Cinque vittime ufficiali e altre sei possibili, di cui quattro mutilate orribilmente. Tutte sgozzate e tutte erano prostitute. Questo è ciò che di certo abbiamo sulla figura di Jack lo Squartatore, il serial killer che sconvolse la Londra vittoriana negli ultimi mesi del 1888, nella zona di Whitechapel.

“Jack lo Squartatore” è come il serial killer voleva farsi chiamare stando a delle lettere mandate, probabilmente dall’assassino stesso, a Scotland Yard.

Thomas Bond, il medico forense incaricato di redigere un profilo psicologico dello Squartatore, lo definisce come una persona poco abile nell’uso dei coltelli, senza nozioni di anatomia umana e ciò fa supporre che non fosse medico, vista anche la grossolanità dei tagli; con un odio smisurato per le prostitute e le donne in genere, con tendenze sessuali volte alla promiscuità: anche se i corpi delle vittime non presentavano segni di violenza sessuale, l’assassino mutilava i corpi delle giovani donne deturpandone proprio gli organi genitali.

Ci sono stati tantissimi sospettati nel corso degli anni: Michael Ostrog, un medico russo, maniaco e pluriomicida; George Chapman, apprendista di un chirurgo che uccise violentemente la moglie; Francis Tumblety, marito di un ex prostituta, collezionava uteri di giovani donne; Charles Allen Lechmere un cocchiere notturno che lavorava proprio nelle zone degli omicidi e fu il primo ad essere ritrovato vicino il corpo di una delle vittime.

Poi abbiamo i sospettati famosi: da Walter Sickert, pittore che negli anni successivi agli omicidi dipinse una serie di dipinti sconcertanti in cui emergevano tantissimi indizi che lo ricollegavano a Jack lo Squartatore, come più volte anche lui ammise di essere, in alcuni suoi scritti; a Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, nipote della regina Vittoria, che intratteneva numerose relazioni con delle prostitute, fino a quando non contrasse la sifilide. Questo avvenimento lo portò ad odiarle in modo incontrollabile. Sulla figura di Alberto c’è anche un’altra affascinante teoria, presa in prestito per il film “La vera storia di Jack lo Squartatore” con Johnny Depp: l’erede al trono sposa un’ex prostituta e quando a corte si viene a scoprire addirittura dell’esistenza di una bambina nata da questo matrimonio, cominciano gli intrighi. La regina in persona avrebbe dato l’ordine di far sparire il nipote e di uccidere tutti i testimoni del misfatto, che altro non erano che le amiche della sposa, tutte prostitute.

In realtà l’unica persona per cui i sospetti sono un po’; più fondati è Aaron Kosminski, un barbiere polacco di origine ebraica. Kosminski aveva una bottega piena di coltelli simili a quelli usati dall’assassino, proprio a Whitechapel. Inoltre dai certificati medici del manicomio dove fu poi rinchiuso, Kosminski era affetto da turbe mentali, probabilmente una forma di schizofrenia, soffriva di intersessualità, odiava le donne in generale e aveva forti tendenze omicida. In realtà non è sicuro che il barbiere polacco abbia commesso i delitti sappiamo però, grazie a una successiva perizia calligrafica, che alcune lettere arrivate alla polizia londinese sono sicuramente state scritte da lui.

Per confermare ulteriormente l’ipotesi di una sua colpevolezza, recentissimi esami effettuati su campioni di DNA ritrovati su uno scialle attribuibile ad una delle vittime, attestano una compatibilità con il DNA di Kosminski. Ovviamente prima di confermare questa ipotesi, sono da considerare molte variabili come l’autenticità del reperto, la qualità delle analisi e il campione comparativo ottenuto soltanto da una discendente di Kosminki.

Ad oggi la figura di Jack lo Squartatore resta avvolta nel mistero e a causa dello scarso impegno della polizia londinese, nessuno ha mai pagato per gli omicidi di undici giovani donne innocenti.

Fonte per le foto: Wikipedia, Wikimedia

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