Gli extraterrestri, sentiamo spesso parlare di loro nei giornali, in televisione, ma cos’è un extraterrestre? Da dove viene? Da dove prende spunto l’idea dei primi alieni? E soprattutto esistono davvero?

Benché ad oggi la vita extraterrestre sia solo ipotetica, è immaginata dal pensiero collettivo come l’idea di una civiltà aliena di intelligenza superiore, che viene a fare visita al nostro pianeta, e incontra la nostra specie. Le testimonianze e i reperti, hanno giocato un ruolo fondamentale nell’alimentare le fantasie di uomini, che in questi oggetti provenienti dallo spazio hanno trovato, o almeno sono convinti di aver trovato, la testimonianza tangibile che una forma di vita al di fuori della nostra, anche se estremamente semplice oserei dire elementare, esiste al di fuori del nostro pianeta.

All’ inizio del precedente paragrafo ho scritto che l’esistenza degli alieni è solo ipotetica, la scelta di questa frase è necessaria a far comprendere il concetto: infatti se la vita extraterrestre, come la immaginiamo noi, rimane ancora un’idea del tutto ipotetica, statisticamente, dato l’infinito numero di pianeti e galassie è impossibile non pensare che nell’universo, non esistano altre forme di vita, magari simili alla nostra.

Al tal proposito infatti l’equazione di Drake pone la base per stimare in modo matematico l’esistenza e il numero di civiltà ed inoltre la loro capacità di venire in contatto con noi.  Ma facciamo un passo indietro per poi tornare successivamente all’equazione di Drake e pensiamo un attimo dal punto di vista storico sull’argomento.

Sicuramente molti penseranno che il problema alieni o comunque la questione di extraterrestri sia un argomento moderno dibattuto per lo più dopo l’invenzione del telescopio e l’inizio dell’osservazione dello spazio, al contrario già nell’antica Grecia più precisamente nel VII secolo a.C. si dibatteva ampiamente del fenomeno e si pensava che esistessero altri mondi abitati da altre specie, i filosofi greci Diogene Laerzio e Anassagora sostenevano infatti nel loro pensiero, che la luna fosse abitata. Successivamente Lucrezio filosofo romano nella sua opera “de Rerum Natura” riteneva apertamente che sarebbero potuti esistere altri mondi e altre civiltà differenti dalla nostra.

Con l’avvento del Cristianesimo queste idee furono quasi completamente rigettate e soppiantate da una visione di centralità e unicità divina; non tutti però la pensavano così, come ad esempio San Basilio di Cesarea che riteneva gli antichi egizi una civiltà proveniente dalla progenie di un popolo al di “fuori delle sfere abitate dagli uomini o dai demoni”, aggiungendo inoltre che la stirpe dei faraoni non fosse discendente da Adamo ma da esseri sovrannaturali dotati di poteri attraverso cui fu possibile la realizzazione delle piramidi.

Anche Tommaso D’Aquino e Nicola Cusano nelle loro opere sostennero la possibilità di altri mondi; in particolare Tommaso D’Aquino negava l’esistenza di altri universi, ma non di altri mondi ove vi fossero civiltà aliene simili all’uomo; invece Nicola Cusano sosteneva la possibilità che Dio avesse creato altri mondi con esseri razionali e come nell’idea cristiana, fossero creati ad immagine e somiglianza di Dio ed eredi delle sue promesse.

Un altro fautore di possibili civiltà aliene (già citato in un precedente articolo) fu Giordano Bruno, condannato come eretico e messo al rogo nel 1600 proprio per le sue idee anticonformiste. Ad onore del vero c’è da dire che non fu condannato al rogo proprio per questa idea, che secondo gli storici non era nemmeno annoverata tra i capi d’accusa del processo, ma che fu la base per l’interesse di filosofi e teologi che si avvicinarono alla sua figura.

Arriviamo quasi fino al 1877 con Giovanni Virginio Schiapparelli che scoprì dei canali su Marte e diede vita all’idea dei marziani, ed astronomi come Percival Lowell che ripresero questa idea, sostenendo che la vita non si fosse sviluppata sulla terra ma su Marte, e che fosse successivamente stata trasporta sulla terra (questo diede vita all’idea dei marziani così come noi li intendiamo oggi e alla teoria che l’uomo avesse origini marziane).

