Si conosceva la pila e l’elettricità prima che Tesla e Volta ne fissassero i concetti? È naturale pensare che alcune conoscenze siano andate perdute e poi riscoperte dalla storia stessa? L’articolo di oggi punta a questo, con l’analisi di un particolare manufatto trovato a Baghdad e che continua ad affascinare ed incuriosire la mente di scienziati e studiosi nella speranza di dare risposta alla domanda, i “Parti” (un’antica popolazione abitante la Persia) conoscevano la pila elettrica e di conseguenza l’elettricità già 2000 anni fa? Se si, l’avevano scoperta da soli o qualcuno dall’alto aveva dato loro una mano? Cerchiamo di scoprirlo meglio in quest’articolo.
Tra i manufatti antichi e misteriosi non possiamo non citare la batteria di Baghdad un manufatto ritrovato nel 1936, nei pressi di Baghdad (da cui prende il nome) dall’archeologo tedesco Wilhen König che datò l’oggetto tra il 250 a.C. ed il 224 d.C., quando quello che è il moderno Iraq era dominato dai Parti. L’oggetto consta di un involucro di argilla gialla, a forma di vaso allungato, delle dimensioni di una mano, con un coperchio di asfalto. All’interno del vaso, retto dal tappo, vi è un cilindretto di rame, lungo 9 cm e largo 26 mm, chiuso anche all’altra estremità da un tappo di asfalto e, all’interno di questo, sempre retto dal tappo esterno, vi è una barra di ferro. Nel 1940, dopo essere ritornato a Berlino, König diede alle stampe un libretto sul quale esponeva la tesi secondo la quale il manufatto in questione poteva essere stato una cella galvanica utilizzata per placcare in oro oggetti in argento. Ovviamente il primo pensiero è quello che questo oggetto fosse un primordiale pila e sfortunatamente non è facile provare a confermare o confutare l’ipotesi, in linea teorica ma anche pratica (con qualche riserva) il manufatto potrebbe funzionare davvero come una pila se immerso in una sostanza acida, e genererebbe una corrente minima.
Vari studiosi e ricercatori hanno provato a replicare e a provare il suo funzionamento con scarsi risultati o meglio sostituendo alcuni componenti e provando alcune sostanze disponibili per quei tempi, come W.F.M. Gray che ha provato ad utilizzare solfato di rame, e la pila riesce a funzionare bene per un breve tempo, finché l’elettrodo di ferro non viene ricoperto da uno strato di rame. Dimostrò anche che una riproduzione del manufatto produceva corrente elettrica se veniva riempito con succo d’uva. Questi sistemi producono però scarsi se non scarsissimi risultati non apprezzabili, in quanto manca una sostanza o “qualcosa” che separi gli elettroliti che reagiscono con i due elettrodi.
È doveroso ricordare che utilizzata singolarmente non genera molta potenza, ma usate in serie Le “Batterie di Baghdad”, avrebbero potuto generare una tensione considerevole. Per confronto, i primi esperimenti eseguiti da Luigi Galvani utilizzavano celle molto simili, anche se più grandi, ed erano capaci di sviluppare 30 volt.
Nel programma Mythbusters furono collegate tra loro 10 “Batterie di Baghdad” costruite a mano e riempite di succo di limone come elettrolita le quali generarono 4 volt di corrente continua. La domanda che pose la trasmissione fu: “A cosa servivano queste antiche batterie?” La trasmissione diede tre possibili risposte: galvanizzazione, uso medico (elettro-agopuntura) e esperienza religiosa.
La possibilità quindi che l’oggetto funzionasse esiste e questo, ne converrete con me, è una cosa straordinaria: un reperto datato tra il 250 a.C. ed il 224 d.C che anticipa la scoperta dell’elettricità di 2000 anni.
Secondo i sostenitori, la pila serviva per produrre elettroplaccature di oro, o oggetti in galvanoplastica. A sostegno di questa ipotesi König cita il fatto che tra gli artigiani di Baghdad, oggi è in uso una tecnica di doratura galvanica, in cui l’oggetto da dorare è immerso in una soluzione di sali cianidrici d’oro, in un vaso poroso immerso a sua volta in una soluzione di sale. König osservò numerosi oggetti di argento rivestiti da una sottilissima patina d’oro ritrovati nell’antico Iraq e suppose che furono placcati utilizzando batterie composte da più celle.
Al contrario in molti sostengono che l’oggetto in questione non sia altro che un contenitore di rotoli sacri, utilizzati a scopi magici o propiziatori. I vari metalli nell’antichità erano utilizzati per rappresentare divinità, ed esistono altri contenitori simili usati per scopo religioso e rituale. Inoltre non sono stati rinvenuti nelle sue vicinanze fili metallici o altre indicazioni di un suo uso “elettrico”, e in particolare non è presente il filo che è rappresentato in buona parte delle raffigurazioni di questo oggetto, che sarebbe necessario per collegare elettricamente il cilindro di rame.
Se i Parti avessero davvero scoperto l’elettricità 2000 anni fa e ne avessero fatto un uso volontario, saremmo davanti a una scoperta straordinaria, anche se in molti purtroppo ci hanno speculato sopra. Alcuni hanno ritenuto necessario l’intervento di extraterrestri e altre creature per giustificare il ritrovamento, facendo rientrare la costruzione di questo manufatto in quel novero di conoscenze che non sono attribuibili solamente alle capacità dell’uomo. Personalmente credo che sia molto improbabile questa spiegazione e penso che l’umanità sia davanti a uno di quei fenomeni scoperti per caso che testimoniano come anche in passato era possibile generare corrente ma senza essere in grado di comprenderla realmente o sfruttarla.

 

Fonte per l’immagine: Wikimedia, Wikipedia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here