Il 10 giugno del 323 a.C., nel palazzo di Nabucodonosor II a Babilonia, moriva a trentadue anni l'uomo che aveva conquistato un impero più vasto di quanto qualunque condottiero prima di lui avesse osato sognare. Era Alessandro III di Macedonia — il Grande. Non lasciava un erede legittimo, né un testamento eseguibile. Lasciava un corpo, e un impero che si sgretolò sui suoi resti.

La storia di dove finì quel corpo è una delle più strane dell'antichità classica. Per due anni rimase a Babilonia, in attesa di funerali sontuosi che venivano continuamente rinviati dalle guerre dei diadochi. Poi, nel 321 a.C., un convoglio funebre lussuosissimo — un carro a quattro ruote tirato da sessantaquattro muli, descritto da Diodoro Siculo come una "meraviglia mobile" del mondo — partì per portarlo in Macedonia. Ma il governatore d'Egitto, Tolomeo, lo intercettò e lo deviò ad Alessandria, dove costruì in suo onore una tomba monumentale, il Sema (o Soma) — "il Corpo".

Il Sema di Alessandria

Per i tre secoli successivi, il Sema fu il monumento più sacro della città. Gli imperatori romani facevano pellegrinaggio. Cesare lo visitò; Augusto, secondo Svetonio, vi si fece portare e toccò il volto di Alessandro, rompendogli accidentalmente un pezzo del naso. Caracalla portò via la spada e il mantello del Macedone. Caligola, secondo Cassio Dione, prese addirittura la corazza per indossarla a Roma.

Poi, intorno al 273 d.C., qualcosa accadde. L'imperatore Aureliano combatté ad Alessandria contro l'usurpatore Firmus, e gran parte del quartiere reale fu danneggiata. Quando, nel 391, Teodosio I chiuse tutti i templi pagani d'Egitto, il Sema scompare dalle fonti. L'ultimo riferimento certo è di Libanio nel 391. Dopo: silenzio. Per millesettecento anni nessuno ha più visto la tomba di Alessandro.

Le piste di Alessandria

La maggior parte degli archeologi ritiene che la tomba si trovi ancora sepolta sotto la moderna Alessandria d'Egitto, in una zona stimata vicina alla moschea di Nabi Daniel (sulla via omonima nel centro storico) o sotto i quartieri reali sommersi dalla subsidenza tettonica. Decine di spedizioni si sono succedute dal Settecento ad oggi:

  • Nel 1850 il drogoniere greco Schilizzi sostenne di aver visto una tomba sotto la Nabi Daniel
  • Nel 1995 l'archeologa greca Liana Souvaltzi annunciò di aver trovato la tomba nell'oasi di Siwa, dove Alessandro era stato proclamato figlio di Ammone. La rivendicazione fu smontata dalla Direction des Antiquités egiziana.
  • Tra il 2018 e il 2024, scavi sistematici sotto l'auspice del Centro di Studi Alessandrini hanno portato alla luce nel sito di Shatby (zona del quartiere ellenistico) strutture compatibili con un mausoleo del IV-III secolo a.C. — ma nessuna iscrizione conferma l'attribuzione.

L'enigma di Amphipolis

Una pista alternativa è esplosa nel 2014 in Macedonia. Nel sito di Amphipolis, a circa 100 km da Salonicco, gli archeologi greci diretti da Katerina Peristeri scoprono il più grande tumulo funerario mai trovato in Grecia: un cerchio di 158 metri di diametro, marmorea, con accesso scolpito a leoni e cariatidi colossali — il celebre Lion of Amphipolis. La datazione cade nell'ultimo quarto del IV secolo a.C., precisamente nel periodo della morte di Alessandro.

Per qualche settimana il mondo trattenne il respiro: era questa la tomba di Alessandro? Le analisi successive identificarono i resti (cinque individui) come probabilmente appartenenti alla famiglia reale macedone — forse Olympias (la madre di Alessandro), forse Roxane (la moglie), o forse Hephaestion (il suo amico). Ma non Alessandro stesso. La tomba di Amphipolis è straordinaria, ma è la tomba di chi lo amava, non sua.

Le ipotesi alternative

Altre teorie circolano:

  • Venezia: c'è chi sostiene che le reliquie di "San Marco" rubate ad Alessandria nell'828 da Buono e Rustico — mercanti veneziani — fossero in realtà i resti di Alessandro, scambiati per quelli dell'evangelista. Tesi del filologo Andrew Chugg, supportata da indizi iconografici ma priva di prove dirette.
  • Memphis (Egitto): secondo alcune fonti antiche, la salma sostò inizialmente a Memphis prima di Alessandria. Forse rimase lì?
  • Vergina (Macedonia): dove sono state trovate le tombe reali macedoni (Filippo II, Alessandro IV).

Perché continuiamo a cercare

Trovare la tomba di Alessandro non è solo curiosità archeologica. È la chiave per chiudere una delle ultime grandi domande dell'antichità: era davvero figlio di Filippo II o, come pretese in vita, di Zeus-Ammone? Come morì veramente — avvelenamento, malaria, leucemia, complicazioni di una vecchia ferita? Le sue ultime parole, il suo testamento, la sua eredità sono questioni che un corpo identificato potrebbe riaprire alle scienze moderne. Ma il Macedone, fedele alla propria leggenda, continua a sfuggirci.

Aggiornamento — 10 maggio 2026

Tra il 2023 e il 2025, il Ministero delle Antichità egiziano ha riavviato campagne di prospezione georadar sotto il quartiere di Shatby ad Alessandria. Anomalie compatibili con strutture sepolte tra 8 e 12 metri di profondità sono state mappate ma non ancora confermate da scavo aperto. Nel 2024 il Cairo Antiquities Council ha pubblicato un rapporto che colloca al 78% la probabilità statistica che la tomba di Alessandro si trovi entro un raggio di 500 metri dalla moschea di Nabi Daniel. Probabilmente la generazione che leggerà queste righe sarà l'ultima a non sapere dove sia sepolto Alessandro Magno.

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