Il 19 novembre 1703, alle dieci di sera, nella Bastiglia di Parigi, si spegne in cella un detenuto registrato sui libri della prigione con il nome di Marchioli o Marchialy. Dietro quel nome inventato c'era un uomo che da trentaquattro anni vagava di fortezza in fortezza, sempre accompagnato dal medesimo carceriere e sempre con il volto coperto. La leggenda lo chiamerà presto l'uomo con la maschera di ferro — uno dei misteri più persistenti del Grand Siècle.

Tre secoli di indagini, romanzi e ricerche archivistiche hanno offerto risposte parziali. La più solida, sostenuta dall'analisi della corrispondenza ministeriale conservata negli Archives Nationales, identifica il prigioniero in Eustache Dauger — un nome che da solo basta poco e che apre, anziché chiudere, un altro tipo di mistero.

I fatti documentati

Il prigioniero compare per la prima volta nei documenti nel luglio 1669. Una lettera di Louvois, ministro della Guerra di Luigi XIV, ordina a Bénigne d'Auvergne de Saint-Mars, governatore della prigione di Pinerolo, di accogliere un detenuto chiamato Eustache Dauger:

«Vi è necessario soltanto preparargli una camera ben sicura […]. Avrete cura di farvi disporre nelle porte tante chiusure quanti vi sembreranno necessarie […] e d'avvertirlo che se egli parla a voi o a un altro su qualsivoglia cosa che non sia il suo bisogno, gli darete la morte.»Louvois a Saint-Mars, 19 luglio 1669

Saint-Mars riceve il prigioniero e da quel momento i due viaggiano insieme: Pinerolo, l'isola di Sainte-Marguerite, infine la Bastiglia. Il detenuto è descritto sempre come "uomo discreto", "ben portato", "che non causa problemi". Mangia bene, ha un servitore. Ma non può comunicare con nessuno e — secondo testimonianze tarde — porta una maschera quando deve essere visto da estranei.

Il problema della maschera

I documenti contemporanei NON dicono maschera di ferro. Dicono "maschera". Il "ferro" è un'aggiunta successiva, popolarizzata da Voltaire nel Siècle de Louis XIV (1751) e poi resa indelebile dal romanzo di Alexandre Dumas Il Visconte di Bragelonne (1850), il terzo dei "moschettieri".

Dagli archivi: la maschera era probabilmente di velluto nero, simile a quella che le dame del Seicento usavano in pubblico per protezione della pelle, ma con una cinghietta che la fissava saldamente al volto. Lo scopo non era la tortura, ma l'occultamento dell'identità: chi vedeva il prigioniero non doveva poter riconoscerne il volto.

Chi era veramente?

Cinque teorie principali si sono confrontate per tre secoli:

  1. Fratello gemello di Luigi XIV (tesi Dumas): Anna d'Austria avrebbe partorito gemelli, e il primogenito sarebbe stato nascosto per evitare problemi di successione. Affascinante ma priva di qualunque base documentaria.
  2. Ercole Antonio Mattioli: ministro del duca di Mantova, rapito da agenti francesi nel 1679 per essersi rivelato un traditore in una trattativa segreta su Casale Monferrato. Cronologicamente plausibile per una parte della prigionia, ma non per il prigioniero di Pinerolo del 1669.
  3. Eustache Dauger: figura oscura, possibilmente servitore di una famiglia importante (Foucquet?), arrestato per ragioni di stato. Identità menzionata negli archivi originali, oggi considerata la più probabile.
  4. Conte di Vermandois o James de la Cloche (figli illegittimi di sovrani): teorie ottocentesche, prive di sostegno archivistico.
  5. Nicolas Foucquet: l'ex ministro caduto in disgrazia. Cronologicamente impossibile: Foucquet morì nel 1680.

L'identificazione di Eustache Dauger

Gli storici moderni — in particolare Jean-Christian Petitfils con la sua biografia del 2003 — concordano sull'identificazione del prigioniero con Eustache Dauger de Cavoye, valletto del re. Ma le ragioni per cui un valletto sia stato tenuto prigioniero per trentaquattro anni con un protocollo di segretezza eccezionale restano dibattute.

Una possibilità: Dauger aveva assistito a qualcosa di vergognoso o politicamente esplosivo coinvolgendo persone della corte (forse uno scandalo sessuale, forse un avvelenamento, forse trattative segrete con potenze straniere) e per questo non poteva essere ucciso (per scrupoli del re) né liberato (troppo pericoloso).

Un'altra possibilità: l'identità del prigioniero non importa quanto il fatto che fosse stato fatto sparire. Una persona poteva essere "cancellata" attraverso prigionia perpetua silenziosa, e la maschera serviva a impedire che diventasse un simbolo politico per gli oppositori del Re Sole.

Aggiornamento — 10 maggio 2026

Nel 2015, una ricercatrice degli Archives Nationales di Parigi (Sylvie Le Clech) ha portato alla luce nuove lettere ministeriali del 1669-1672 confermando l'identità di Eustache Dauger e suggerendo che il movente della reclusione fu uno scandalo politico interno alla cerchia di Madame de Maintenon. La piena ricostruzione è ancora in elaborazione, ma il consenso accademico è ora compatto: il prigioniero non era un principe occultato, ma un testimone scomodo del potere assoluto. La leggenda della maschera di ferro era, fin dall'inizio, una metafora del segreto di stato — più potente del segreto stesso.

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