Tra i miti più diffusi dell'ufologia spaziale c'è il cosiddetto Black Knight Satellite: un misterioso oggetto orbitante che, secondo la leggenda, sarebbe in orbita attorno alla Terra da 13.000 anni, di origine extraterrestre, e ne avrebbe inviato segnali captati dagli anni Venti del Novecento. Foto pubblicate dalla NASA, dichiarazioni di astronauti e testimonianze di radioamatori sembrerebbero documentarne l'esistenza. Indagando i fatti uno per uno, però, emerge una storia diversa — più affascinante della leggenda perché racconta come si forma una bufala globale attraverso un secolo di confusioni, mass media e Internet.
Cinque "prove" della leggenda
Il mito del Black Knight si costruisce su cinque elementi distinti, originariamente non correlati, che a partire dagli anni '90 vengono assemblati in una narrazione unica:
- I "lunghi echi ritardati" radio captati da Jorgen Hals in Norvegia nel 1928
- L'esperimento di Nikola Tesla del 1899 a Colorado Springs
- L'oggetto in orbita polare riferito dalla Marina USA nel febbraio 1960
- I segnali decodificati nel 1973 dall'astronomo dilettante Duncan Lunan
- Le fotografie di un oggetto scuro vicino alla Stazione Spaziale scattate dallo Shuttle Endeavour nel 1998
Vediamoli uno per uno.
1. Long Delayed Echoes (1928)
Nell'estate del 1928, il radioamatore norvegese Jorgen Hals, ascoltando trasmissioni di test inviate da Eindhoven, sentì alcuni segnali "ripetersi" dopo un ritardo di alcuni secondi — fenomeno che battezzò long delayed echoes (LDE). Le indagini contemporanee identificarono il fenomeno come riflessione del segnale radio su disomogeneità della ionosfera, che possono produrre "echi" anche di vari secondi.
Negli anni '70, l'astronomo dilettante scozzese Duncan Lunan reinterpretò questi LDE sostenendo che alcuni schemi di ritardo (28-30-32-34-36 secondi) fossero traduzione di coordinate stellari: la stella di partenza sarebbe stata Epsilon Boötis. Lunan ritrattò poi parzialmente la propria interpretazione (1980), ma il suo collegamento "echo radio → satellite alieno" entrò nella leggenda.
2. Nikola Tesla (1899)
Durante i suoi esperimenti di trasmissione wireless a Colorado Springs nel 1899-1900, Nikola Tesla scrisse di aver ricevuto segnali ripetitivi che riteneva potessero provenire da Marte. Erano probabilmente — sappiamo oggi — interferenze atmosferiche o segnali umani lontani (Guglielmo Marconi stava sperimentando trasmissioni transatlantiche negli stessi anni). Tesla, nel suo stile entusiastico, le rilasciò all'AP con dichiarazioni roboanti. Il collegamento col "satellite alieno" è del tutto retroattivo.
3. L'oggetto polare del 1960
Il 5 febbraio 1960, il New York Times riportava una notizia dell'US Navy: un oggetto in orbita polare era stato rilevato dai radar di Pearl Harbor, di natura non identificata, probabilmente un residuo del programma sovietico Sputnik. Lo si chiamò informalmente "Black Knight" nella stampa, in riferimento a una pubblicazione fantascientifica popolare di quel periodo. Dopo qualche giorno, l'oggetto fu identificato come il Discoverer V, satellite americano sperimentale lanciato nel 1959. Il caso fu chiuso.
4. Le coordinate di Lunan (1973)
Vedi sopra (Long Delayed Echoes). Lunan è ancora vivo e ha più volte chiarito che le sue interpretazioni del 1973 erano speculative, mal poste, e in larga parte ritrattate. La sua "scoperta" non è mai stata pubblicata in una rivista peer-review.
5. Le foto Endeavour STS-88 (1998)
La "prova" più popolare è una serie di fotografie scattate dagli astronauti del Space Shuttle Endeavour durante la missione STS-88 nel dicembre 1998. Vi appare un oggetto scuro a forma irregolare in orbita bassa terrestre, distintamente "non sferico". L'oggetto è stato identificato senza ambiguità dalla NASA: è una coperta termica (TSS — Thermal Stress Shield) persa accidentalmente dagli astronauti durante l'EVA per l'installazione del primo modulo della Stazione Spaziale Internazionale (Unity). La coperta era stata fotografata da Jerry Ross e poi catalogata nel registro NORAD come "space debris", oggetto SSC-25570. Rientrò in atmosfera nel 1999.
Le foto autentiche della NASA — accessibili online sull'archivio fotografico Johnson Space Center, con codici STS088-724-66 e simili — mostrano chiaramente la coperta tessuta. La leggenda del "Black Knight" alieno si è appropriata di queste foto reinterpretandole come satelliti misteriosi.
Quando nasce la leggenda
L'assemblaggio dei cinque elementi in un'unica narrazione del "Black Knight" è opera della blogosfera ufologica di metà anni 2000. Prima del 2007 non esistono pubblicazioni che parlino di un singolo "satellite Black Knight" di 13.000 anni; ognuno degli elementi era discusso separatamente. La fusione narrativa è documentabile in forum come AboveTopSecret tra il 2006 e il 2008, e diventa virale dopo il documentario Ancient Aliens di History Channel (2010) che la trasmise come fatto.
Il Black Knight Satellite è — al meglio della documentazione disponibile — una leggenda urbana di Internet, costruita assemblando coincidenze sconnesse.
Nel 2024 NASA-JSC ha rilasciato la versione restaurata in 8K delle fotografie STS-88 dell'EVA del 7 dicembre 1998. Sono ora chiaramente visibili le piegature termiche della coperta TSS, e l'astronauta Jerry Ross documenta in video la perdita accidentale dell'oggetto. La leggenda del Black Knight resiste comunque online — il suo successo è ormai indipendente dai fatti.