Inoltre, come abbiamo già detto, nel 1961 Francis Drake formulò la sua equazione, come tentativo di stimare il numero delle civiltà aliene evolute. Negli anni 60 infatti il dottor Drake condusse le prime ricerche sui segnali radio di origine extraterrestre provenienti dallo spazio.

Nella storia della nascita dell’ufologia moderna, tappa iniziale e più rilevante è quella dell’incidente di Roswell del 1947, nel New Mexico. Ho preferito non inserire questo avvenimento all’interno dell’analisi storica ma trattarlo successivamente proprio per la sua natura non fondata su solide basi storiche, ma bensì modellata e tramandata da chi ha fatto di questa storia un business e un pretesto per trasformarla in verità storica. Durante i primi giorni di luglio del 1947, qualcosa cadde dal cielo della cittadina americana, spargendo detriti su tutto il territorio. Furono immediatamente avvisati i militari della base di Roswell che si recarono sul luogo dello schianto a raccogliere ed esaminare i detriti. E fin qui niente di strano a parte l’incertezza sul “che cosa cadde dal cielo quel giorno”, se non fosse per il comunicato Stampa rilasciato successivamente dalla RAAF: “un oggetto che sembrerebbe essere un disco volante è stato ritrovato nei pressi di Roswell”.
Ovviamente poco dopo arrivò la smentita, infatti appena un giorno dopo il comunicato della RAAF, il generale della Eight Air Force, Roger M. Ramey dichiarò che quell’oggetto recuperato non fosse un disco volante ma un pallone meteorologico di ultimissima tecnologia.
Come sempre, la verità su questa storia non la sapremo mai, sta di fatto però che attualmente quella è una delle zone in America più sorvegliata.
Da quel momento in poi, la fantasia, si accese dando vita a tutti quei complotti e quelle teorie che alimentano ormai il web, la televisione e buona parte della stampa mondiale. Infatti alcuni sostenitori dell’ufologia moderna e delle teorie complottistiche sostengono fermamente che i corpi alieni ritrovati furono trasportati nell’area 51 (base militare americana situata nel deserto del Nevada, ufficialmente un campo di sperimentazione per nuove tecnologie aeronautiche, ma per molti una base segreta, dove si conducono esperimenti al limite della fantascienza) e lì esaminati. Altri invece sostengono che nel cosiddetto Hangar 18 dell’aerea 51 venga custodita la navicella aliena precipitata sul suolo di Roswell. In realtà nessuno sa (e probabilmente saprà mai) se queste ipotesi siano vere o meno, inoltre data la natura militare della zona, spesso i diversi e all’avanguardia aeromobili presenti all’interno, utilizzati per voli di prova e missioni di addestramento, sono stati scambiati per UFO.

Analizzato il tema dal punto di vista storico passiamo a qualche delucidazione sulla ricerca moderna di extraterrestri operata in due modi: diretta, attraverso l’invio di sonde o esplorazioni, ed indiretta come quella offerta dal SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, Ricerca di Intelligenza Extraterrestre) e quindi l’invio di segnali radio nello spazio per tentare un possibile contatto con civiltà aliene.

Riguardo alla ricerca diretta, si tenta di provare l’esistenza di organismi extraterrestri esaminando e ricercando la presenza di acqua nei vari pianeti, le cui condizioni possono essere favorevoli per lo sviluppo della vita. Per due volte si pensò che la soluzione al problema non fosse da ricercare su altri pianeti ma sul nostro, infatti nel 1996 all’interno di un meteorite proveniente da Marte furono trovati i resti fossilizzati di quello che poteva essere il residuo del metabolismo di alcuni batteri extraterrestri. Il meteorite denominato ALH 84001 proveniente da Marte portava con sé un mistero che sfortunatamente non è stato possibile risolvere completamente e quindi dimostrare la natura aliena del residuò.

Un caso analogo avvenne nel maggio del 2001 il geologo Bruno D’Argenio ed il biologo molecolare Giuseppe Geraci, insieme in un progetto svolto per il Consiglio Nazionale delle ricerche. I due studiosi annunciarono di aver scoperto all’interno di alcuni meteoriti dei batteri, ribattezzati “batteri alieni”, i quali erano rimasti immobili e inattivi per 2,3 miliardi di anni. La notizia aveva suscitato incertezza tanto che la comunità scientifica ritenne opportuno sottolineare che la maggioranza degli scienziati considerava questi batteri come di una contaminazione avvenuta sulla Terra.
Nel 2005, due scienziati della NASA avevano inizialmente riferito di aver trovato una possibile prova della presenza di vita su Marte. In particolare, i due scienziati, Carol Stoker e Larry Lemke, si erano basati sul fatto che alcuni segni spettrografici di metano nell’atmosfera marziana sono molto simili al metano prodotto da alcune forme di vita primitive sulla Terra; tuttavia personalità ai vertici della NASA smentirono la notizia, e i due scienziati in seguito ritrattarono le loro affermazioni.

