Una figura importante nel misticismo e nell’esoterismo in generale, che affascina e rapisce, è sicuramente Nicholas Flamel, noto alchimista francese del quattordicesimo secolo, realmente esistito a cui si deve il restauro di numerose opere ed a cui si attribuisce la creazione della pietra filosofale.
La sua una figura resta avvolta nel mistero, e le poche notizie che abbiamo su di lui e sulla leggenda legata alla pietra filosofale, le possiamo attingere dal libro Le livre des figures hiéroglyphiques (Libro delle figure geroglifiche), che ci fa un resoconto di alcune sue vicende.
Probabilmente nacque nella cittadina francese di Pontoise verso il 1330. Un’epoca particolare questa, in cui la magia e l’alchimia erano estremamente diffuse soprattutto nell’Europa Occidentale. Fu sicuramente un uomo molto colto per la sua epoca.
A Parigi avviò un’attività da copista notaio e libraio. La sua era una piccola attività che si pensa, gli permetteva di condurre comunque una vita agiata. Da nessuna parte però si fa menzione che Nicholas Flamel da giovane, dimostrasse un reale interesse per l’alchimia.
Da molti l’alchimia era ritenuta una disciplina dalle vane promesse, soprattutto in relazione al fatto che per la maggioranza era ritenuta una tecnica spirituale che attraverso l’umiltà di spirito e la dedizione al proprio compito avrebbe elevato lo spirito ad uno stato di nuova purezza e nobiltà.
Il reale cambiamento di Nicholas Flamel arriva dopo il matrimonio con una ricca e bella vedova di nome Peronella, che lo accompagnerà nei suoi viaggi e secondo la leggenda sarà presente alla creazione della pietra filosofale.
Secondo la leggenda ricevette un misterioso libro o per meglio definirlo un “libretto” di 21 pagine, acquistato dopo un sogno in cui gli avrebbe fatto visita un angelo, indicandoglielo. Nicholas flamel cominciò a studiare il libro con dedizione. Purtroppo per lui, come tutti questi tipi di libri, era scritto in codice e cifrato in più punti quindi non gli era permesso carpine tutti i segreti, anche se ad un certo punto si era convinto che il tomo contenesse l’antico segreto per creare la pietra filosofale che, come sappiamo tutti, rende immortali e trasforma i metalli comuni in oro. Il suo studio però subì una battuta d’arresto in quanto non poteva basarsi solo sulle conoscenze parziali del libro che era riuscito a decifrare. Per questo Flamel durante il 1378 si sarebbe recato in Spagna per cercare aiuto, incontrando sulla via del ritorno un maestro alchemico da cui ricevette la giusta iniziazione al loro mondo, al punto che Flamel e la moglie tornarono in Francia e dopo un attento studio attraverso testi di natura cabalistici, dopo quasi 3 anni riuscirono a decifrarne il contenuto e a creare la pietra filosofale davanti solo a sua moglie.
Questa storia ovviamente rimane avvolta nella leggenda ma si narra che i due avevano molte proprietà ed effettuavano cospicue donazioni alla Chiesa. Una delle loro abitazioni è ancora esistente, al 51 di rue de Montmorency ed è considerata la più antica casa in pietra di Parigi. Morì nel 1417. Il suo testamento citava le numerose proprietà ma non le ingenti ricchezze millantate nelle varie leggende che sono sorte intorno alla sua figura anzi si ritiene che, da veri filantropi, lui e la moglie usassero le loro ricchezze per fare del bene, vivendo in modo modesto. Fonti non confermate e speculative narrano che dopo la sua morte alcune teste calde bramose di oro e ricchezze abbiano fatto irruzione in casa sua in cerca di oro e ricchezza ma non abbiano trovato niente di valore, inoltre gonfi d’ira per non aver trovato nulla avrebbero depredato ed aperto la sua tomba convinti che la pietra filosofale fosse stata sepolta con lui invece trovarono la tomba vuota. Questo probabilmente diede vita alle insinuazioni sulla leggendaria immortalità dell’alchimista.

 

 

Fonte per le foto: wikimedia, wikipedia

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