Il Kraken è — nella mitologia nordica e nei racconti dei pescatori scandinavi tra il XII e il XIX secolo — un mostro marino di dimensioni titaniche, capace di emergere dagli abissi del Mare di Norvegia per attaccare e affondare navi intere. Lungo "un miglio o due", con tentacoli "lunghi come alberi delle navi", capace di creare gorghi tali da inghiottire bastimenti. Nei vecchi atlanti era spesso disegnato attaccato a una nave veliera che fa naufragio.
Per secoli fu considerato pura fantasia. Poi, gradualmente, dalla fine dell'Ottocento, gli scienziati cominciarono a recuperare e identificare i corpi spiaggiati o pescati di calamari giganti e calamari colossali reali — animali abbastanza grandi e abbastanza spaventosi da giustificare quasi tutte le caratteristiche del Kraken leggendario.
Le fonti antiche
La parola kraken deriva dal norreno antico krake ("creatura malata, deforme"), usato per indicare una creatura mostruosa. Le prime descrizioni testuali risalgono al XII-XIII secolo, in particolare nella saga islandese Örvar-Oddr e nella Konungs skuggsjá ("Lo Specchio del Re", trattato norvegese del 1250 circa). La descrizione si stabilizza nel Cinquecento con le opere del cartografo svedese Olaus Magnus (Carta Marina, 1539) e diventa scientificamente formalizzata nel 1752 dal vescovo norvegese Erik Pontoppidan nella Natural History of Norway.
Pontoppidan descriveva il Kraken come un polipo marino enorme, di forma circolare, di diametro di "un miglio e mezzo svedese", che galleggiava sulla superficie facendosi confondere per una piccola isola — i marinai vi sbarcavano e venivano poi attaccati. Quando immergeva, creava gorghi che inghiottivano navi. Pontoppidan ne riteneva l'esistenza certa, basandosi su decine di testimonianze di pescatori del Mare di Norvegia.
Linneo stesso, nella decima edizione del Systema Naturae (1758), classificò il Kraken come Sepia microcosmus. Lo eliminò però nelle edizioni successive di fronte allo scetticismo della comunità scientifica.
I calamari giganti
Il Architeuthis dux, il calamaro gigante, fu formalmente descritto come specie dal naturalista danese Japetus Steenstrup nel 1857, sulla base di becchi e tentacoli rinvenuti su spiagge norvegesi. Le caratteristiche dell'animale, oggi documentate:
- Lunghezza totale: fino a 13 metri (esemplari femminili più grandi dei maschi)
- Peso: 250-300 kg
- Occhi: i più grandi del regno animale, fino a 27 cm di diametro
- Habitat: oceani profondi (300-1.000 m), in tutto il mondo
- Alimentazione: pesci, calamari più piccoli
- Predatore principale: il capodoglio (Physeter macrocephalus), che ne porta cicatrici di tentacoli sulla pelle
L'Mesonychoteuthis hamiltoni, il calamaro colossale, è ancora più grande in massa (può superare i 500 kg, anche se in lunghezza totale è leggermente più corto del calamaro gigante). Vive nelle acque sub-antartiche. I suoi tentacoli portano uncini rotanti — armi anatomiche temibili. È il più grande invertebrato vivente.
Le prime osservazioni dirette
Per oltre 150 anni dal riconoscimento formale, nessun essere umano aveva mai osservato un calamaro gigante vivo nel suo habitat naturale. Tutti gli esemplari conosciuti erano cadaveri spiaggiati o catturati in reti da pesca.
Nel 2004, il biologo marino giapponese Tsunemi Kubodera riuscì per la prima volta a fotografare un Architeuthis nuotante a 900 metri di profondità, al largo delle Isole Ogasawara (Giappone). Le immagini, pubblicate nel 2005 sui Proceedings of the Royal Society B, mostravano un esemplare lungo 8 metri che attaccava un'esca calata dalla nave.
Nel 2012, una nuova spedizione di Kubodera, in collaborazione con NHK e Discovery Channel, filmò per la prima volta un calamaro gigante vivo e in movimento nelle profondità, a 630 metri al largo delle Bonin Islands. Il video di tre minuti, trasmesso a livello mondiale, mostrava un Architeuthis di 3 metri di lunghezza (esemplare giovane), perfettamente coerente con la specie ma molto più piccolo dei "Kraken" leggendari.
Quanto è grande il più grande?
L'esemplare più grande di Architeuthis mai misurato accuratamente è quello recuperato in Nuova Zelanda nel 1880 (descritto da Verrill nel 1882): lunghezza totale 18 metri, di cui circa 5 di corpo (mantello) e 13 di tentacoli. Esemplari maggiori sono stati riferiti a vista da equipaggi di navi (fino a 22-25 metri) ma mai documentati con misurazioni accurate.
Per il Mesonychoteuthis, gli esemplari documentati arrivano a 14 metri di lunghezza totale e oltre 500 kg di peso (catturato a Ross Sea da una nave neozelandese nel 2007). È plausibile l'esistenza di esemplari fino a 18-20 metri.
Nessuna delle due specie raggiunge il "miglio" delle leggende. Ma esemplari di 18-20 metri in mare di notte, visti dall'altezza di una nave veliera del Cinquecento, dovrebbero apparire impressionanti — e i tentacoli che si arrampicano sui ponti potrebbero aver dato origine ai "tentacoli lunghi come alberi" dei racconti.
Spiegazione del mito
Il consenso scientifico oggi è che il mito del Kraken sia esagerazione folklorica di incontri reali con calamari giganti. I gorghi associati al Kraken corrispondono ai moti di marea forti del Mare di Norvegia (in particolare il celebre Maelstrom presso le isole Lofoten, che effettivamente esiste e può inghiottire piccole imbarcazioni). L'identificazione "isola fittizia che si dissolve" è probabilmente stata estrapolazione di osservazioni di banchi di pesce o di gas dal fondale.
Nel 2024 il programma OceanX ha lanciato la spedizione "Mission Kraken" nel Mare di Cortez, riuscendo a riprendere per la prima volta in 4K il comportamento sociale di tre Architeuthis adulti durante un comportamento di corteggiamento — il primo video di interazione sociale tra calamari giganti mai registrato. La pubblicazione è attesa su Nature Ecology & Evolution per il 2026.