Avete mai pensato a cosa vi succederà un momento prima di morire? Per alcuni questo pensiero è fonte di angoscia: separarsi da tutte le persone amate, abbandonare tutto ciò che ci ha circondato in vita, correre verso l’ignoto…è davvero terrorizzante. Ma non preoccupatevi, pressoché tutte le persone che sono state molto vicine alla morte, ma che poi sono state salvate dalla medicina, non hanno visto il tristo mietitore, bensì hanno avuto delle esperienze molto intense e tutt’altro che orribili.
Il dottor Raymond A. Moody jr. nel suo libro “La vita oltre la vita” pubblicato nel 1975, ha raccolto tantissime testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze in prossimità della morte e che sono ritornate indietro. I racconti di queste persone ovviamente non sono tutti uguali ma tutti hanno un filo conduttore, una sorta di rituale che avviene quasi in tutte le occasioni in prossimità della morte, situazione che viene confermata da un studio effettuato dall’Università di Southampton, su oltre 2 mila persone che hanno subito un arresto cardiaco in 15 ospedali britannici, americani e austriaci. Quasi il 40% dei sopravvissuti ad un arresto cardiaco (il punto di non ritorno della vita dal punto di vista medico) descrive una sorta di consapevolezza nel periodo di tempo in cui erano clinicamente morti, prima che il cuore ripartisse e nel momento in cui la coscienza si disconnette dal corpo fisico, sono stati in grado di vedere il proprio corpo, l’ambiente circostante e le cose che succedono attorno al corpo, come ad esempio le manovre di rianimazione. La cosa più interessante è che questa situazione non viene vissuta come angosciante o spaventosa, ma la si percepirà come una cosa naturale. Un uomo addirittura ha ricordato di aver lasciato il suo corpo e di aver assistito a tutto ciò che succedeva da un angolo della stanza. Nonostante sia rimasto ‘morto’ per 3 minuti, il 57enne di Southampton, coinvolto nella ricerca, ha ricordato le azioni degli infermieri nel dettaglio, descrivendo pesino il suono dei macchinari. Alcune persone riferiscono che nel momento di staccarsi dal corpo, si sono sentiti frustrati o arrabbiati per il modo in cui sono morti e che desiderano ritornare nel loro corpo per cercare vendetta, ma questa sensazione è davvero sfuggevole, poiché viene presto rimpiazzata da un forte senso di serenità e di pace. Una donna, miracolosamente ricondotta alla vita dopo una crisi cardiaca, racconta: “Le sensazioni che cominciavo a provare erano molto piacevoli. Pace, sollievo, benessere e un’immensa calma. Tutte le mie preoccupazioni erano sparite. Era bello, mi sentivo in pace con me stessa. Ero morta e non provavo alcun dolore.” Dopo questo senso di pace e di intima quiete o in alcuni casi contemporaneamente, molte persone affermano di aver udito un fortissimo rumore e subito dopo la sensazione di cadere in una galleria buia: probabilmente è qui che ha inizio il viaggio nell’aldilà.
Sam Parnia, ricercatore alla Southampton University e coordinatore dello studio, afferma che i risultati che si evincono dallo studio sono chiari: un ‘resuscitato’ su cinque ha sentito un insolito senso di pace, e quasi un terzo ha avuto la sensazione che il tempo rallentasse o accelerasse. Alcuni hanno ricordato una luce intensa, un flash dorato o un grande sole luminoso. Altri ricordano paura, o una sensazione come di annegamento. Il 13% si è sentito separato dal corpo e altrettanti hanno percepito un affinarsi dei sensi.
Uno degli aspetti più misteriosi di questa sorta di viaggio è il racconto, seppur confuso a volte, di chi sostiene fermamente di aver visto alla fine di questo tunnel delle persone care defunte che, a detta loro, volevano come accompagnarlo in questo momento così delicato. Qualcuno potrebbe obiettare che possa trattarsi di suggestione e che la forte paura del momento spinga ad immaginare accanto a sé persone che possono offrire conforto come un amico o parente. A tal proposito uno studio interessante viene descritto nell’opera “La morte e la vita dopo la morte” della dottoressa Elisabeth Kubler-Ross che parla nel suo libro delle esperienze che ha avuto con i bambini che sono stati sul punto di morire e che poi sono tornati indietro: chiedendo a questi bimbi (di 5,6,7 anni) chi avessero voluto accanto a sé in quel fatidico momento, il 99% di loro ha risposto la mamma o il papà, ma nessuno di loro quando si sono risvegliati ha riferito di aver visto i genitori, a meno che essi non fossero già morti, prima di loro. Quindi possiamo dedurre che non siano solo proiezioni di un desiderio ma magari si è davvero accolti da persone care che offrono il loro conforto.
Coloro i quali sono riusciti a tornare indietro, anche grazie alla forza della medicina, raccontano un senso di frustrazione nel dover riprendere posto nel corpo fisico, infatti quest’esperienza da una pace e tranquillità tali che molte persone che l’hanno provata non avrebbero voluto tornare indietro, caricandosi nuovamente del peso di un corpo malato.
Per concludere, vi proponiamo lo studio di Konstantin Korotkov, direttore del Research Institute of Physical Culture di San Pietroburgo, uno scienziato che è riuscito a dimostrare cosa accade al nostro corpo nel preciso momento in cui avviene il decesso. Il Dr. Korotkov ha creato, con il suo team, un dispositivo che non solo è in grado di fotografare i campi energetici del corpo umano e delle piante, ma è anche in grado di dimostrare l’efficienza di rimedi medici per specifiche condizioni di salute. Il dispositivo si chiama GDV ed è stato approvato come tecnologia medica da parte del Ministero della Salute russo. Questa tecnica, che misura le radiazioni in tempo reale è costituita da una fotocamera bioelettrografica che viene posta davanti alla persona morente, scattando una sequenza di foto. Si possono notare nelle immagini delle aree che si colorano progressivamente di blu che sono quelle che vanno perdendo man mano energia. Secondo Korotkov, l’ombelico e la testa sono le zone che per prime perdono la loro forza vitale e l’inguine e il cuore sono le ultime aree, dopo di che si suppone che lo spirito abbia lasciato definitivamente il corpo per proseguire il suo percorso. Inoltre pare che, continuando a monitorare il corpo per qualche giorno, ci siano dei brevi ritorni di energia (si altera nuovamente la colorazione delle immagini). Potremmo interpretarlo come un ritorno dell’anima nel corpo, e Korotkov ha notato una correlazione tra queste variazioni nelle immagini successive alla morte e un’improvvisa separazione dell’anima dal corpo, ad esempio in caso di morte violenta, come se l’anima fosse disorientata.
Gli studi scientifici e i racconti di chi è riuscito a tornare indietro hanno in qualche modo dato un po’ di luce al mistero più impenetrabile e oscuro che esista, che è nato con l’uomo e che viene alimentato dalla paura archetipica della morte comune a tutti gli esseri viventi e anche se un piccolissimo spiraglio sul nostro futuro si è aperto la domanda per eccellenza resta ancora dentro la nostra testa: cosa c’è dopo la morte?

Fonte per le foto: Pixabay

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