Ritornando a noi e al metodo di ricerca indiretto, parliamo invece dell’invio di messaggi nello spazio attraverso onde radio ad una determinata frequenza; questa metodologia è adottata dal Seti e dal progetto Arcade. Il Seti conduce ricerche attraverso l’ausilio di radiotelescopi in cerca di onde radio particolari ed anomale che potrebbero confermare la presenza di una civiltà aliena. Un riscontro al Seti è effettivamente arrivato dallo spazio attraverso il Segnale Wow nel 1977, un messaggio di natura così singolare ed anomala da non poter escludere la provenienza aliena.
ARCADE, ovverosia “Absolute Radiometer for Cosmology, Astrophysics, and Diffuse Emission” è invece un programma NASA che prevede dei radiotelescopi e un radiometro situato a bordo di un satellite gonfiato a gas posizionato in un’orbita specifica. Nel 2006 un forte segnale radio spaziale è stato intercettato dal radiometro.

A questo punto, abbiamo abbondamene parlato di ricerca, ma la domanda che ci poniamo sempre è: se mai incontrassimo gli alieni che forma avrebbero? Sarebbero simili a noi?

L’aspetto degli alieni è stato ipotizzato da tantissimi film e serie tv; di forme e costituzioni più disparate, l’aspetto degli alieni è sempre un argomento che affascina e che non pone limiti all’umana fantasia. Solitamente si pensa abbiano forma di umanoidi come quella umana; molti scienziati sostengono però che questa forma sarebbe altamente improbabile soprattutto in base alle numerose variabili che fanno la differenza nel fattore evolutivo, basti pensare ad elementi come ambiente, conformazione geologica, atmosferica ed anche principi fisici come la forza di gravità.

Sicuramente l’immagine che ci viene in testa è quella dei grigi, l’ipotetica tipologia di alieni più sfruttata da Hollywood: vengono descritti in vari modi, anche se generalmente hanno tutti dei tratti simili, di forma umanoidi, di bassa statura, non muscolosi di corporatura, e di pelle grigia (da cui prendono il nome), solitamente con una testa grande sinonimo di acutezza e intelligenza superiore alla nostra con grandi occhi neri. Tuttavia anche se questi cosiddetti grigi corrispondono agli alieni che più si rifanno al nostro immaginario comune, è doveroso affermare che non esiste nessuna fonte scientifica che dimostri l’esistenza di questi grigi o di altre tipologie di alieni che sono state descritte dai sostenitori dell’ufologia, e pertanto sono da ritenersi, almeno per il momento, frutto dell’immaginazione umana.

Proprio grazie a queste domande e caratteristiche, che ci fanno sognare e tirar fuori tutta la nostra fantasia ed immaginazione nel pensare alla loro forma e quindi successivamente anche alla loro biochimica, negli anni sessanta furono condotti degli studi particolari per calcolare le condizioni precise per la formazione di vita macroscopica basata sugli amminoacidi in riferimento particolare all’atmosfera di Giove e agli studi fatti su di essa. Soprattutto in ambito fantascientifico ci si chiede spesso se fosse possibile che le forme di vita aliene non siano forme di vita basate sulla chimica del silicio anziché del carbonio.

L’ultimo argomento da affrontare in questa analisi è sicuramente il contatto, trattato nell’ufologia (lo studio del contatto con extraterrestri), che viene definita come una disciplina la cui tematica centrale è la credenza che gli oggetti volanti non identificati possano essere dei veicoli o più generalmente oggetti extraterrestri. Essi vengono registrati secondo la classifica dell’astrofisico Josef Allen Hynek, chiamata appunto “classificazione di Hynek”. I sostenitori di questo argomento credono che si siano verificati veri casi di contatto più o meno ravvicinato tra esseri umani ed extraterrestri e addirittura casi di rapimenti di esseri umani ad opera di extraterrestri.

Fonte per le immagini: Pixabay

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