Un affascinante mistero circonda l’isola di Thule. Come Atlantide e altre terre fantastiche (ma non troppo), la sua ubicazione è avvolta nel mistero. Questo ha dato vita a numerose leggende su questo fantomatico luogo: “una terra tra ghiaccio e fuoco in cui non tramonta mai il sole”.

Thule, per chi non conoscesse questo mito, è un’isola leggendaria citata per la prima volta nei diari dell’esploratore greco Pitea, salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord. Fu inoltre citata anche da Tacito nella sua opera, in cui tratta dell’esplorazione e della conquista della Britannia ad opera dell’impero Romano.

In moltissimi hanno tentato nel corso dei secoli di capire l’esatta ubicazione di quest’isola. Secondo studiosi come Tolomeo e Platone, non solo si può conoscere l’esatta ubicazione con delle coordinate geografiche, ma si tratterebbe di una piccola parte emersa (almeno secondo la loro visione) del fantomatico continente Atlantide.

Molto più razionale è invece la visione di chi vede quest’isola come un simbolo per identificare anticamente l’Islanda o la Groenlandia.

La supposizione più razionale sembra essere corretta. Infatti Plutarco e Plinio il vecchio sostengono nelle loro opere che le notti in questo luogo misterioso fossero solo di due ore, e questo non solo rafforza l’idea che si tratti di Canada o Groenlandia o Islanda, ma fa pensare a tutto il Nord Europa.

Questo tema, molto caro ai poeti latini e non solo, è stato ripreso in più punti e in varie epoche, proprio perché fissa quell’idea di viaggio immaginario, e sostiene un elemento che è costante nell’uomo, cioè quello di voler andare oltre i propri limiti, e verso confini che non ha ancora superato.
Lo stesso Dante che come sempre, quando troviamo qualcosa di particolare e misterioso fa capolino per dire la sua sull’argomento, nella divina commedia nel canto XXVI dell’Inferno e nel canto XXXIII del Purgatorio, ci fornisce alcuni riferimenti e indicazioni sull’isola, e se vogliamo essere più attenti e scrupolosi delle corrette coordinate!

Se infatti volessimo guardare oltre e pensare che Dante nella sua opera ci fornisce di più di quello che ha semplicemente scritto, vedremo che nascosti tra abili giochi di parole, vi sono dei chiari riferimenti che se confrontati e analizzati in relazione all’Isola di Thule fornirebbero le coordinate dell’Islanda, e successivamente in altri canti dei riferimenti proprio al Circolo polare Artico.

Ovviamente sono scritte secondo i riferimenti dell’epoca, ma è affascinante pensare come dietro a quest’opera vi sia sempre qualche significato nascosto, non sono solo frutto di speculazioni.

Il mistero dell’isola di Thule sembra quindi svelato. Purtroppo non con prove certe e con affermazioni assolute, ma possiamo soltanto pensare che si tratti di un’isola che ha suscitato meraviglia negli antichi uomini, che restarono sicuramente stupiti proprio per il suo paesaggio la sua grandezza, ed il cambio di latitudine.

Infine la presenza sia del ghiaccio testimoniato dalle rigide temperature e del fuoco potrebbe essere un chiaro riferimento, sia al giorno solare che dura molto di più a quelle latitudini sia ai vulcani islandesi. Quindi fuoco e ghiaccio che s’incontrano sulla stessa terra.

Con un’accezione più moderna l’isola di Thule e il mito ad essa correlato è stato utilizzato durante la prima parte del 1900, da una società di estrema destra tedesca a sfondo esoterico, appunto la “Società di Thule” che utilizzò il mito dell’isola per il richiamo concettuale che la razza ariana si fosse inizialmente generata lì e che gli Iperborei fossero i loro antenati. Gli Iperborei secondo gli antichi Greci, erano un popolo mitico, localizzato da Erodoto nell’estremo nord del mondo abitato. Un popolo sacro e omaggiato dalla protezione e benevolenza del dio Apollo. Erano caratterizzati dall’essere più alti del normale, avere una carnagione chiara, i capelli biondi e il colore degli occhi chiari (capirete il chiaro riferimento alle tesi concettuali di perfezione enfatizzati per la razza ariana). Questo concetto fu ripreso dalla società di Thule per affermare la superiorità della loro discendenza collegata a questo antico popolo. Una società evoluta e superiore alle altre. Concetto sfruttato da fanatici come Hitler durante il terzo Reich.

Il mistero dell’isola di Thule volge al termine e mi fa sempre riflettere come a volte le idee e un mito concettualmente così puro, possano subire un inquinamento tale dall’uomo da capovolgere il significato stesso del concetto!

Fonte per le foto: Wikipedia, Wikimedia

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