Nel deserto peruviano di Nazca, su un’area di circa 500 kmq, si trova una serie di misteriose linee nel terreno che riproducono perlopiù figure di animali, tracciate dal popolo Nazca, tra il 200 a.C. e il 600 d.C. Le oltre 13.000 linee vanno a formare più di 800 disegni, che includono i profili stilizzati di animali comuni nell’area (la balena, il pappagallo, la lucertola lunga più di 180 metri, il colibrì, il condor e l’enorme ragno lungo circa 45 metri).
La civiltà Nazca si sviluppò nel I sec d.C. sulle sponde del fiume Aja, nella regione di Inca, in Perù. La loro storia fu probabilmente breve: pare che decaddero nel VI sec d.C. I Nazca erano grandi lavoratori di ceramica policroma, su cui disegnavano uomini mutilati che porterebbe a pensare a pratiche sacrificali.
Le linee di Nazca furono scoperte la prima volta dal pilota Eduardo Herrán Gómez de la Torre e analizzate per primo dall’archeologo peruviano Toribio Mejia Xesspe nel 1926.
Malgrado siano profonde solo pochi centimetri, le linee si sono conservate grazie al clima arido della regione dove non piove quasi mai. Le figure sono disegnate da una sola riga che non si incrocia mai con sé stessa. Dal punto di vista della tecnica, le linee sono state tracciate spazzando via il colore rossastro e i ciottoli contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto per lasciare emergere la sabbia di colore bianco sottostante. Gli studiosi ritengono che i Nazca abbiano dapprima disegnato le figure degli animali su piccola scala, per poi realizzarli in grandi dimensioni.


Ma quale sarebbe la loro funzione? Le teorie sul ruolo di queste linee sono parecchie: nel 1927 Toribio Meija Xespe le identificò con dei sentieri cerimoniali. Nel 1939 furono studiate da Paul Kosok, un archeologo statunitense, che ipotizzò che l’intera piana fosse un centro di culto. Hans Horkheimer nel 1947 suppose invece che questi tracciati fossero una forma di culto degli antenati: sentieri tracciati che erano utilizzati come tracce dove camminare durante le cerimonie religiose. Un contributo particolare fu dato da Maria Reiche, matematica e archeologa tedesca che nel 1946 suppose che le linee avessero un significato astronomico, identificando la figura della Scimmia con l’Orsa Maggiore, il Delfino e il Ragno con la Costellazione di Orione. Sulla stessa linea Phyllis Pitluga, una ricercatrice dell’Alder Planetarium di Chicago, studiando il rapporto tra le linee e le stelle nel cielo, giunse alla conclusione che il ragno gigante rappresentava la costellazione di Orione, mentre tre linee rette che passano sopra al ragno erano dirette verso le tre stelle della cintura di Orione, se osservate da un certo punto della Pampa. Ma a smentire tutto ci pensò nel 1967 Gerald Hawkins, astronomo inglese noto per i suoi studi nel campo nell’archeoastronomia, che esaminò al computer i dati di uno studio aereo condotto sulla piana: la maggior parte delle linee non risultò connessa con alcun evento astronomico avvenuto dal 5000 a. C. a oggi, negando così ogni correlazione tra i disegni di Nazca e i movimenti dei corpi celesti.
Attualmente si ritiene che i disegni siano collegabili ai culti locali dell’acqua e della fertilità, tanto da far intuire allo studioso David Johnson che le linee potessero essere una mappa delle risorse d’acqua sotterranee. Questa ipotesi sarebbe collegata anche a una leggenda degli Aymara, popolazione della costa meridionale del Perù, che racconta del dio dell’acqua, che partendo dalla cima delle Ande, arrivava fin sulla costa volando e portando con sé questo dono prezioso. Così, per propiziarsi il dio, la popolazione disegnò sulla terra grandi figure, soprattutto animali, in segno di offerta e in modo che il dio le potesse vedere dall’alto.
Invece altre ipotesi più suggestive si rifanno agli studi di Morrison e Rostworowski che sostenevano che queste linee potrebbero essere state disegnate dagli antichi Nazca, i quali pensavano che il leggendario eroe-maestro Viracocha, noto anche come Quetzalcoatl, sarebbe tornato sulla terra. I geroglifici sarebbero serviti a lui come punto di riferimento.
Ovviamente il collegamento agli extraterrestri non poteva mancare: secondo Erich von Däniken, le linee erano luogo di sbarco per gli alieni e addirittura pensava che sarebbero state tracciate dalle astronavi al momento dell’atterraggio.
La funzione di queste linee rimane un mistero, ma il fascino e la meraviglia che esercitano tutt’ora sono incredibili, tanto da essere state designate dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità” e per questo l’accesso alla zona è proibito per poterle preservare.

Fonte per le foto: Pixabay, Wikimedia

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