Una figura controversa e misteriosa del panorama siciliano è sicuramente Giuseppe Balsamo, meglio noto ai più come Alessandro il Conte di Cagliostro; fu un esoterista ed avventuriero, sosteneva di essere un cultore di antiche conoscenze e delle arti magiche. Purtroppo per lui fu condannato per eresia dalla chiesa cattolica ad espiare le sue colpe nella fortezza di San Leo con il carcere a vita.

La sua vita è ricca, costellata di avvenimenti controversi, il più grande dubbio su quest’uomo era sicuramente dedicato alla sua natura, infatti per molti era un eretico e tra i più vili truffatori, per altri invece era ritenuto un uomo di scienza illuminato molto saggio e dotato di poteri e di una conoscenza che andava oltre l’uomo comune.

Per questo motivo quando si parla di Cagliostro si nota subito quell’alone di mistero e di incomprensione, e per quante malefatte e truffe commettesse, la sua storia come la sua vita e la sua moralità stessa suscita in chi se ne interessa grandi perplessità.

Nacque a Palermo il 2 giugno 1743 il padre sfortunatamente morì poco dopo la sua nascita, e fu affidato all’istituto per orfani di Palermo San Rocco guidato da dei chierici Scolopi. Ribelle per natura a seguito del suo difficile carattere venne affidato ad un altro convento quello dei Fatebenefratelli di Caltagirone ove nel convento grazie all’annesso ospedale dello Spirito Santo, imparò le arti mediche correlate all’utilizzo di erbe medicinali e tisane (insegnamenti che sfrutterà successivamente a suo vantaggio durante la sua vita).  Dopo esser scappato dal convento si recò a Messina ove conobbe un uomo di origine greca conosciuto con il nome di Altolas che lo guidò nei suoi viaggi, prima in Egitto, poi a Rodi, a Malta e successivamente anche in oriente per affinare le sue arti, si pensa che in questo periodo il giovane Cagliostro perfeziono le antiche arti della magia e dell’alchimia stessa. Quest’uomo Altolas fu il suo primo maestro che lo avrebbe introdotto successivamente nell’Ordine dei Cavalieri di Malta.

Negli anni successivi visse una vita sempre al limite viaggiando in tutta Europa con la moglie Lorenza Serafini Feliciani che sposò a Roma durante il suo periodo italiano. Proprio in questo periodo venne in contatto con altri personaggi di dubbia moralità tra cui ricordiamo anche Giacomo Casanova.  Si spostò sempre lavorando come falsario per sostenersi.

Il suo obbiettivo fu sempre di procurarsi l’amicizia dei potenti, più volte infatti per arrivare ai suoi scopi utilizzò anche l’avvenente consorte che fece prostituire per il proprio tornaconto, (truffando le ignare vittime solitamente facoltose), per questo data la sua vita sregolata e sempre all’insegna dell’illecito visitò tanti stati Europei quanto le loro rispettive prigioni, fu infatti più volte denunciato e messo dietro le sbarre.

Nonostante per le sue malefatte egli fu punito molte volte, riuscì sempre con il suo intelletto e capacità a tirarsi fuori dai guai quasi con audace maestria.

Dedito alla magia, all’alchimia e agli antichi rituali fondò il rito massonico egiziano denominato “la saggezza trionfante” attraverso il quale intendeva trasmettere alla massoneria una coscienza spirituale più aulica basata sulla pura ricerca esoterica.  Durante la sua vita profetizzò molti avvenimenti come l’avvento di Napoleone e prima ancora l’avvento della rivoluzione Francese; (come sappiamo delle vere e proprie realtà storiche a cui non sapremo mai dare una risposta sulla reale profetizzazione o sull’ennesima malefatta compiuta), è giusto rendergli atto però che nella sua vita e durante i suoi viaggi si prodigò sempre verso i più deboli e la loro giustizia, offrendo cure e conforto ai più poveri.

A questo punto della sua vita però la situazione cambia e il nostro Conte, non è più ai confini della società costretto ad accaparrarsi le amicizie dei potenti ma finalmente gli viene dato il credito che merita e grazie anche alla fondazione di questo nuovo ordine massonico e alle cure mediche che riserverà alle famiglie dei potenti, egli verrà visto come un maestro illuminato accettato ed accolto da tutti e riconosciuto per le sue doti con tantissimi sostenitori al suo seguito.

