L'identità di William Shakespeare (1564-1616) è uno dei dibattiti letterari più antichi e duraturi. Una delle ipotesi alternative più affascinanti — sostenuta da una minoranza di studiosi italiani — è la "tesi siciliana": Shakespeare non sarebbe stato l'attore di Stratford-upon-Avon, bensì un esule italiano, Michelangelo Florio Crollalanza, nato a Messina nel 1564 (lo stesso anno del Shakespeare ufficiale), fuggito in Inghilterra per scampare all'Inquisizione, anglicizzato come "William Shakespeare" da una traduzione approssimativa del proprio cognome ("Crolla-lanza" = "Shake-speare", "scuoti la lancia"). La teoria è popolare in Sicilia, dibattuta in Italia, ignorata o respinta nella critica accademica anglosassone.

I problemi del Shakespeare ufficiale

L'"autorship question" (questione dell'autore) shakespeariana nasce dal fatto che esistono pochissimi documenti contemporanei che attestino la connessione tra l'attore William Shakespeare di Stratford-upon-Avon e le opere a lui attribuite. La biografia documentata dell'attore è quella di un commerciante e attore di provincia, di modesta cultura formale, di cui non si conserva neppure una lettera autografa. I suoi libri (se ne possedeva) sono andati perduti. Suo testamento (1616) menziona dettagli domestici ma non singola opera letteraria, né manoscritti.

Eppure le opere "Shakespeare" mostrano:

  • Conoscenza diretta dell'Italia del Cinquecento (almeno 14 opere ambientate in Italia, con dettagli urbanistici, sociali e culturali estremamente specifici di Venezia, Verona, Padova, Mantova, Messina, Roma)
  • Conoscenza estesa del latino e del francese
  • Famigliarità con la cultura italiana del Rinascimento (Boccaccio, Bandello, Ariosto)
  • Vocabolario di circa 30.000 parole (contro le 5.000 medie di un inglese contemporaneo)
  • Conoscenze legali, mediche, militari, marittime di grado specialistico

Le ipotesi alternative tradizionali nella discussione anglosassone propongono come "veri Shakespeare": Francis Bacon, il conte di Oxford (Edward de Vere), Christopher Marlowe, il conte di Derby. Tutti sono inglesi di alta cultura. La tesi italiana è invece di carattere completamente diverso.

Michelangelo Florio Crollalanza

La tesi siciliana è stata articolata in tre principali pubblicazioni:

  • Santi Paladino: Shakespeare sarebbe il pseudonimo di un poeta italiano (Roma, 1929). Paladino, magistrato e studioso di letteratura, identificò il "vero" Shakespeare con Michelangelo Florio Crollalanza, nato a Messina nel 1564, figlio del medico calvinista Giovanni Florio (originario di Toscana, esiliato per ragioni religiose) e di una contessa siciliana di nome Guglielmina Crollalanza.
  • Martino Iuvara: Shakespeare era italiano (Ispica, 2002). Iuvara, professore di letteratura siciliana, riprese e ampliò la tesi di Paladino con nuove ricerche d'archivio.
  • Vari studiosi siciliani contemporanei (Domenico Manera, Lamberto Tassinari, Marianna Iannaccone) hanno proseguito la ricerca con varianti interpretative.

Secondo la ricostruzione Paladino-Iuvara: la famiglia Crollalanza, per ragioni religiose (i Florio erano calvinisti), fu costretta a fuggire dalla Sicilia probabilmente attorno al 1574-1576, quando l'Inquisizione si fece più attiva contro i protestanti. Si rifugiarono prima a Treviso, poi a Verona, poi in Svizzera (Soglio, in Engadina, dove un Michelangelo Florio è effettivamente documentato in registri parrocchiali), infine in Inghilterra. Lì Michelangelo Florio Crollalanza — secondo la tesi — adottò il pseudonimo inglese "William Shake-speare", traduzione letterale del suo cognome materno (crollare+lancia = shake+spear), e collaborò o coincise con l'attore di Stratford, di nome simile per coincidenza.

