Grigorij Efimovič Rasputin (1869-1916) fu il più discusso, controverso e misterioso dei consiglieri di corte dell'ultima dinastia imperiale russa. Mistico itinerante di origine contadina siberiana, riuscì in pochi anni a divenire il più intimo amico della famiglia di Nicola II e dell'imperatrice Aleksandra Fedorovna. La sua influenza sulla corte ebbe conseguenze politiche tali da contribuire — secondo molti storici — al collasso del regime zarista nel 1917. La sua morte, nel dicembre 1916, fu drammatica al punto da generare leggende che continuano a circolare ancora oggi.
Le origini siberiane
Rasputin nacque il 21 gennaio 1869 (calendario gregoriano) a Pokrovskoe, piccolo villaggio della Siberia occidentale, nella regione del fiume Tura. Il cognome "Rasputin" deriva dal russo rasputnyj ("crocevia, malandato, dissoluto") — secondo alcune fonti, era un soprannome familiare; secondo altre, era riflesso della reputazione personale di Rasputin in gioventù.
Cresciuto in povertà, illetterato fino all'adolescenza, Rasputin sperimentò una "conversione religiosa" intorno ai 28 anni, dopo un periodo di vagabondaggio mistico nelle terre del Volga. Si associò temporaneamente alla setta dei Chlysty ("flagellanti"), gruppo eretico russo che combinava ascetismo estatico, danze rituali e pratiche sessuali "purificatorie" interpretate come superamento della tentazione. L'associazione con i Chlysty è documentata dalle inchieste della polizia zarista del 1903 e dalle relazioni del vescovo di Tobolsk, ma Rasputin formalmente non aderì mai alla setta.
Tra il 1900 e il 1905 viaggiò pellegrino attraverso la Russia, sviluppando una reputazione di starets (guida spirituale itinerante) con presunte capacità di guarigione attraverso preghiera e imposizione delle mani. Nel 1905 raggiunse San Pietroburgo.
L'incontro con la famiglia imperiale
Rasputin fu presentato alla corte di Nicola II nel 1907 dalle granduchesse Militsa e Anastasia di Montenegro, due principesse mistiche-spiritualiste molto influenti. L'imperatrice Aleksandra era già religiosamente intensa, ansiosa per la salute dell'erede al trono Alessio, che soffriva di emofilia ereditata dalle linee della regina Vittoria d'Inghilterra. Ogni piccola contusione poteva causare emorragie interne pericolose.
Rasputin entrò nella vita della famiglia imperiale in concomitanza di una grave crisi di salute di Alessio (1907 a Spała). Le preghiere di Rasputin sembrarono coincidere con il miglioramento del bambino. Aleksandra ne fu profondamente convinta: Rasputin era inviato da Dio per salvare il suo unico figlio maschio e l'erede al trono.
Nel decennio successivo, ogni volta che Alessio aveva una crisi emofilica, Rasputin veniva chiamato. Le testimonianze documentano effettivi miglioramenti, di cui le spiegazioni proposte includono:
- L'effetto placebo dell'autorità spirituale del mistico, che induceva calma psicologica nel bambino e di conseguenza riduceva la pressione sanguigna
- L'allontanamento, da parte di Rasputin, dei medici della corte che davano farmaci a base di aspirina — che è anticoagulante e in realtà peggiorava il sanguinamento
- La "fortuna" statistica: le crisi emofiliche si risolvono spesso spontaneamente
L'influenza politica
L'intimità con la famiglia imperiale conferì a Rasputin una notevole influenza politica. Soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1917), quando Nicola II andò personalmente al fronte e l'imperatrice rimase a San Pietroburgo a gestire l'amministrazione interna. Rasputin diventò il "consigliere informale" di Aleksandra. Nomine ministeriali, decisioni economiche, persino strategie militari erano discusse con lui.
Le conseguenze furono disastrose. I ministri scelti su consiglio di Rasputin (Boris Stürmer, Aleksandr Protopopov, Nikolaj Maklakov) erano in gran parte incompetenti, talvolta corrotti. L'opinione pubblica russa, già stressata dalla guerra, perdeva fiducia nella corona. La Duma (parlamento russo) e parte dell'aristocrazia si convinsero che Rasputin fosse il vero "burattinaio" del regime.
L'omicidio del 1916
Il 30 dicembre 1916 (calendario gregoriano; 17 dicembre 1916 calendario giuliano), Rasputin fu attirato nel palazzo del principe Felix Yusupov, marito di una nipote dello zar, con il pretesto di incontrare la moglie del principe. Yusupov, insieme al granduca Dmitrij Pavlovič (cugino dello zar), al deputato monarchico Vladimir Puriškevič, e ad altri congiurati, intendeva eliminare l'uomo considerato responsabile della crisi politica.
Secondo la versione fornita da Yusupov nelle sue memorie (1953), l'omicidio procedette così:
- Rasputin fu invitato a consumare pasticcini al cianuro di potassio: non gli fecero effetto.
- Yusupov gli sparò un colpo di pistola al torso: Rasputin cadde, ma poi si rialzò e tentò di fuggire.
- Puriškevič gli sparò due colpi: Rasputin barcollò ma non morì.
- Lo gettarono nel fiume Neva, ancora vivo, dove annegò sotto il ghiaccio.
La narrazione "Rasputin che non muore" diventò leggenda. Tuttavia, l'autopsia originale del 1916, riemersa dagli archivi sovietici negli anni '90 e analizzata in un documentario BBC del 2004 (Who Killed Rasputin?), mostra che Rasputin ricevette tre colpi di proiettile, di cui uno alla testa (a distanza ravvicinata, di stile esecutivo, da un'arma britannica Webley 0.455). L'ipotesi della BBC è che il colpo finale sia stato sparato da Oswald Rayner, agente del Secret Intelligence Service britannico (precursore del MI6), interessato a impedire una possibile pace separata tra Russia e Germania che avrebbe rovinato i piani alleati.
L'ipotesi è dibattuta. Documenti dell'epoca, comunque, mostrano che il governo britannico aveva un'intenzionale presenza di intelligence a San Pietroburgo nel 1916. Il caso resta aperto.
L'eredità
La morte di Rasputin non salvò la dinastia: meno di tre mesi dopo, scoppiò la Rivoluzione di febbraio 1917; Nicola II abdicò; in luglio 1918 l'intera famiglia imperiale fu giustiziata dai bolscevichi a Ekaterinburg. Aleksandra portò con sé fino alla fine un piccolo crocifisso che Rasputin le aveva donato.
Nella cultura popolare, Rasputin è diventato figura archetipica del "monaco potente": il film Rasputin and the Empress della MGM (1932), la canzone disco dei Boney M. (1978) che ne ha popolarizzato la leggenda nelle pubbliche piste dei '70-'80, una vasta letteratura biografica e romanzata. Resta una delle figure più affascinanti — e oscure — del primo Novecento.
Nel 2023 sono stati declassificati gli archivi del SIS (Secret Intelligence Service britannico) relativi alle operazioni a San Pietroburgo nel 1916. I documenti, analizzati nel libro Rasputin's Killers di Andrew Cook (2024), confermano l'invio in missione di Oswald Rayner a San Pietroburgo nel 1915-16 con istruzioni di "monitorare le influenze tedesche sulla corte russa". L'identificazione di Rayner come autore del colpo finale resta probabile ma non definitivamente provata.
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