La verità su questa leggenda si perde nella notte dei tempi. Il periodo è quello medievale e non tutte le fonti venivano trascritte, quindi dobbiamo affidarci alle testimonianze che venivano tramandate oralmente e alle scarse fonti scritte, affidate alle parole Ralph di Coggeshall e del suo libro che si tramanda da generazioni e che parla di questa antica storia.

Si racconta che nella regione di Suffolk, in un paesino chiamato Woolpit, dei contadini videro due bambini uscire da una caverna (si pensa la caverna di St Mary’s of the Wolf – Pits) o un fossato dipende dalla versione, vestiti con abiti intessuti con dei materiali sconosciuti; i bambini risultavano normali sotto ogni punto di vista tranne per la pelle verde. Oltre ovviamente allo strano colore della pelle, la cosa che stupì i contadini fu che non capissero minimamente la loro lingua e che mangiavano solo e unicamente fagiolini verdi.                                                                                                                                                                   Inizialmente visti con riluttanza dalla gente del luogo, furono successivamente integrati in questa piccola comunità di campagna. I bambini uno maschio e una femmina vennero condotti dal signore locale Sir Richard De Calne.

Paradossalmente più passava il tempo e più questi bambini perdevano il loro colorito verdastro e lentamente la loro pelle diventava di colore roseo. Il maschio più piccolo apparentemente più gracile morì qualche tempo dopo e secondo le trascrizioni dell’epoca egli si ammalò di “malinconia”.

La bambina invece sopravvisse e perse lentamente tutto il colorito verde della sua pelle. Più volte interrogata, sosteneva di ricordare poco o nulla del suo passato, ricordava solo di provenire da una terra chiamata di San Martino e che un perenne crepuscolo aveva donato il colore verde agli abitanti di quella terra. La bambina raccontò inoltre come fosse arrivata Woolpit; un giorno seguendo il bestiame del padre, lei e suo fratello, entrarono in una caverna, storditi dai rimbombanti rintocchi di alcune campane, persero l’orientamento e non riuscirono più ad uscire. Cercarono di seguire una luce nel buio della caverna, e si ritrovarono nel fosso in cui i contadini li videro la prima volta.

La bambina venne successivamente battezzata Agnes Barre e s’integrò col tempo nella piccola comunità di campagna e da grande sposò un uomo del paese nella vicina Contea di King’s Lynn.

Questa storia ha dello straordinario e può essere vista in molte chiavi di lettura diverse tra loro; possiamo pensare ad una spiegazione scientifica: ipotizzando che i bambini fossero di origine fiamminga, potrebbe essere semplice spiegare il perché non comprendevano la lingua inglese; il colorito della pelle è riconducibile ad una forma di anemia causata da deficit alimentare e la foggia degli abiti sempre di origine fiamminga doveva sembrare alquanto strana ed inusuale agli inglesi dell’epoca.

Può essere vista in una chiave folkloristica in quanto le leggende locali, parlano spesso di fate, gnomi o elfi, ed in ogni caso giovani abitanti della foresta di colore verde. Inoltre il colore verde veniva associato a un senso soprannaturale e a eventi magici, che creavano nell’immaginario collettivo, il popolo della foresta.

Non esistono però solo spiegazioni razionali o storiche a questa leggenda. Lasciando il confine dei fatti ed addentrandoci sempre più nel regno delle speculazioni, questa storia può essere legata all’esistenza di vita extraterrestre male interpretata in passato dall’incomprensione della popolazione del tempo. Se infatti volessimo dare un’interpretazione paranormale a questa storia potremmo affidarci alle parole di Robert Burton e del suo libro “the Anatomy of Melancholy” del 1621, in cui sostiene che i bambini verdi della storia siano “caduti dal Paradiso”. In un articolo del 1996 l’astronomo Duncan Lunan, ipotizza invece che la storia potrebbe avere un senso se il pianeta da cui venivano i bambini fosse rimasto intrappolato in un’orbita geostazionaria attorno al sole, presentando condizioni adatte alla vita solo in una ristretta zona di crepuscolo tra una superficie intensamente bollente e un lato buio e freddo, ma come avrebbero fatto dal loro pianeta ad arrivare sulla Terra rimane un mistero.

Altri studiosi analizzando meglio la storia, sostengono che i bambini non venissero dal cielo ma dal sottosuolo, ricollegandosi al mito della terra cava, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

Se invece confrontiamo la storia con le moderne teorie creazionistiche (in riferimento all’ufologia) e potremmo idealizzare che il genere umano non si sia generato sulla terra, ma prima in un contesto alieno e poi trasportato successivamente nel nostro pianeta. La diversa colorazione della pelle dei due bambini, potrebbe far riferimento alle diverse condizioni di vita e all’adattamento del corpo a fattori esterni come luce, acqua, gravità e che influenzano il nostro sviluppo. Partendo da questo ragionamento gli alieni potrebbero avere una forma simile alla nostra ma essenzialmente diversa, poiché la loro vita si è sviluppata in diverse condizioni.

La particolarità è che, data la condizione antica e poco dettagliata della questione, a mio parere, qualunque sia la chiave di lettura di questo articolo, possiamo considerarla probabile; naturalmente una esclude l’altra, ma in questo caso com’è possibile operare una scelta oggettiva ed escludere l’una o l’altra spiegazione? Dipende solo dalla propria natura e dalla personale interpretazione delle cose.

 

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