Le Profezie di San Malachia sono una lista di 112 brevi motti latini (tituli) — ciascuno consistente in due o tre parole — che si pretendono identificative dei 112 pontefici romani successivi a Celestino II, eletto nel 1143. La profezia si conclude con il "112° papa", chiamato Petrus Romanus, sotto il cui pontificato la "città dei sette colli sarà distrutta, e il terribile Giudice giudicherà il suo popolo. Finis."

Attribuita all'arcivescovo irlandese Malachia di Armagh (1094-1148), la profezia è in realtà — secondo il consenso accademico — un falso composto attorno al 1590, probabilmente con un intento politico nell'elezione del papa di quell'anno. Per quattro secoli ha attratto curiosità e speculazioni, particolarmente nei periodi di transizione pontificia. Con l'elezione di papa Francesco nel 2013 — interpretato dalla profezia come il "112°", l'ultimo — il dibattito si è riacceso.

Malachia di Armagh

Malachia (in irlandese: Máel Máedóc Ua Morgair) fu effettivamente personaggio reale. Arcivescovo di Armagh dal 1132 al 1137 e poi vescovo di Down dal 1138, fu uno dei principali riformatori della Chiesa irlandese del XII secolo. Amico di San Bernardo di Clairvaux, fu canonizzato nel 1190 — il primo santo irlandese ufficialmente canonizzato dalla Chiesa romana. Morì a Clairvaux nel 1148.

Le sue opere autenticate — quelle riconosciute dalla storiografia ecclesiastica — comprendono regole monastiche, lettere pastorali, e alcuni scritti teologici sulla riforma della Chiesa irlandese. Non vi sono menzioni di profezie nei suoi scritti autentici, né nei resoconti contemporanei della sua vita (in particolare nella Vita Sancti Malachiae scritta da San Bernardo nel 1149).

L'apparizione del 1595

La prima volta che la "profezia di Malachia" viene pubblicata è nel 1595, a Venezia, dal monaco benedettino Arnold Wion nell'opera Lignum Vitae ("Albero della Vita"). Wion sostiene di aver ricevuto una copia manoscritta dalle mani di un confratello padre Antonio, di averla considerata autentica, e di pubblicarla per la prima volta. Non fornisce dettagli sulla sua provenienza, e l'originale manoscritto non è mai stato esibito.

L'esame storico della profezia mostra alcuni indizi inequivocabili di falso del XVI secolo:

  • Le profezie del periodo precedente al 1590 sono "facili": tutti i papi prima del 1590 sono identificati con motti che descrivono in modo sorprendentemente preciso i loro stemmi araldici, i loro luoghi di nascita, le loro caratteristiche biografiche. Sono "previsioni a posteriori".
  • Le profezie successive al 1590 diventano vaghe: i motti per i papi del XVII-XVIII secolo sono criptici, ambigui, applicabili con difficoltà ai pontefici realmente eletti.
  • Errori chiari nelle profezie pre-1590: il motto per papa Urbano VII (1590) è De rore caeli ("Della rugiada del cielo"); ma Urbano VII regnò solo 13 giorni e non era ancora morto nel 1590 quando la profezia avrebbe dovuto essere completata. Questo suggerisce che la composizione finale sia avvenuta proprio durante o subito dopo il pontificato di Urbano.
  • Lingua latina del Cinquecento: l'analisi linguistica del testo latino (Onofrio Panvinio, Ciacconius) mostra costrutti tipici del Cinque-Seicento, non del XII secolo.

Lo storico spagnolo José María Caro Baroja (1933) e successivamente Hervé Yannou (2013) hanno mostrato in modo convincente che la profezia fu composta attorno al 1590 nell'ambiente curiale romano, probabilmente per influenzare l'elezione del cardinale Gianfrancesco Riario, che nei motti era favorito. Riario non fu eletto, e la profezia uscì in pubblicazione cinque anni dopo, accettata come autentica dai contemporanei.

I motti

Ecco alcuni dei motti più discussi degli ultimi pontefici:

  • 108. De labore solis ("Della fatica del sole") — papa Giovanni Paolo II (1978-2005). Nato il giorno di un'eclissi solare parziale (18 maggio 1920) e morto il giorno di un'eclissi solare anulare (8 aprile 2005). Coincidenza notevole.
  • 109. Gloria olivae ("Gloria dell'ulivo") — papa Benedetto XVI (2005-2013). Il "ramo d'ulivo" è associato all'Ordine Benedettino di cui era ammiratore; ma Benedetto XVI non era olivetano, e l'associazione resta tenue.
  • 110. Petrus Romanus ("Pietro il Romano") — il 112° papa, "ultimo prima del Giudizio". Si tratterebbe — secondo la lettura tradizionale — del successore di Benedetto XVI.

Papa Francesco e l'ultima profezia

L'elezione di papa Francesco (13 marzo 2013) ha riaperto in modo massiccio il dibattito. Il pontefice argentino, di origini italiane (la famiglia Bergoglio è originaria di Piemonte), nato a Buenos Aires, è di formazione gesuita. La conciliabilità con Petrus Romanus è discussa:

  • Il padre del papa, Mario Bergoglio, nacque a Portacomaro (Asti). Alcuni interpreti rilevano che lo storico nome "Bergoglio" può essere fatto derivare da "Pietro" attraverso una concatenazione complessa, ma questa è speculativa.
  • Francesco non è "romano" in senso letterale.
  • L'interpretazione "112° è Petrus Romanus, non l'attuale" richiederebbe che Francesco fosse il 111° — interpretazione difesa da alcuni autori.

La Chiesa cattolica ufficialmente non riconosce le Profezie di Malachia. Nessun documento del magistero le menziona. Tuttavia, la fascinazione popolare resta.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Dopo la morte di papa Francesco nell'aprile 2025 e l'elezione del suo successore (papa Leone XIV, nato a Chicago da famiglia italo-americana), il conclave di maggio 2025 ha eletto l'ennesimo "112° papa" — confutando una volta in più la lettura escatologica della profezia di Malachia. I sostenitori interpretano la cosa come "shift di numerazione" o come "profezia simbolica, non letterale". I critici notano che il testo, ridotto a interpretazione perpetuamente rinviata, ha perso ogni utilità predittiva.

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