La Gioconda — in italiano, oppure Mona Lisa in francese — è il dipinto più celebre del mondo. Olio su tavola di pioppo di 77 × 53 cm, opera di Leonardo da Vinci, eseguita tra il 1503 e il 1519 (i lavori si protrassero per oltre sedici anni, con interventi successivi). È custodita al Louvre di Parigi dal 1804 — esposta dietro tre lastre di vetro antiproiettile e in una camera climatizzata, sorvegliata 24 ore su 24. Riceve in media 30.000 visitatori al giorno. La sua aura è tale che persino chi non la conosce ne riconosce immediatamente il volto. Dietro la sua celebrità, vi sono diversi misteri ancora aperti.

Chi è la donna?

L'identità della modella è stata oggetto di dibattito per cinque secoli. La risposta canonica è oggi consolidata: si tratta di Lisa Gherardini del Giocondo, fiorentina, sposa del mercante Francesco del Giocondo. La fonte primaria è una nota a margine di un manoscritto di Cicerone scritta nel 1503 dal segretario fiorentino Agostino Vespucci, che afferma esplicitamente che Leonardo stava lavorando "alla testa di Lisa del Giocondo". La datazione (1503) coincide con l'avvio del dipinto.

Giorgio Vasari, nel Le vite (1550), conferma l'identificazione: «Leonardo dipinse Mona Lisa, sua moglie, e con grandissima diligenza la finì». Il termine "Mona" è l'antico fiorentino per "Madonna" (signora), e Lisa Gherardini era la moglie di Giocondo — da cui il nome italiano "Gioconda".

Tuttavia, varie altre identificazioni sono state proposte storicamente:

  • Isabella d'Este, marchesa di Mantova
  • Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro
  • Pacifica Brandano, amante di Giuliano de' Medici
  • Costanza d'Avalos, duchessa di Francavilla
  • L'autoritratto femminilizzato di Leonardo stesso (ipotesi degli anni '80, sostenuta da Lillian Schwartz)
  • Un giovane uomo, identificato con Gian Giacomo Caprotti detto Salaì, allievo di Leonardo (ipotesi recente)

Le evidenze documentarie favoriscono però Lisa Gherardini.

Il sorriso

Il sorriso enigmatico della Gioconda è uno degli elementi più discussi della storia dell'arte. Si tratta di un sorriso a "bocca chiusa", asimmetrico, che pare cambiare a seconda di dove l'osservatore guardi: diretto, sembra appena accennato; periferico (guardando intorno agli occhi), sembra più ampio.

Il professor Margaret Livingstone (Harvard Medical School, Department of Neurobiology) ha pubblicato nel 2000 sul Science uno studio innovativo. La sua spiegazione è neurologica: il sorriso della Gioconda è ambiguo perché Leonardo lo ha dipinto in zone di bassa frequenza spaziale che il nostro sistema visivo periferico — quello specializzato in luminosità — coglie meglio del nostro sistema visivo foveale — quello specializzato in dettaglio. Guardando di lato, il "sorriso periferico" è più pronunciato. Guardando diretti, sparisce. Il fenomeno è oggi chiamato "Livingstone effect".

Tecnicamente, il sorriso è ottenuto attraverso lo sfumato — la tecnica leonardiana di transizioni tonali estremamente graduali, costituita da una decina di strati di olio sovrapposti (ogni strato spesso pochi micrometri), che producono ambiguità ottica programmata.

I restauri e le indagini scientifiche

La Gioconda è stata oggetto di numerose indagini scientifiche:

  • Radiografia (1949, 1976): rivelano sotto la superficie diverse fasi di lavorazione e una preparazione del fondo originariamente più chiara.
  • Riflettografia infrarossa: mostra il disegno preparatorio.
  • Imaging multispettrale (Pascal Cotte, 2004-2017): l'analisi più approfondita mai effettuata. Cotte ha proposto, nel 2015, l'esistenza sotto la Gioconda di una "prima Gioconda" — una versione precedente con volto leggermente diverso, dipinta sotto. Le sue proposte sono state contestate da altri esperti (Vincent Delieuvin, Louvre) come sovra-interpretazione di dati ambigui.
  • Analisi LED (2010): documenta lo stato di conservazione della superficie.

Il furto del 1911

Il 21 agosto 1911, un imbianchino italiano di nome Vincenzo Peruggia, che lavorava al Louvre, rubò la Gioconda nascondendola sotto la giacca. La nascose per due anni a Parigi, sotto il letto, e nel novembre 1913 cercò di venderla a Firenze a un antiquario di nome Alfredo Geri. Geri lo denunciò. Peruggia fu arrestato, processato, condannato a 14 mesi (poi ridotti). Il dipinto rientrò al Louvre.

Peruggia non agì per soldi: sosteneva motivazioni patriottiche, di voler restituire all'Italia un'opera "rubata da Napoleone" (in realtà la Gioconda era stata venduta a Francesco I di Francia direttamente da Leonardo, nel 1518, e portata in Francia dallo stesso pittore). Il furto del 1911, comunque, fece passare la Gioconda da "celebre" a "il dipinto più famoso del mondo". L'assenza durò 27 mesi, durante i quali ogni giornale europeo scriveva di lei. Quando tornò, era diventata icona globale.

Lo stato di conservazione

La Gioconda è oggi in stato di conservazione delicato. La tavola di pioppo, naturalmente, si curva nel tempo; il pannello presenta una sottile fessura verticale in alto. La superficie è coperta da uno strato di vernice gialliato dei secoli — i restauratori non l'hanno rimosso, ritenendo il rischio troppo alto. La Gioconda originale, dietro la patina, è probabilmente più chiara e luminosa di come la vediamo oggi.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Nel 2024 la Sala degli Stati del Louvre è stata ristrutturata per accogliere meglio i visitatori. La Gioconda è ora esposta in una nicchia dedicata, con illuminazione LED controllata, in un'atmosfera meno affollata. Nuove analisi spettrali condotte da CNRS-Sorbonne hanno confermato che lo strato pittorico originale è di buona conservazione, e hanno identificato pigmenti di lazurite (azzurro), realgar (rosso), e una piccola quantità di ocre rare provenienti dalla Toscana. Lisa Gherardini, dopo cinque secoli, continua a sorridere.

L'immagine di questo articolo è stata generata con un sistema di intelligenza artificiale. Non è una fotografia: ricostruisce il soggetto, non lo documenta. Il testo è redazionale.

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