Un caso che può testimoniare proprio il suo potere ed il suo ascendente avvenne in Francia poco prima della rivoluzione francese, con la truffa ai danni della corte francese denominata “scandalo della collana”: la contessa De la Motte dopo aver cercato di screditare la regina Maria Antonietta truffando l’intera corte francese, venne quindi imprigionata e durante un interrogatorio attribuì l’idea della truffa al Cagliostro. Egli però a dimostrazione del fatto che avesse tantissimi seguaci e sostenitori ovunque, venne difeso dai migliori avvocati parigini e l’anno dopo scarcerato dal parlamento parigino che ne riconobbe l’innocenza.

Costretto da una lettera del re a lasciare immediatamente la Francia salpò per Dover in Inghilterra.

Purtroppo arrivati a questo punto, comincia il declino della sua figura, litiga con gli esponenti della sua loggia massonica, è costretto per questo a viaggiare e a spostarsi. La moglie poi ne denuncia i misfatti ad un giornale il “Courier de l’Europe” ove spiega le sue malefatte e i maltrattamenti subiti. Proverà a ritrattare tutto pubblicamente una volta raggiunto il marito in Svizzera, ma in una lettera a i genitori a Roma sosterrà che quanto detto al giornale era vero e successivamente questa prova verrà usata contro di lui.

Nonostante tutto quasi magicamente riscuote ancora un forte consenso popolare ma sfortunatamente due fattori segneranno la sua fine, la tendenza allo sperpero e l’inimicizia coi suoi seguaci massonici che lo denunceranno per furto di denaro della loggia e l’inquisizione che aspettava il momento giusto per attaccare il conte di Cagliostro riconoscendone la figura del furfante palermitano Giuseppe Balsamo.

Questo riconoscimento avvenne ad opera di Antonio Vivona rappresentante legale di Francia in Sicilia che interpretò l’albero genealogico della famiglia Balsamo riconoscendone la perfetta identità.

Il mistero adesso si fa più nebuloso e le certezze storiche spariscono dinnanzi al mistero; l’inquisizione aveva da sempre cercato un pretesto per screditare le logge massoniche e Cagliostro, con la scoperta della sua reale identità l’inquisizione cerco di sfruttare la situazione a proprio vantaggio e di prendere realmente due piccioni con una fava.

L’inquisizione aveva già tutte le prove per imprigionare Cagliostro ma non aveva osato muoversi contro di lui in quanto mandare al rogo un personaggio tanto amato dalle folle avrebbe fatto di lui solo un martire e aumentato il malcontento nei confronti dell’inquisizione, ma riuscendo a dimostrare che il Cagliostro era davvero solo un furfante palermitano la situazione si faceva diversa e fattibile. Sfruttando infatti quest’occasione, l’inquisizione lo condannò al carcere a vita e ad essere murato vivo.

La cosa più strana è che il nostro Conte di Cagliostro si dichiarò sempre innocente da tutte le accuse sostenendo di non essere Giuseppe Balsamo.

Era davvero così o cercava inutilmente di scagionarsi? La realtà storica ci dice che il Conte di Cagliostro era davvero Giuseppe Balsamo e il suo certificato di matrimonio con Lorenza Serafini Feliciani non pone alcun dubbio, ma la domanda e l’enigma rimane; possiamo fidarci delle sole prove e non pensare che l’inquisizione abbia fatto il possibile per incastrarlo? Inoltre come a voler completare l’opera di mistero e dubbio, il suo cadavere all’interno della cella non fu mai trovato.

Sentire parlare di lui e conoscere la sua storia fa ricredere come la prima volta che ci si affaccia a questa figura, era davvero un mago? Un guaritore? Era realmente il conte di Cagliostro o Giuseppe Balsamo?

Forse la realtà non la sapremo mai ma il mistero è reale e la sua figura così controversa affascina e quasi ci lascia un sentore di bonarietà quasi a non volerlo condannare completamente.

Una figura che resta nella leggenda: il Conte di Cagliostro.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here