Nella seconda metà del Seicento, nel convento benedettino di Notre-Dame des Anges a Moret-sur-Loing — un piccolo paese tra Fontainebleau e Sens — visse una monaca chiamata Madeleine Louise Maria Theresa, ma da tutti conosciuta semplicemente come "la Mora di Moret". Il suo nome convenzionale, in francese, era Maurrisse de Moret. Era una donna di carnagione nera. Era anche, secondo le voci che durarono per tre secoli, figlia segreta del Re Sole o, in alternativa, di sua moglie e di un servitore africano.

La leggenda della Mora di Moret è uno di quei piccoli misteri del Grand Siècle che, una volta scavata oltre la superficie, rivelano più sulla mentalità dell'epoca che sui fatti accaduti.

I fatti documentati

Esiste un'entrata negli archivi del convento di Moret, datata 1695, in cui si registra l'ammissione di una novizia descritta come "fille de couleur", senza cognome di famiglia, accompagnata da una rendita personale considerevole, garantita anonimamente. La monaca prese i voti perpetui e visse a Moret per circa cinquant'anni, fino alla morte nel 1733 circa.

Sulla sua identità i documenti tacciono. Quello che si sa con certezza: la rendita era pagata da una figura della corte francese senza che il convento conoscesse il nome del benefattore; le lettere indirizzate alla monaca arrivavano con sigillo regio. Visitatori illustri — incluse Madame de Montespan e, secondo alcune fonti, lo stesso Luigi XIV in incognito — si presentarono al parlatorio del convento per parlarle.

Le due ipotesi

Due narrative concorrenti si sono affermate fin dall'inizio:

Ipotesi A — Figlia della Regina

La prima versione, riportata già da Memoires della duchessa di Montpensier, sostiene che la Mora di Moret fosse figlia di Maria Teresa d'Austria, moglie di Luigi XIV. Nel 1664 la regina diede alla luce una bambina morta poco dopo la nascita, chiamata Marie-Anne de France. Secondo la versione "ufficiale" del decesso. Secondo la versione clandestina, la bambina nata era sana ma nera, frutto di una storia adulterina di Maria Teresa con un nano africano (Nabo, che si trovava nella sua entourage). Per evitare scandalo, il re l'avrebbe nascosta nel convento di Moret, e fatta passare per morta.

Voltaire racconta nel Siècle de Louis XIV questa versione, con cautela. La fonte primaria è un pettegolezzo di corte e i documenti non confermano l'identità.

Ipotesi B — Figlia naturale del Re

Una variante più recente (popolarizzata nell'Ottocento) sostiene che la Mora fosse invece figlia di Luigi XIV stesso, da una concubina africana. Il re era noto per i suoi numerosi figli illegittimi, regolarizzati o nascosti a seconda della convenienza politica. Una figlia nera sarebbe stata troppo difficile da regolarizzare nella Francia colonialista del Seicento.

Questa versione spiegherebbe le rendite anonime e i visitatori illustri, ma non è supportata da iscrizioni o testimonianze dirette.

Le obiezioni storiche

Gli storici moderni hanno sollevato diverse obiezioni:

  • Cronologia incompatibile: Marie-Anne de France nacque nel 1664 e l'entrata della Mora a Moret è del 1695 — 31 anni dopo. La Mora avrebbe dovuto essere allevata segretamente in qualche altro luogo per tre decenni prima di prendere i voti, ipotesi possibile ma macchinosa.
  • Mancanza di prove dirette: nessuna lettera della famiglia reale fa riferimento esplicito alla parentela. Tutto è circostanziale.
  • Stereotipi seicenteschi: la "nascita di un bambino di colore" da matrimonio regio era un topos popolare ricorrente nell'Europa del Seicento — usato come spiegazione di scandali, accuse di adulterio, complotti dinastici. Una variante della leggenda della Mora di Moret era stata applicata in altre corti europee con personaggi diversi.

La spiegazione più probabile

Studi più recenti (in particolare l'archivista Olivier Caporossi, 2018) suggeriscono una spiegazione meno spettacolare ma più probabile: la Mora di Moret era una schiava africana liberata, di origini sub-sahariane, donata o portata a corte da una delle compagnie commerciali francesi attive in Senegal o Madagascar negli anni 1670-80. La rendita pagata anonimamente sarebbe stata un atto di munifico patrocinio di una nobildonna (forse appunto Madame de Montespan, che era nota per opere caritatevoli verso domestiche di colore) per garantirle una vita dignitosa in un convento riservato.

I visitatori illustri si spiegano con la curiosità mondana — una "monaca nera" era esotismo raro nella Francia del tempo, e Madame de Montespan visitava i conventi protetti dalle sue elemosine.

Questa lettura sottrae alla Mora di Moret il fascino della discendenza regia ma le restituisce qualcosa di più importante: la realtà di una donna vissuta in un'epoca in cui la sua presenza era già abbastanza straordinaria da non aver bisogno di leggende.

Aggiornamento — 10 maggio 2026

Nel 2022 il dipartimento di storia atlantica dell'Università di Bordeaux ha pubblicato un censimento delle persone di origine africana presenti nelle corti europee del XVII secolo: circa 200 individui documentati. La maggior parte erano servitori, schiavi liberati, o ostaggi di trattative commerciali. La presenza di una "monaca nera" a Moret-sur-Loing rientrava in un fenomeno relativamente diffuso. Il mito della parentela regia, secondo le ricerche più recenti, è interamente posteriore — un'invenzione del XVIII secolo per drammatizzare il colonialismo emergente. La Mora era reale; la leggenda era europea.

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