe essere la chiave di tutto.»Kathleen Martinez, intervista con il Cairo Antiquities Council, novembre 2022

Il dibattito tra archeologi

L'ipotesi Martinez resta minoritaria ma autorevole. Zahi Hawass, ex Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, è stato cauto ma non ostile. Numerosi specialisti del periodo tolemaico — tra cui Roger Bagnall (NYU) e Stephen Quirke (UCL) — hanno espresso scetticismo: i monumenti del culto isiaco sono molti in tutto l'Egitto, e identificare quello "giusto" senza prove dirette è arduo.

L'argomento più forte contro l'ipotesi è proprio l'assenza, dopo vent'anni di scavi, di iscrizioni che colleghino Taposiris alla coppia regale defunta. La svolta del 2022 ha spostato l'attenzione sulla parte sommersa, dove però gli scavi richiedono attrezzature subacquee specialistiche e mesi di preparazione.

L'ipotesi Alessandria persiste

Nel frattempo, una scuola di archeologi continua a sostenere che la tomba sia esattamente dove Plutarco l'ha collocata: nel quartiere reale di Alessandria, ora sott'acqua. La discrepanza tra le due ipotesi non è superficiale: rispecchia un dibattito metodologico più ampio sulla ricostruzione storica nella tarda antichità mediterranea.

Aggiornamento — 10 maggio 2026

Tra il 2023 e il 2025, la campagna di scavo a Taposiris Magna ha proseguito l'esplorazione del tunnel sommerso con un team subacqueo del Ministero egiziano e dell'Università di Alessandria. Sono stati portati alla luce frammenti di terracotta tolemaica e una piccola sfinge in granito, ma nessuna camera sepolcrale identificata. Martinez sostiene che la fase più promettente sia ancora davanti: sotto il livello dell'acqua, in una porzione del tunnel non ancora esplorata. La verità, eventualmente, ci aspetta a tredici metri di profondità nel calcare egiziano.

Condividi