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Percy Fawcett e la Civiltà perduta: Alla ricerca di Z

Esplorazione,avventura e ricerca, sono queste le basi dell’articolo che insieme al recente film fornisce un resoconto completo su “Z”

Qualche tempo fa  usciva al cinema “Civiltà perduta”, il film che narra l’affascinante storia di Percy Fawcett e delle sue spedizioni in Amazzonia alla ricerca di Z, una mitica città (comunemente conosciuta come El Dorado) in cui, pensava, vi fossero immense quantità di oro e pietre preziose, oltre a conoscenze esoteriche antichissime,  convincendosi di aver individuato il punto esatto nell’inesplorata giungla brasiliana.
Ma chi era Percy Fawcett? Un ufficiale di artiglieria, un archeologo, un cartografo, un esploratore. Un inglese intelligente e diplomatico, che aveva saputo farsi accettare dalle comunità dei nativi sudamericani, incontrati nelle sue moltissime esplorazioni in Brasile e Bolivia.
Nacque nel 1867 a Torquay, nel Regno Unito, da padre indiano e madre inglese. Prima che la sua vita cambiasse per sempre e il suo cuore fosse rapito dalla foresta pluviale amazzonica, Fawcett era stato in Sri Lanka al servizio dell’esercito britannico e in Nord Africa come spia, oltre ad aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale, nelle Fiandre, al comando di un gruppo d’artiglieria nonostante avesse quasi 50 anni.
Faceva parte della Royal Geographical Society, che più volte lo incaricò di mappare territori inesplorati come alcune zone del Brasile e dell’Argentina. Lì incontrò il suo destino. Si spostò spesso tra i nativi grazie ad offerte e ad un comportamento diplomatico e gentile, guadagnandosi così la loro fiducia e riuscendo a toccare con mano usi, costumi, leggende di quelle popolazioni. La conoscenza di queste culture, fino a quel momento poco conosciute e le clamorose scoperte in quella zona di resti di città-giardino con imponenti mura di terra, reti stradali complesse e tracce di insediamenti molto avanzati, suggerirono a Fawcett la possibilità dell’esistenza di una magnifica città, ricca d’oro e incredibilmente evoluta, che lui ribattezzò “Z”.
Le decine di spedizioni, soprattutto nello stato del Mato Grosso, caratterizzato dalla giungla più fitta, gli servirono per studiare, creare mappe, esplorare e tracciare il percorso per quella che sarebbe stata la spedizione regina, quella che gli avrebbe permesso di mettere finalmente piede nella città d’oro, ma dalla quale, noi oggi sappiamo, non fece mai più ritorno.
Nel 1925, grazie al finanziamento di un gruppo di Londra chiamato Glove, Fawcett tornò in Brasile con il suo primogenito Jack ed un suo amico, Raleigh Rimmell, deciso ad arrivare dove nessuno mai si era spinto, nel cuore della foresta amazzonica. Decise che sarebbe stato più semplice viaggiare in pochi e con pochissima roba, per potersi muovere più agilmente e rapidamente e per riuscire a nascondersi dalle tribù ostili.
L’ultima comunicazione della spedizione avvenne il 29 maggio 1925, quando Fawcett scrisse un lettera alla moglie dicendo che era pronto ad entrare nel territorio inesplorato con solo il figlio Jack e Rimmell, da quel momento non si ebbero più loro notizie e non furono mai più visti, né vivi né morti, nemmeno dalle popolazioni che abitavano all’interno della foresta.
Molte supposizioni sono state fatte sulla fine di Fawcett e della sua compagnia: alcuni credono che  vennero uccisi dai Kalapalo, una tribù locale, altri pensano che morirono per cause naturali o per malattie, o per infezioni da parassiti (gli insetti erano una vera piaga e più volte i tre erano stati costretti a fermarsi per le punture delle zecche), o sbranati da animali feroci. Ma ci sono anche moltissime teorie molto più colorite e davvero particolari, come quella che vedrebbe Fawcett il capo di una tribù di cannibali, in seguito alla perdita della memoria o come l’idea che l’esploratore inglese non avesse voluto tornare in Gran Bretagna intenzionalmente, preferendo fondare una comune nella giungla basata sui principi teosofici e sull’adorazione di suo figlio Jack.
Nei decenni seguenti vari gruppi organizzarono spedizioni di salvataggio, senza risultati, nonostante lo stesso Fawcett avesse chiesto espressamente, prima di sparire nel nulla, di non organizzare nessuna spedizione nel caso in cui lui e i due compagni non avessero fatto ritorno. Sensazioni negative? Intuito sulla sua sorte? Non lo sappiamo.
Ma la città di Z esiste o è esistita davvero? Nel 2005 il giornalista del “The New Yorker” David Grann visitò i Kalapalo, l’ultima tribù ad aver visto Fawcett ancora in vita, e scoprì che si erano tramandati una tradizione orale riguardante l’inglese, uno dei primi bianchi che la tribù avesse mai visto. Secondo questa tradizione orale Fawcett ed il suo gruppo avevano abitato nel villaggio per un breve periodo prima di ripartire verso est alla ricerca di questa fantomatica città. I Kalapalo avvisarono Fawcett di non viaggiare in quella direzione perché sarebbero stati uccisi dai “feroci indiani” che occupavano il territorio (una tribù indigena ostile e particolarmente sanguinaria), ma Fawcett insistette per partire. I Kalapalo videro il fumo del fuoco da campo della piccola spedizione ogni sera per cinque giorni prima della sparizione ed erano sicuri che furono i feroci indianiad averli uccisi. L’articolo parla anche di una civiltà monumentale chiamata Kuhikugu che potrebbe essere veramente esistita vicino a dove Fawcett fu visto, come scoperto dall’archeologo Michael Heckenberger e da altri. I ritrovamenti di Grann vengono descritti in dettaglio nel suo libro “The Lost City of Z”.
Percy Fawcett è stato di fatto un perfetto esemplare della società vittoriana ed edoardiana, incarnando tutti gli ideali di uomo ligio al dovere, di perfetto inglese desideroso di portare gloria all’impero britannico, ma al contempo si opponeva a tutto ciò con il suo bisogno di scoperta e di avventura, sentimento comune in quei tempi in Europa (basti pensare alla letteratura dell’epoca, dove il genere d’avventura andava per la maggiore, come nel caso di Stevenson con “L’isola del tesoro” e Verne con “Ventimila leghe sotto i mari”).
L’incredibile storia di Fawcett e della sua quasi ossessione per la città perduta di Z, fu d’ispirazione a Arthur Conan Doyle (tra l’altro amico dell’esploratore) per la stesura del suo romanzo “Il mondo perduto” e quest’ultimo basò parzialmente il suo personaggio, il Professor Challenger, proprio su Fawcett.

Fonte per lmmagini: IMDb

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