Quando l’8 aprile del 2000 il quotidiano londinese “The Times” pubblica un articolo che ipotizza la nascita del grande William Shakespeare sia avvenuta a Messina, la notizia era già nota in buona parte della Sicilia e non solo.
La figura del più importante scrittore in inglese e del più eminente drammaturgo della cultura occidentale si confonde con quella di Michelangelo Florio Scrollalancia, figlio del medico e pastore calvinista Giovanni Florio e della nobildonna Guglielma Scollalancia. Nell’articolo del The Times, che riprende alcune tesi già ampiamente discusse nello scorso secolo, si legge che Michelangelo Florio (futuro Shakespeare) nacque per l’appunto a Messina il 23 aprile 1564 (stessa data di nascita del drammaturgo) rivelandosi ben presto un bambino prodigio, dotato di grande genialità e appassionato della lettura. A 16 anni conseguì il Diploma del Gimnasium in latino, greco e storia. Giovanissimo, a conferma delle sue doti, scrisse una commedia in dialetto dal titolo “Tantu trafficu ppi nenti”. A causa delle credenze religiose del padre, Michelangelo (o Shakespeare, se preferite), non più al sicuro a causa dell’inquisizione, venne prima mandato in Valtellina e poi a Milano, Padova, Verona, Faenza e Venezia. Ebbe anche il tempo di tornare a Messina ma la sua permanenza nella città dello stretto durò poco. Successivamente Michelangelo soggiornò prima ad Atene, dove fu insegnante, poi in Danimarca, Austria, Francia e Spagna. Tornato ancora una volta in Italia, precisamente a Tresivio, s’innamorò di una fanciulla del posto di nome Giulietta ma la storia tra i due finì in tragedia con il rapimento del giovane, per cause religiose, e la successiva morte per suicidio di lei. Sconvolto per la morte dell’amata, Michelangelo si trasferì a Venezia ma, dopo che anche il padre fu assassinato, decise di mettersi in salvo trasferendosi in Inghilterra. Una ramo della famiglia Florio viveva lì e questo aiutò il giovane poeta a rifarsi una vita, stabilendosi a Stratford-upon-Avon, nel cuore delle Midlands Occidentali, nella contea del Warwickshire, a circa 150 chilometri da Londra.
Il nome William lo avrebbe preso per ricordare un cugino della madre morto prematuramente o semplicemente tradusse nome e cognome della madre trasformandolo nella versione letterale inglese, William (sta per Guglielmo) e Shake(scrolla)-Speare(lancia).
A supporto della tesi delle origini siciliane di Shakespeare c’è una teoria dello storico siciliano e professore universitario Martino Iuvara, che ha approfondito l’argomento: «I primi dubbi», spiega lo storico, «sorsero negli anni Venti, quando venne ritrovato un volumetto di proverbi dal titolo “I secondi frutti”, scritto da Florio e pubblicato nel 1583, contenente molte citazioni presenti nell’Amleto, scritto però molti anni dopo». Inoltre parecchie delle sue opere sono ambientate in Italia. Shakespeare conosceva minuziosamente usi, costumi e addirittura la legislazione in vigore nei vari regni che componevano l’Italia del Cinquecento. In più, in tutta la produzione shakespeariana non viene fatto alcun accenno alla sua città natale, Stratford, mentre vengono efficacemente citati piccoli borghi italiani. Tutto ciò era solo frutto del suo interesse per l’Italia? Oppure questa scelta di ambientazione cela le sue vere origini? In effetti viene da chiedersi come mai uno che nasce a Statford upon Avon ambienta 15 dei suoi 37 drammi in Italia? E perché mai lo Shakespeare inglese dovrebbe farcire la sua commedia “Much ado about Nothing” di espressioni tipicamente siciliani tipo “mizzica”? E ancora: lo stesso titolo “Molto rumore per nulla” richiamerebbe “Tantu trafico ppi nenti” scritto da Michelangelo Florio nel 1579.
Ci sono tante altre piccole coincidenze che vengono a sostegno di questa tesi: in Amleto compaiono i cognomi di due studenti danesi, Rosencrantz e Guildenstern, che frequentarono l’università di Padova e che sappiamo con certezza che Michelangelo Florio conosceva; ne Il Mercante di Venezia è impressionante notare le espressioni marinaresche usate, precise e attinenti al gergo dell’epoca, inoltre qui rivela anche una approfondita conoscenza della legislazione veneziana del tempo, completamente diversa da quella vigente in Inghilterra; in Giulietta e Romeo appare chiaramente una somiglianza incredibile con la storia d’amore vissuta durante la giovinezza dal Florio.
Altri dettagli della vita privata del drammaturgo inglese non quadrano: ad esempio nei registri della scuola secondaria di Stratford, la “Grammar School”, non compare il nome di nessun William Shakespeare; inoltre è di dominio pubblico che William Shakespeare frequentasse a Londra un prestigioso Club ma in quel Club non risulta il suo nome fra i soci, mentre, invece, vi risulta registrato Michelangelo Florio.
In effetti la biografia di Shakespeare risulta scarna e priva di informazioni rilevanti, e ciò ha fatto negare a molti studiosi l’autenticità della sua esistenza, e ritenere che egli fosse soltanto il prestanome di personaggi più famosi.
E poi un interrogativo fondamentale è: come faceva il figlio di un guantaio, che commerciava lana ad avere una cultura così vasta? Shakespeare proveniva da una famiglia di contadini e piccoli proprietari terrieri del Warwickshire, ma aveva una buona conoscenza della legge, di medicina, di geografia, di caccia, falconeria e altri sport, conosceva a fondo anche l’etichetta di corte e faceva largo uso di termini tipici di contesti molto lontani da lui, espressioni tipiche di culture altre da quella sua di poeta londinese.
Per tutte queste coincidenze e similitudini, il presidente del consiglio comunale di Messina, Giuseppe Previti, ha inviato una lettera direttamente alla Regina Elisabetta, all’ambasciata italiana a Londra, al ministero per i beni culturali e a quello per gli affari esteri, per affermare le origini siciliane del drammaturgo, mentre il consiglio comunale di Messina ha concesso l’8 agosto 2011 la cittadinanza onoraria post mortem a Shakespeare e l’inserimento del suo nome nell’albo degli uomini illustri della città.
Sulla genialità di Shakespeare non si discute, ma il dibattito su chi fosse realmente resta ancora aperto.
Addirittura presso la Brunel University di Londra sono stati istruiti corsi per indagare sulle origini del poeta. Mentre la città sullo stretto e i suoi abitanti non hanno alcun dubbio: Shakespeare era messinese.

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