Era il 14 aprile 1912 quando il Titanic, a 400 miglia a sud-est della costa di Cape Race, in Canada, si scontrava con un enorme iceberg. Era salpato appena quattro giorni prima da Southampton per il suo primo viaggio inaugurale verso New York. Il Titanic affondò la notte del 15 aprile, alle 2.20. Nel naufragio persero la vita 1518 dei 2228 passeggeri imbarcati, compresi gli 800 uomini dell’equipaggio. Solo 705 persone riuscirono a salvarsi.
Questo è quanto la storia ci riporta. Ma ci sono tanti, troppi punti ancora avvolti dal mistero.
Per prima cosa: molti passeggeri e anche la vedetta Frederick Fleet avvistarono l’iceberg molto tempo prima dell’impatto e addirittura Fleet dette la comunicazione al capitano Smith per ben tre volte, ma quest’ultimo invece di far spegnere i motori per minimizzare i danni dovuti allo schianto, ordinò di accelerare e virare a sinistra, con l’unico effetto di anticipare così l’affondamento. Perché?
Inoltre il mare era piattissimo, nonostante fosse Aprile, quindi l’avvistamento dei ghiacci sarebbe stato molto difficile senza le increspature dell’acqua. Nonostante ciò le due vedette erano sprovviste di un binocolo. E in più la reazione sul ponte, dopo lo schianto, fu molto lenta: passarono trentacinque minuti prima che venisse lanciato l’SOS e quarantacinque per preparare le scialuppe di salvataggio. Cosa è successo in questo lasso molto lungo di tempo?
Poi, altri particolari misteriosi: è assodato che la notte dell’affondamento, l’Atlantico era pieno zeppo di navi, ferme o in movimento e molti superstiti dissero di aver visto la luce di una nave (che poi si rivelerà essere la Californian) che però non li soccorse, nonostante fosse molto vicina, e ciò fu confermato dalla Carpathia, la nave che poi recuperò i superstiti. Perché la Californian non si avvicinò, nonostante il Titanic stesse sparando i razzi per segnalare l’SOS?
Due giornalisti inglesi avanzarono in un libro (“I due Titanic. L’enigma di un disastro voluto e di una truffa colossale.”) un’ipotesi alquanto particolare: secondo Gardiner e Van Der Vat, in realtà non sarebbe affondato il Titanic, bensì l’Olympic, suo fratello gemello. Le due navi erano identiche, e la White Star, la compagnia di navigazione che teneva in flotta le due navi, avrebbe avuto tutti gli interessi per far affondare l’Olympic, e non il Titanic. Infatti, la White Star versava in una pessima situazione economica e aveva stipulato per la traversata del Titanic un’assicurazione esorbitante; mentre l’Olympic, aveva già avuto numerosi incidenti ed era stata ferma in un cantiere per lavori di manutenzione proprio nel periodo precedente la partenza del Titanic. Quindi i due giornalisti suppongono che l’incidente del Titanic venne orchestrato dalla White Star per incassare il premio dell’assicurazione e saldare così i debiti. A favore di questa teoria ci sono diversi particolari: gli ufficiali e l’equipaggio presenti sul Titanic al momento della tragedia erano gli stessi dell’Olympic, gli interni erano identici, e anche le stoviglie, la posateria, tovaglie e lenzuola lo erano. Sarebbe bastato sostituire poche placche per invertire i nomi delle due navi. Inoltre le indagini successive all’incidente vennero notevolmente ritardate e presto archiviate e tutti i relativi documenti distrutti.
Queste sono solo ipotesi, teorie, leggende, racconti, forse fantasiosi, di superstiti e di appassionati. Solo alcuni elementi sono veri e consolidati: le informazioni su quanto successe quella tragica notte sono confuse, contraddittorie e continuamente messe in dubbio. Più volte macchinazioni e manipolazioni furono messe in atto per offuscare le indagini, per non chiarire quali effettivamente fossero state le cause che portarono al disastro, ovvero a chi imputare le colpe.
Infine l’elemento più importante in tutta questa storia è che 1518 persone morirono e che il Titanic (o l’Olympic, non ne abbiamo la certezza) è la nave da crociera più sfortunata che sia entrata nella storia, che lì nel fondo dell’Atlantico, conserva in seno un dramma che ancora oggi lascia sgomenti e che nasconde innumerevoli misteri.

 

 

Fonte per le foto: Pixabay

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