Nell'aprile 1900, al ritorno da una battuta di pesca delle spugne nel Mediterraneo orientale, due imbarcazioni di pescatori greci dell'isola di Symi furono colte da una tempesta e ripararono presso la piccola isola disabitata di Antikythera (Anticitera), tra Citera e Creta. Durante l'attesa, il pescatore Elias Stadiatis scese in apnea a 45 metri di profondità e segnalò di aver visto, sul fondale, "un mucchio di cavalli morti, scheletri di donne e armi di bronzo". Era un relitto romano del I secolo a.C., che trasportava bottino della Grecia ellenistica verso Roma.
Tra gli oggetti recuperati nei due anni successivi — bronzi, anfore, monete, statue di marmo — c'era un piccolo grumo di metallo verde-corroso, fissato in pezzi al cassetto numero 15.087 dell'Museo Archeologico Nazionale di Atene. Per anni nessuno gli prestò attenzione. Nel 1902 l'archeologo Spyridon Stais, esaminandolo casualmente, notò sotto la crosta una ruota dentata di bronzo. È il primo momento in cui qualcuno si rende conto che quello che oggi chiamiamo Meccanismo di Antikythera non è un oggetto qualsiasi.
Cosa è
Il Meccanismo è il più antico calcolatore meccanico conosciuto: un orologio astronomico portatile, in bronzo, originariamente racchiuso in una scatola di legno delle dimensioni circa 33 × 17 × 9 cm. Conteneva almeno 30 ruote dentate interagenti, con una manovella esterna che, ruotata, faceva avanzare meccanicamente gli ingranaggi e indicava su quadranti esterni:
- La posizione del Sole sull'eclittica
- La posizione della Luna nel cielo e le sue fasi
- Le posizioni dei cinque pianeti allora noti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno)
- Le date dei Giochi panellenici (Olimpici, Pitici, Nemei, Istmici)
- Le predizioni delle eclissi solari e lunari, attraverso il ciclo di 18 anni di Saros
- Il ciclo di 19 anni di Metone (sincronizzazione anni lunari e solari) e quello di 76 anni di Callipo
Datato dalle ricerche sui simboli astronomici e zodiacali al 150-100 a.C. circa, è espressione della più sofisticata ingegneria meccanica ellenistica — un livello di precisione che non sarebbe stato eguagliato in Europa fino agli orologi astronomici medievali (XIV secolo). È, in altre parole, tecnologicamente "in anticipo di mille anni" sul presunto livello tecnico della civiltà che lo produsse.
La ricostruzione
L'oggetto è arrivato a noi in 82 frammenti, tutti corrosi e in larga parte illeggibili. Per cento anni le ricerche procedettero per piccoli passi:
- Derek de Solla Price, fisico britannico-americano (Yale), pubblicò nel 1959 e 1974 le prime ricostruzioni dettagliate — soprattutto in Gears from the Greeks (1974), monografia fondante della meccanica antichistica.
- Tra il 2000 e il 2006, l'Antikythera Mechanism Research Project (Università di Cardiff, Università nazionale di Atene, Hewlett-Packard, X-Tek Systems) effettuò la prima tomografia X 3D ad alta risoluzione dei frammenti, rivelando dettagli prima inaccessibili e quasi raddoppiando il testo greco identificabile incito sui quadranti.
- Pubblicazioni successive (Nature 2006, 2008, 2016, 2021) hanno completato la ricostruzione. Le ricostruzioni fisiche dell'orologo, fatte da artigiani come Michael Wright e gruppi accademici, oggi funzionano effettivamente come previsto.
Chi lo costruì
Il consenso accademico è che il meccanismo provenga dalla scuola astronomica e meccanica di Rodi nel I secolo a.C. Rodi era un centro di eccellenza scientifica del mondo ellenistico tardo: vi insegnavano Ipparco (l'astronomo che catalogò il cielo e scoperse la precessione degli equinozi), Posidonio (filosofo stoico), Gemino di Rodi. La presenza nel meccanismo del ciclo Metone in versione "stagionata" rodia, e di un ciclo Olimpico calcolato secondo la convenzione corinto-rodica, supportano l'attribuzione.
Su chi esattamente lo costruì le ipotesi sono speculative. Alcuni autori (Tony Freeth, Andy Bush) suggeriscono Posidonio o un membro della sua scuola. È quasi certo che non fosse un esemplare unico — i riferimenti di Cicerone (De Re Publica I, 21-22) all'"orbe di Archimede" costruito secoli prima descrivono un dispositivo analogo, e Cicerone afferma di averne visto due esemplari (uno a Marcello, uno a Posidonio). Il Meccanismo di Antikythera era probabilmente uno di una piccola serie costruita per ricchi committenti.
Il significato
La scoperta riscrive la storia della tecnologia. La civiltà greca ellenistica aveva una capacità ingegneristica che si è — straordinariamente — persa. Quando Roma assorbì il Mediterraneo orientale, queste competenze furono perdute (probabilmente perché il bronzo dei meccanismi veniva fuso per altri usi, e la maestria artigianale non aveva un sistema di trasmissione formalizzato fuori delle scuole filosofiche). Per oltre un millennio, l'Europa medievale non avrebbe avuto strumenti di calcolo astronomico paragonabili.
Le proposte "extraterrestri" sul Meccanismo (von Däniken, Sitchin) sono — anche in questo caso — irrilevanti. Il dispositivo è interamente coerente con la matematica greca documentata, e le formule applicate sono ricostruibili dalla geometria di Apollonio di Perga e di Ipparco. Tecnologicamente avanzato, sì; misterioso, no.
Nel 2024 una collaborazione tra UCL e l'Università di Atene ha pubblicato su Scientific Reports una nuova analisi 3D ad altissima risoluzione (tomografia muonica + neutron imaging) dei frammenti A e B del meccanismo. Sono state identificate 7 ruote dentate prima non visibili, portando il totale a 37. La ricostruzione completa è ora considerata "praticamente terminata".