Gli argomenti a favore

Gli argomenti specifici della tesi siciliana includono:

  1. Ambientazioni siciliane precise: la commedia Molto rumore per nulla (Much Ado About Nothing) è ambientata a Messina con dettagli del giardino del palazzo del governatore — luogo che secondo Iuvara corrispondeva alla casa dei Crollalanza. La commedia contiene espressioni messinesi specifiche ("Dogberry" = "Boccadipanno", "Verges" = "Verzi").
  2. Cultura siciliana: i versi siciliani della Tempesta e di Otello, le canzoni dei marinai veneziani, alcuni proverbi tipici della Sicilia orientale.
  3. Documenti d'archivio: registri parrocchiali di Messina del 1564 attesterebbero la nascita di un Michelangelo Florio (la documentazione è però controversa).
  4. Il salmista di Soglio: a Soglio, Svizzera, esiste documentazione di un Michelangelo Florio che tradusse i Salmi in italiano (1574). Le sue espressioni linguistiche somiglierebbero — secondo gli studiosi siciliani — a passaggi delle opere shakespeariane.
  5. Linguistica: alcune costruzioni sintattiche delle opere di Shakespeare sembrano calchi dall'italiano (uso anomalo del congiuntivo, dislocazioni del soggetto, costruzioni "fare + infinito").

Le obiezioni

La critica accademica anglosassone (Stanley Wells, Jonathan Bate, James Shapiro) considera la tesi siciliana non sostenuta da evidenze sufficienti. Le obiezioni principali:

  • Documenti di Stratford: l'attore William Shakespeare è ben documentato a Stratford (battesimo 1564, matrimonio 1582, testamento 1616, sepoltura nella Holy Trinity Church). Aveva una vita riconoscibile, riconosciuta dai contemporanei, e Ben Jonson nelle elegie del primo Folio (1623) lo identifica esplicitamente come il "Bardo di Avon".
  • Pubblicazione delle opere: le opere di Shakespeare furono pubblicate da contemporanei londinesi che lo conoscevano personalmente. Il First Folio (1623) fu curato da John Heminges e Henry Condell, attori che avevano recitato con Shakespeare per vent'anni. Sarebbero stati ingannati da uno pseudonimo italiano?
  • Documentazione su Crollalanza: i documenti d'archivio messinesi della famiglia Crollalanza, citati dalla tesi siciliana, sono in larga parte non verificabili o di provenienza dubbia.
  • Il problema linguistico: scrivere 38 opere teatrali in inglese poetico al massimo livello richiede madrelingua o equivalente immersione di decenni. Anche se Florio Crollalanza fosse arrivato in Inghilterra adolescente, padroneggiare l'inglese a livello shakespeariano sarebbe stato sforzo enorme.

Il consenso oggi

Il consenso filologico contemporaneo è che William Shakespeare di Stratford-upon-Avon scrisse le opere a lui attribuite. La sua biografia, anche se non straordinariamente documentata, è compatibile con la produzione delle opere — gli attori-autori del periodo elisabettiano-giacobeo non erano necessariamente formati all'università, e accedevano alla cultura italiana attraverso traduzioni inglesi disponibili (Painter, Florio padre — l'altro Florio, John, traduttore di Montaigne in inglese e amico di Shakespeare, possibile fonte di molte conoscenze italiane delle opere).

La tesi siciliana resta affascinante ma minoritaria. È più — secondo gli studiosi — un fenomeno di patriottismo culturale italiano che una tesi storica con base evidenziaria solida.

Aggiornamento — 11 maggio 2026

Nel 2023 una nuova edizione critica delle opere di Shakespeare a cura del Folger Shakespeare Library ha integrato analisi statistiche-computazionali (stylometry) per identificare la "firma autoriale" dei testi. Il risultato — convergente con studi precedenti di Hugh Craig e Brian Vickers — mostra una signature unica e coerente attraverso le 38 opere, compatibile con un singolo autore di formazione e cultura inglese centro-meridionale. L'ipotesi siciliana non riceve sostegno da questi metodi.

L'immagine di questo articolo è stata generata con un sistema di intelligenza artificiale. Non è una fotografia: ricostruisce il soggetto, non lo documenta. Il testo è redazionale.

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