Sulla pampa di Nazca, nel deserto peruviano costiero a 400 km a sud di Lima, tracciate sul terreno di pietruzze rossastre scoperte sotto la sabbia chiara, esistono oltre 800 figure visibili dall'alto: linee dritte lunghe fino a 18 km, trapezi, spirali, e soprattutto 70 grandi figure animali — il colibrì, la scimmia, il condor, il ragno, l'orca, il pellicano. Sono i celebri geoglifi di Nazca, opera della cultura preincaica omonima fra il 200 a.C. e il 600 d.C. circa.

Furono notati dall'aria per la prima volta nel 1927, quando il pilota peruviano Toribio Mejía Xesspe sorvolò la regione e li riconobbe. La loro fama mondiale arrivò nel 1968 quando lo svizzero Erich von Däniken nel best-seller Carri degli dèi li propose come piste d'atterraggio per astronavi extraterrestri.

La tecnica

Le figure furono ottenute con tecnica geometricamente semplice ma di esecuzione monumentale. Lo strato superficiale del suolo nazcano è composto da pietre brunite dall'ossidazione ferromanganesica accumulata in millenni di esposizione solare; sotto, c'è sabbia argillosa giallastra. Spostando le pietre scure, si scoprivano fasce chiare, e l'umidità tipica del Pacifico sudamericano fissava il contrasto. L'estrema aridità della pampa (10 mm di pioggia/anno) ha conservato l'opera per duemila anni.

Il rilievo geometrico fu probabilmente eseguito con tecniche elementari di triangolazione: corde, pali, punti di riferimento. Le grandi figure furono ottenute tracciando prima la sagoma su un modello piccolo, poi proporzionalmente ingrandita. Sono state ritrovate sui margini di alcune figure pietre disposte regolarmente che servivano probabilmente da riferimenti di pianificazione.

Maria Reiche e la teoria astronomica

La studiosa tedesca Maria Reiche (1903-1998) dedicò sessant'anni allo studio dei geoglifi. Vivendo in una piccola casa al margine della pampa, li mappò sistematicamente e propose una teoria — i geoglifi sarebbero un colossale calendario astronomico, in cui linee specifiche puntano a punti di levata o tramonto del sole, della luna o di stelle particolari nei giorni-chiave dell'anno agricolo. La sua opera Mystery on the Desert (1949 e successivi) è ancora classica.

Studi astronomici computazionali successivi (Aveni e Urton, anni '80, e di recente Lasaponara-Masini 2014 con dati satellitari) hanno mostrato che la teoria astronomica funziona solo parzialmente: alcune linee corrispondono ad allineamenti astronomicamente significativi, ma molte altre no. Una connessione astronomica sistematica unica non regge.

Cahuachi e l'ipotesi cerimoniale

Cinquanta chilometri a sud di Nazca si trova Cahuachi, il più grande centro cerimoniale nazcano, scavato dal 1984 dall'archeologo italiano Giuseppe Orefici. Le scoperte di Cahuachi hanno rivoluzionato l'interpretazione dei geoglifi: la teoria cerimoniale-religiosa è oggi consenso accademico.

Secondo questa lettura, i geoglifi sarebbero stati percorsi processionali. Le linee — molte delle quali partono da Cahuachi o si dirigono verso fonti d'acqua, montagne sacre, sistemi di acquedotti sotterranei (i famosi puquios) — avrebbero servito riti di pellegrinaggio e di invocazione della pioggia, in una zona desertica dove l'acqua era questione di sopravvivenza. Le figure di animali rappresentano divinità o spiriti tutelari della pioggia e della fertilità. La visibilità dall'alto, paradossalmente, non era essenziale: il senso era essere a percorrerle, non vederle.

La fantarcheologia di von Däniken

L'interpretazione "piste d'atterraggio aliene" di von Däniken non regge a nessun esame elementare. Le presunte "piste" sono superficiali (i geoglifi sono solo strati di pietra spostata, non terreno preparato), troppo strette o troppo larghe per qualsiasi aeromobile noto, e — soprattutto — non hanno alcun bisogno di una spiegazione extraterrestre dato che la cultura nazcana è ampiamente documentata archeologicamente, con cimiteri, abitazioni, ceramiche, tessuti, mummie.

La tesi di von Däniken si basa sull'assunto razzista implicito che popolazioni "indigene" non potessero realizzare opere monumentali. È esattamente l'opposto: i nazcani, con corde, pali e pianificazione, le hanno realizzate. È difficile, ma non richiede astronavi.

Minacce attuali

Le linee sono fragili. Camionisti, motociclisti, fotografi sconsiderati hanno danneggiato vari geoglifi negli ultimi decenni. Nel 2014 attivisti di Greenpeace, scrivendo uno striscione vicino al "colibrì", hanno lasciato impronte permanenti che il governo peruviano ha contestato in via giudiziaria. Il sito è UNESCO Patrimonio dell'Umanità dal 1994 e oggi è sorvegliato con droni.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Tra il 2022 e il 2025 il Nazca Lines AI Survey (Università di Yamagata in collaborazione con IBM Research) ha utilizzato deep learning su immagini aeree ad altissima risoluzione per identificare 303 nuovi geoglifi precedentemente sconosciuti, principalmente figure di piccole dimensioni risalenti al periodo Paracas tardo (200-100 a.C.) — più antichi della cultura Nazca, ridefiniscono la cronologia delle tecniche. Le pubblicazioni sono uscite a febbraio 2025 sul Journal of Archaeological Science.

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