Il 25 marzo 1938, alle 22:30, dal vapore Tirrenia diretto da Palermo a Napoli, un uomo di trentun anni con una piccola valigia e un passaporto in regola scende lungo le scale di servizio e non viene più visto. Sul piroscafo aveva pernottato. Dovrebbe arrivare a Napoli alle 5:45 del mattino. Sparisce nel buio del Tirreno.
L'uomo si chiama Ettore Majorana. Ha pubblicato nove articoli scientifici in undici anni — pochi, ma di una densità che Enrico Fermi paragonava a quella di Galileo e Newton. Lavora come professore di fisica teorica all'Università di Napoli da quattro mesi. Era stato l'enfant prodige dei ragazzi di via Panisperna, il gruppo di Fermi a Roma. E sta scomparendo.
Il genio difficile
Majorana è nato a Catania nel 1906, quarto di cinque figli di una famiglia siciliana benestante e intellettualmente notevole. A undici anni risolveva problemi di algebra in pochi secondi a mente. Si iscrive a ingegneria, poi nel 1928 passa a fisica per stare vicino a Fermi. Edoardo Amaldi, suo coetaneo nel gruppo, raccontava di Majorana che entrava in dipartimento, ascoltava in silenzio una discussione tra colleghi che da settimane non venivano a capo di un problema, prendeva carta e penna, scriveva la soluzione in due minuti, poi gettava il foglio nel cestino.
Dal 1933 al 1936, dopo un soggiorno a Lipsia con Heisenberg, Majorana sparisce dal mondo accademico — si chiude in casa, esce di rado, smette di pubblicare. Quando torna in attività, è per un articolo profetico: nel 1937 pubblica Teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone, in cui ipotizza l'esistenza di particelle che siano antiparticelle di sé stesse — i futuri fermioni di Majorana, oggetto di intensa ricerca della fisica della materia condensata di oggi.
La sparizione
Il 22 marzo 1938, Majorana ritira dalla banca tutti i suoi risparmi (circa 100.000 lire dell'epoca, una somma considerevole). Il 25 marzo lascia un biglietto al direttore dell'istituto di fisica di Napoli, Antonio Carrelli:
«Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non v'è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Per questo ti prego di perdonarmi anche, soprattutto, di aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo istituto […].»Lettera di Majorana a Carrelli, 25 marzo 1938
Il giorno dopo, dall'albergo di Palermo, manda un secondo telegramma: «Spero che il telegramma e una lettera ti siano giunti contemporaneamente. Il mare mi ha rifiutato e tornerò domani all'Hotel Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio.» Poi sale sul piroscafo per Napoli. Non arriva mai.
Le ipotesi
Cinque scenari hanno dominato per ottant'anni il dibattito:
- Suicidio in mare: gettatosi dal Tirrenia. Lo suggeriva la lettera, e la conoscenza personale che Fermi ne aveva. Ma nessun corpo fu mai recuperato, e Majorana aveva ritirato denaro e prenotato hotel — comportamento atipico per chi vuole morire.
- Ritiro in convento: in Calabria, sotto false generalità. Diverse segnalazioni dagli anni '40 lo collocano in monasteri certosini.
- Emigrazione in Sud America: una serie di testimonianze (riprese dal RIS Carabinieri tra 2008 e 2011) lo identifica con un misterioso italiano avvistato a Buenos Aires e Caracas tra gli anni '50 e '70.
- Fuga politica: cosciente del potenziale militare della fisica nucleare nell'imminente guerra, Majorana si sarebbe ritirato per non contribuire allo sviluppo di armi atomiche. È l'ipotesi che Leonardo Sciascia abbraccia nel suo celebre saggio del 1975.
- Omicidio: vittima di servizi segreti tedeschi o italiani interessati alle sue conoscenze. L'ipotesi è la più speculativa e priva di prove dirette.
Le tracce sudamericane
Nel 2008, il programma Chi l'ha visto? ricevette segnalazioni di un anziano italiano, riservatissimo, intervistato in Venezuela da un cittadino italiano emigrato, che mostrava una fotografia della propria vecchia auto. Sul muso dell'auto erano visibili dei calcoli matematici complessi a gesso. Il RIS di Roma analizzò un fotogramma e nel marzo 2015 il Procura di Roma archiviò ufficialmente il caso, scrivendo: «Ettore Majorana è vissuto in Venezuela tra il 1955 e il 1959.» Mai trovato un corpo, ma sufficiente per chiudere l'archiviazione del fascicolo.
La conclusione è plausibile ma non definitiva: testimonianza visiva, somiglianza fotografica, alcuni gesti coerenti. Manca però una prova diretta (DNA, dichiarazione del Majorana stesso). Il dibattito accademico resta aperto.
I fermioni di Majorana — le particelle che lui aveva teorizzato nel 1937 — sono diventati nel 2020-2025 uno dei temi più caldi della fisica sperimentale. Microsoft (con il chip Majorana 1 annunciato nel febbraio 2025) e diverse università hanno sviluppato qubit topologici basati proprio sulle particelle di Majorana, candidati a stabilizzare i futuri computer quantistici. Il fisico siciliano che fuggì dal mondo nel 1938 ha lasciato un'eredità che, a quasi un secolo di distanza, sta riscrivendo il calcolo. La sua sparizione rimane uno dei misteri irrisolti del Novecento.