Il 26 agosto 1795, nella fortezza di San Leo, nel Montefeltro, moriva un uomo che per quindici anni aveva attraversato l'Europa come una cometa: alchimista, guaritore, fondatore del rito egiziano della massoneria, presunto immortale, intimo di principi e cardinali, e infine — quando la fortuna girò — prigioniero del Sant'Uffizio per eresia. Aveva 52 anni, e si chiamava ufficialmente Alessandro, conte di Cagliostro. Per l'Inquisizione e per i suoi nemici, era nato come Giuseppe Balsamo, figlio di un mercante palermitano di poveri origini. Per i suoi seguaci, era invece nato due secoli prima, in Arabia, allievo del saggio Altothas.

Le due biografie

Il caso Cagliostro è ancora oggi affascinante perché le due biografie — quella ufficiale e quella mitica — sono entrambe sostenute da fonti, ed entrambe contestate.

La biografia ufficiale (versione Sant'Uffizio)

Secondo la Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato il conte Cagliostro, pubblicato nel 1791 dall'Inquisizione romana sulla base degli interrogatori di Cagliostro stesso:

  • Nasce a Palermo il 2 giugno 1743
  • Cresce in povertà nella Vucciria
  • Apprende rudimenti di erboristeria e chimica da un monaco benedettino del convento di Caltagirone
  • A 22 anni, dopo aver truffato un orefice palermitano, fugge a Messina, poi a Malta, Roma, Londra
  • Sposa nel 1768 Lorenza Feliciani (la futura "Serafina Cagliostro"), figlia di un fonditore romano
  • Inizia una carriera di guarigione miracolosa, vendita di elisir e iniziazione massonica in tutte le maggiori capitali europee

La biografia mitica (versione Cagliostro)

Cagliostro in vita raccontava una storia diversa: era nato chissà quando — alcune fonti dicono nel 1500, altre nel 1700, lui stesso era ambiguo — in un imprecisato Oriente, allievo di un saggio chiamato Altothas. Aveva viaggiato per anni a La Mecca, in Egitto, in India. Aveva assistito alla crocifissione di Cristo (sì), aveva parlato con re Salomone, aveva conosciuto Mosè. Possedeva l'elisir di lunga vita, la pietra filosofale, e un sistema di iniziazione che reincarnava le iniziazioni egiziane originarie.

Il rito egiziano

Tra il 1777 e il 1789, Cagliostro fonda in vari paesi europei una versione propria della massoneria, chiamata rito egiziano. Caratteristiche distintive:

  • Apertura alle donne (le "Madri", iniziate parallelamente agli uomini)
  • Riferimenti rituali a Iside, Osiride, Horus
  • Pratiche di rigenerazione fisica (purificazioni di 40 giorni, diete specifiche, riti di "morte e rinascita")
  • Promesse di longevità, salute, comunicazione con spiriti

Il rito ebbe successo immediato. Logge egiziane furono fondate a Lione, L'Aia, Strasburgo, Varsavia, San Pietroburgo. Cagliostro era il "Gran Cofto" — Cofto è una corruzione di "egiziano-copto" — supremo dirigente dell'ordine.

L'affare della collana

Tutto cambiò nel 1785, quando Cagliostro era ospite a Parigi del cardinale di Rohan. La duchessa di La Motte-Valois, intrigante di corte, manipolò Rohan facendogli credere di poter accattivare il favore della regina Maria Antonietta procurandole un sontuoso collier di diamanti che il sovrano rifiutava di acquistare. Rohan acquistò il collier, La Motte lo rubò e fece smontare per rivenderne i diamanti, lo scandalo esplose nel 1785.

Cagliostro non era coinvolto direttamente nella truffa, ma essendo amico di Rohan e ospite del palazzo, venne arrestato come complice e tenuto in prigione per nove mesi. Fu poi assolto dal Parlamento di Parigi e bandito dalla Francia. Lo scandalo del collier — uno degli eventi politici che precipitò la Rivoluzione Francese — segnò la fine della sua popolarità europea.

Il processo e la fortezza di San Leo

Nel 1789 Cagliostro torna a Roma con la moglie, attirato dalle promesse di sostegno dei cardinali. Tentò di stabilire una loggia egiziana, ma fu denunciato al Sant'Uffizio dalla stessa moglie Lorenza, esausta dei viaggi e probabilmente in cerca di indulgenza per i propri peccati. Arrestato nel dicembre 1789, processato per 18 mesi, condannato per massoneria, eresia, magia e altre pratiche illecite.

La sentenza iniziale era la morte. Papa Pio VI la commutò in carcere a vita. Cagliostro fu trasferito alla fortezza di San Leo, nel Montefeltro — una rocca medievale costruita su uno sperone calcareo, considerata inespugnabile. Vi morì il 26 agosto 1795 dopo quattro anni di prigionia, in circostanze controverse: secondo la versione ufficiale, di apoplessia; secondo voci popolari, strangolato per impedirgli di parlare.

Cosa resta

Cagliostro fu probabilmente un charlatan in senso classico — uno spettacolare attore della propria messa in scena — ma anche, nei suoi rituali e nelle sue cure, un esponente del milieu esoterico-illuminista che attraversava l'Europa del tardo Settecento, mescolando teosofia, alchimia spirituale, primi tentativi di terapia psicosomatica. La sua promessa di longevità andava insieme a pratiche igieniche e psicologiche che — al netto del marketing — erano sorprendentemente moderne.

L'eredità immediata fu il rito egiziano della massoneria, che sopravvisse al fondatore e diede origine in epoca ottocentesca al Rito di Misraïm e al Rito di Memphis-Misraïm, tuttora attivi. L'eredità culturale è più diffusa: Goethe, Tolstoj, Dumas, Cagliostro fu personaggio letterario per due secoli. Visconti lo mise in scena nel film Il Conte di Cagliostro del 1949.

Aggiornamento — 10 maggio 2026

Nel 2023 la fortezza di San Leo ha riaperto al pubblico la cella di Cagliostro dopo un decennio di restauri. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce frammenti di iscrizioni alchemiche graffite sulle pareti — autenticate come opera del prigioniero da analisi paleografiche. Il Centro Cagliostro, attivato nel 2024, raccoglie le ricerche più recenti che lo collocano definitivamente nel grande movimento dell'illuminismo esoterico europeo: né solo truffatore, né solo mago, ma un mediatore tra il vecchio mondo dell'occulto e quello nascente della scienza moderna. La sua tomba — se mai ci fu una tomba — resta sconosciuta.

Condividi