La Piramide di Cheope — più precisamente, di Khufu, secondo la sua trascrizione egittologica — è la più grande delle tre piramidi della necropoli di Giza, sull'altopiano roccioso a 9 km a ovest del Cairo. Costruita attorno al 2580-2560 a.C. durante la IV dinastia dell'Antico Regno, è alta originariamente 146,7 metri (oggi 138,8, per la perdita del cuspide e del rivestimento esterno) e fu l'edificio più alto del mondo per quasi 3.800 anni — superata solo nel 1311 d.C. dalla guglia della cattedrale di Lincoln. Pesa stimati 6 milioni di tonnellate, su una base quadrata di 230 metri di lato.

È, di tutte le sette meraviglie del mondo antico, l'unica ancora in piedi.

Il faraone Khufu

Khufu fu il secondo faraone della IV dinastia, succeduto al padre Snefru (costruttore delle piramidi a gradoni di Meidum, Dahshur e della "rossa"). Della sua persona sappiamo poco con certezza: regnò probabilmente circa 23 anni (secondo il Papiro di Torino), e la sua unica statuetta sicuramente identificata è una piccola figurina d'avorio di 7,5 cm conservata al Museo del Cairo. Ironicamente, il monumento più colossale dell'antichità raffigura il suo committente in una statuina che si appoggia sul palmo di una mano.

Le fonti greche tarde — Erodoto soprattutto (V secolo a.C.) — descrivono Khufu come tiranno crudele che impiegò 100.000 schiavi per costruire la piramide. È un giudizio retroattivo, di duemila anni dopo, e oggi gli archeologi lo considerano in larga parte falso.

Chi la costruì

Dagli anni '90, gli scavi del villaggio operaio identificato presso la piramide dall'archeologo americano Mark Lehner (concessioni AERA — Ancient Egypt Research Associates) hanno completamente ridisegnato l'immagine del cantiere. Il villaggio operaio di Giza ospitava circa 20.000-25.000 lavoratori al picco, organizzati in squadre con nomi specifici (la "squadra degli amici di Khufu", la "squadra dei vigili di Khufu", documentate in graffiti sulle pareti delle camere di scarico). Mangiavano carne (almeno un manzo macellato al giorno per squadra di 40 uomini — tracce di milioni di ossa identificate), pane in abbondanza, birra. Avevano cure mediche organizzate (scheletri ritrovati con segni di fratture rimarginate e operazioni chirurgiche).

Non erano schiavi. Erano probabilmente lavoratori reclutati per turni stagionali (nei mesi della piena del Nilo, quando l'agricoltura era ferma) da tutto l'Egitto, in un sistema di corvée gestito dall'amministrazione faraonica. Era prestigio essere parte di un cantiere reale.

Tecniche

I 2,3 milioni di blocchi di calcare (peso medio 2,5 tonnellate ciascuno; i blocchi maggiori della Camera del Re, in granito di Assuan, raggiungono 80 tonnellate) furono estratti, trasportati e posati con tecniche che oggi conosciamo con notevole precisione:

  1. Estrazione: cave locali di calcare (a 300 m dalla piramide) per il grosso della struttura; cave di granito ad Assuan, 900 km a sud, per i blocchi delle camere interne. Tagliati con cunei di legno bagnato (espansione) e scalpelli di rame.
  2. Trasporto su Nilo: i blocchi di granito assuanesi venivano trasportati in piena del Nilo su chiatte. Nel 2013 archeologi diretti da Pierre Tallet hanno ritrovato a Wadi al-Jarf, sul Mar Rosso, il Papiro di Merer — diario di un funzionario contemporaneo di Khufu — che descrive in dettaglio il trasporto di blocchi calcarei da Tura alla piramide attraverso un canale appositamente costruito. È la prima testimonianza scritta del cantiere.
  3. Trasporto a terra: slitte di legno trainate da uomini, su sentieri lubrificati con acqua e fango (riduce attrito del 50 %, come dimostrato sperimentalmente).
  4. Sollevamento: dibattuto. Ipotesi della rampa lineare frontale (Lehner, semplice ma richiederebbe quantità di terra impossibili), rampa avvolgente esterna (Hawass), e rampa interna a spirale (Houdin, 2007, ancora in verifica con muografia).

Le camere interne

La piramide contiene tre camere principali e una serie di condotti:

  • Camera sotterranea: incompiuta, scavata nella roccia sotto la piramide
  • Camera della Regina: intermedia, a 21 metri di altezza, probabilmente mai usata come tomba
  • Camera del Re: la principale, contenente un sarcofago di granito vuoto, a 43 metri di altezza, sovrastata da cinque "camere di scarico" che distribuiscono il peso del soprastante

Tra il 2015 e il 2017 il progetto internazionale ScanPyramids, sotto direzione franco-egiziana, ha utilizzato muografia (rilevamento di muoni cosmici per "vedere" attraverso la pietra) e termografia infrarossa per identificare anomalie all'interno. Sono stati identificati due grandi spazi vuoti finora sconosciuti: il "Big Void", una cavità di circa 30 metri di lunghezza sopra la Grande Galleria, e una più piccola dietro la faccia nord. Il loro scopo è ancora dibattuto — potrebbero essere camere di scarico architettoniche o ambienti rituali. La pubblicazione su Nature nel 2017 è stata una delle scoperte archeologiche più importanti del XXI secolo.

Le ipotesi alternative

Le proposte "fantarcheologiche" — costruzione da extraterrestri (von Däniken), datazione pre-diluviana (Hancock), uso come amplificatore di energia cosmica — sono incompatibili con tutto ciò che è documentato: graffiti operai datati, papiri amministrativi del cantiere, evoluzione architettonica delle piramidi delle dinastie precedenti (la IV dinastia sviluppa tecnicamente le piramidi di Snefru), tecniche operative documentate. La piramide di Cheope è stata costruita da egiziani della IV dinastia. Il "come" è ricostruito con dettaglio crescente; il "perché" — un monumento funerario di scala cosmica per un faraone che si identificava con Ra — è chiaro almeno dal Medio Regno.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Nel marzo 2023 ScanPyramids ha confermato con muografia di seconda generazione la presenza del Big Void e ne ha specificato dimensioni (30 m di lunghezza × 6 m di altezza). Una piccola "endoscopia" attraverso un foro di 6 cm praticato da una squadra giapponese a settembre 2023 ha rivelato un corridoio vuoto, intonacato, con tracce di lavorazione antica — il primo nuovo ambiente scoperto nella piramide dal Medioevo. La pubblicazione è uscita su Nature Communications a febbraio 2024.

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