Uno dei profeti più oscuri del Medioevo fu San Malachia, un monaco irlandese che diventò arcivescovo di Armagh e che visse nel XII secolo. Morì nel 1148, ma le sue profezie, trovate sotto forma di appunti sparsi, furono raccolte e inserite in un manoscritto, denominato “Prophetia de Summis Ponteficibus” che venne depositato negli Archivi Vaticani, dove rimase dimenticato fino alla sua riscoperta nel 1590. Cinque anni dopo venne pubblicato dal benedettino Arnold de Wyon nel suo libro “Lignum Vitae””.
La leggenda che riguarda queste profezie vuole che San Malachia, convocato a Roma da Innocenzo II, ebbe una visione sul futuro della Chiesa e sui pontefici che si sarebbero susseguiti e, in quella sede, stilò un elenco dei papi (compresi alcuni antipapi) a partire da Celestino II, eletto nel 1143, che si sarebbero seduti sul soglio pontificio da quel momento fino alla fine dei tempi, connotando ognuno con dei motti piuttosto criptici.
La profezia contiene 111 frasi in latino (112 secondo alcuni), tante quanti sono, secondo Malachia, i Papi, con un commento su ciascuno dei pontefici o sul carattere del loro regno. La lista si conclude con un testo in latino che annuncia che durante il pontificato di un certo “Petrus Romanus”, «la città dei sette Colli verrà distrutta, e il Tremendo giudice giudicherà il suo popolo».
Molti di questi commenti si sono rivelati sorprendentemente precisi: ad esempio, Lucio II, che di cognome faceva Caccianemici, è indicato con il motto “Inimicus expulsus” (“Il nemico cacciato”). Oppure Innocenzo VII, denominato “De meliore sydere” (“Della stella migliore”), si chiamava Cosma Migliorati ed aveva un astro nel suo stemma. O ancora, di Pio III, al secolo Francesco Todeschini Piccolomini, viene scritto “De parvo homine” (“Del piccolo uomo”).
Ma si potrebbe obiettare che questi piccoli lemmi sono tutti riferiti a papi antecedenti al 1590, data nella quale, alcuni storici sostengono, un falsario umbro, Alfonso Ceccarelli, abbia redatto questo manoscritto allo scopo di influenzare i cardinali riuniti in conclave. In effetti le frasi riferite ai pontefici fino al 1590 sono calzanti e fin troppo precise, mentre da questa data in poi si fanno molto più vaghi. Questa teoria potrebbe essere vera, anche perché ci sono altre incongruenze su questo testo che esamineremo tra un attimo. Ritornando alle profezie, dobbiamo rendere atto però che anche per i pontefici dei secoli successivi le coincidenze suggestive non mancano. Pensiamo al motto “Montium Custos”(“Custode di monti”) per Alessandro VII (1655-1667) sul cui stemma possiamo ritrovare sei monti protetti da una stella o a Clemente XIV (1769-1799), “Ursus velox” (“Orso veloce”), che reca nel suo stemma un orso che corre. Ma venendo ai pontefici più vicini a noi, il motto per Pio XI è “Fides Intrepida” (“Coraggiosa Fede”), infatti il suo coraggio fu ammirevole quando con un’enciclica denunciò l’antisemitismo nazista, sfidando Hitler. Mentre per Giovanni Paolo I, che rimase sul soglio pontificio solo 33 giorni, la profezia usa la frase “De media aetate lunae” (“Della media durata di una luna”), corrispondente a circa un mese. Giovanni Paolo II è invece connotato dal motto “De labore solis” (“Della fatica del sole”) e un’eclissi solare avvenne il giorno della sua nascita e lo stesso fenomeno si è ripetuto nel giorno del funerale.
A Papa Benedetto XVI corrisponde il lemma “De Gloria Olivae” (“Della gloria dell’ulivo”), e secondo le varie versioni esistenti della lista sarebbe al penultimo o terzultimo posto. Secondo versioni non ufficiali, la lista includerebbe, quasi al termine, un “Papa caput nigrum” o Papa nero. Nell’emblema di Benedetto XVI appare il disegno di un uomo dalla pelle nera con una corona, simbolo della diocesi di Frisinga. Ecco il nesso che trovano alcuni studiosi tra Papa Ratzinger e il “Papa Nero”. Benedetto XVI era inoltre messo in relazione con la comunità benedettina soprannominata anche gli Olivetani. Inoltre nacque il 16 aprile 1927, giusto il giorno della festa di Pasqua, il cui simbolo è l’olivo e proprio lui proclamò santo il fondatore dell’Ordine degli Olivetani, Bernardo Tolomei. Possiamo affermare che le coincidenze non mancano.
Dobbiamo però sottolineare che il documento è considerato un falso da molti studiosi e anche da molte fonti ecclesiastiche perché è molto dubbia l’autenticità della sua datazione e inoltre il fatto che per quattrocento anni nessuno ne parli, compreso San Bernardo, che scrisse la Vita di San Malachia, è molto sospetto, anche se non è possibile escludere l’ipotesi che il documento sia rimasto sepolto negli archivi per secoli.
A parte questo, le sue profezie, specialmente quelle recenti, sono molto vaghe e possono essere adattate ai pontefici più recenti con uno sforzo di fantasia, per cui finiscono per essere “profezie” soltanto se le si vuole interpretare forzatamente come tali. Ma la prova regina della scarsa veridicità del manufatto è che nella lista sono presenti tutti i Papi del periodo in questione, ma solo due antipapi su otto, proprio come nell’elenco redatto dallo storico Panvinio, contemporaneo di Arnold de Wyon, che certamente ne conosceva l’opera. Non solo, anche il motto di alcuni Papi era elaborato sulla base di indicazioni biografiche erronee fornite da Panvinio. Quindi è possibile ipotizzare che se davvero si tratta di un falso, il falsario abbia copiato non solo i Papi dal 1143 fino al 1590, ma addirittura abbia copiato gli errori dello storico.
Di testimonianze contro la veridicità di queste profezie ce ne sono a volontà, ma non possiamo negare che le coincidenze riguardanti i pontefici degli ultimi due secoli sono impressionanti.
Secondo questa affascinante profezia rimangono ancora due pontefici. Il primo sarà un “seminatore di pace e di speranza, in un mondo che vive l’ultima speranza”, che così a pelle mi fa pensare a Papa Francesco, un grande uomo che sta davvero seminando pace e speranza, e il secondo e ultimo verrà a Roma da terre lontane “per incontrare la tribolazione e la morte”. Soltanto il tempo, naturalmente, dirà se le spaventose profezie di San Malachia si avvereranno.

 

Fonte per le immagini: Pixabay

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here