Nel 1885, una piccola tipografia di Lynchburg, Virginia, pubblicò un opuscolo di 23 pagine intitolato The Beale Papers. Vi si raccontava una storia inverosimile: tra il 1819 e il 1822, un certo Thomas Jefferson Beale, esploratore-cercatore d'oro, aveva sepolto in una località segreta della contea di Bedford, Virginia, un tesoro di oro, argento e gioielli del valore di 43 milioni di dollari di oggi (al 2025). Aveva codificato la posizione, il contenuto, e i nomi degli eredi in tre cifrari numerici. Aveva consegnato i cifrari, sigillati in una scatola, a un albergatore di Lynchburg, Robert Morriss, con istruzioni di aprirli dopo 10 anni se non fosse tornato. Non tornò. Per oltre 145 anni, decine di criptanalisti, esperti e appassionati hanno tentato di decifrare i tre cifrari. Solo uno è stato decifrato — e quello non dice dove sia il tesoro.

I tre cifrari

I tre documenti contengono sequenze di numeri:

  • Cifrario n. 1 (la posizione del tesoro): 520 numeri. Indecifrato.
  • Cifrario n. 2 (il contenuto del tesoro): 763 numeri. Decifrato nel 1885 dall'editore stesso dell'opuscolo.
  • Cifrario n. 3 (i nomi degli eredi): 618 numeri. Indecifrato.

Il cifrario n. 2 è risultato essere un cifrario a libro: ogni numero corrisponde alla parola del testo della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (1776), specificamente la sua prima lettera. Numerando le parole del documento di Jefferson (1, 2, 3, ...), il numero 27 indica la 27ª parola; la prima lettera di quella parola è "I"; e così via. Decifrando i 763 numeri, si ottiene:

«Ho depositato nella contea di Bedford, a circa quattro miglia da Buford, in una caverna che ho costruito, oro, argento e gioielli per un peso totale di [...]. Il deposito è ben protetto contro l'umidità.»Beale Papers, Cifrario n. 2 (decifrato)

Segue l'elenco dei beni: oltre 1.000 kg di oro, 1.800 kg di argento, gioielli per circa 13.000 dollari del 1822 (oggi vari milioni).

Il problema

Sapendo che il cifrario n. 2 usa la Dichiarazione di Indipendenza, è naturale pensare che il n. 1 (la posizione) e il n. 3 (gli eredi) usino lo stesso testo o testi simili. Ma non funzionano. Centinaia di criptanalisti hanno provato la Dichiarazione, la Costituzione, il Magna Carta, la Bibbia di re Giacomo, opere di Shakespeare, vari documenti storici dell'epoca di Beale. Niente.

Le ipotesi correnti:

  1. I cifrari n. 1 e n. 3 sono basati su un altro testo che Beale possedeva — forse una versione manoscritta di un'opera letteraria sua, ora perduta.
  2. I cifrari n. 1 e n. 3 sono basati su un cifrario polialfabetico più complesso, di cui il libro fornisce solo un primo livello di decodifica.
  3. I cifrari n. 1 e n. 3 sono semplici sequenze di numeri casuali — non contengono informazione. La storia di Beale e del suo tesoro sarebbe una bufala letteraria.

Beale è mai esistito?

Le indagini storiche su Thomas Jefferson Beale sono inconcludenti. Esistono persone con nome simile nei registri della Virginia dell'epoca, ma nessuna è stata legata in modo convincente alle attività descritte. Robert Morriss, l'albergatore custode, è invece documentato come reale (gestiva la Washington Hotel di Lynchburg negli anni 1820-1860).

L'analisi linguistica dell'opuscolo del 1885, condotta dal criptanalista Carl Hammer negli anni '70 e da Jim Gillogly negli anni '80, ha mostrato che lo stile di scrittura del "vero" Beale (citato indirettamente nell'opuscolo) e quello dell'autore anonimo dell'opuscolo sono sospettosamente simili. Suggerisce che Beale sia stato inventato dall'autore dell'opuscolo del 1885 per creare interesse intorno a un cifrario senza significato.

L'analisi statistica

L'argomento più forte contro l'autenticità è statistico. Il cifrario n. 1, se trattato come testo cifrato vero, dovrebbe rivelare nelle sue statistiche di frequenza certe caratteristiche delle lingue naturali (in inglese: la "e" è la più comune, seguita da "t", "a", "o", ecc.). Le analisi di Gillogly (1980) e di Charles Nichols (2010) mostrano che le frequenze del cifrario n. 1 non assomigliano a nessuna lingua naturale conosciuta, anche se si assumono cifrari complessi. Sembra una sequenza di numeri casuali. Suggerisce — di nuovo — che il cifrario n. 1 non contenga messaggio.

La caccia al tesoro

Nonostante tutto, ogni anno centinaia di "cercatori di Beale" arrivano nella contea di Bedford, Virginia, per scavare in luoghi sospetti. Il Beale Treasure Hunters' Association è gruppo organizzato. Vari "ritrovamenti" sono stati annunciati nel corso del Novecento, tutti rivelati falsi o errati. Il tesoro — se esiste — è ancora là.

Le autorità della contea di Bedford hanno regolato gli scavi: oggi è proibito scavare senza permesso speciale, e tutte le scoperte devono essere segnalate. Il tesoro di Beale è diventato attrazione folklorica locale, parte del DNA culturale della contea.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Nel 2023 un'analisi computazionale del cifrario n. 1 effettuata con tecniche di machine learning all'Università del Maryland ha confermato che le proprietà statistiche del testo sono "indistinguibili da una sequenza pseudo-casuale". Per i ricercatori, è la prova più solida che i cifrari n. 1 e n. 3 siano stati fabbricati senza messaggio nascosto. La leggenda persiste.

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