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Il nostro blog ha sicuramente affrontato degli argomenti straordinari e controversi che affascinano e fanno discutere ma nessuno in questo senso può nemmeno lontanamente avvicinarsi alla figura leggendaria di Ermete Trismegisto, che li accorpa tutti in un’unica figura leggendaria ed in una dottrina mitologica che si apre all’imperscrutabile e contemporaneamente tratta molti degli argomenti di cui abbiamo scritto.

La figura di Ermete Trismegisto è mitologica e difficilmente riconducibile alle origini, a metà tra due grandi civiltà quella Greca e quella Egizia, tra umano e divino. E’ da molti definito come la fusione di due divinità molto vicine in questo caso Ermes il dio greco e il dio egiziano Thot, altri invece pensano che la sua figura fosse quella di un semidio ellenico, infine secondo l’evemerismo, Ermete Trismegisto sarebbe il figlio del dio Ermes, mentre nella cabala (anche se questa è un’idea più rinascimentale) , si immaginava che fosse un personaggio contemporaneo di Mosè e che trasmettesse ai suoi adepti una saggezza parallela a quella del patriarca cristiano; infatti alcuni occultisti hanno connesso i due creando il termine Thotmoses.

In ogni caso, egli rimane il padre dell’ermetismo, della scienza ermetica. I suoi scritti e la sua filosofia esplosero durante il peridio rinascimentale grazie anche all’abile traduzione di Marsilio Da Vicino (commissionata da Cosimo De Medici) che tradusse i suoi scritti e li fece conoscere in tutta Europa.
È il periodo in cui la magia, le scienze occulte, la riscoperta dei grandi filosofi dell’antichità vive un momento di grandissimo splendore. È d’obbligo ricordare però che l’ermetismo ebbe una fortissima influenza anche durante il periodo medievale e per questo gli alchimisti dell’epoca trovarono nelle sue opere una guida e ritenevano che Ermete Trismegisto fosse un sapiente realmente esistito che visse nell’antico Egitto.

Secondo le credenze gli scritti di Ermete erano 42 e contenevano insegnamenti di alchimia, filosofia, magia, preveggenza e tutte le arti e il sapere ad essi correlati. Si riteneva inoltre che queste opere fossero il sunto o meglio il fulcro degli insegnamenti lasciatici dagli antichi sacerdoti egiziani esperti nella medicina e nella magia come nella scienza. Successivamente, vari studiosi capirono comunque che il numero 42 non si riferiva alle 42 opere di Ermete ma aveva un altro significato, cioè i 42 nomi di Thot. In ogni caso comunque allo stesso Ermete si attribuiscono tantissime opere più antiche perfino degli scritti di Platone a cui il filoso fa riferimento sostenendo di aver ricevuto un sapere antico come Mosè e quindi farebbero ricondurre gli scritti ermetici di nuovo all’antico sapere dei sacerdoti egiziani. L’influenza dei suoi scritti e della sua dottrina la possiamo trovare anche in epoca cristiana ove il concetto ermetico “di umano e divino che poteva convivere” vinse lo scontro con il concetto che “umano e divino fossero divisi e non potevano coesistere” nel 325 d.C. al concilio di Nicea indetto da Costantino.

Per capire meglio questa figura è fondamentale spiegare le sue opere o per meglio dire, definire la sua letteratura. In sostanza non è altro che un insieme complesso e bene organizzato di teorie astrologiche, elementi di filosofia di chiara ispirazione platonica o pitagorica insieme a rituali religiosi, procedure magiche e rituali egizi. I testi contenuti all’interno di queste opere hanno un duplice approccio che può essere di carattere filosofico o tecnico. Un esempio che si è soliti fare a tutti quando si tenta di spiegare questa dottrina è il dialogo di Asclepio che fa parte dell’opera maggiore di Ermete Trismegisto il “Corpus Hermeticum”. In quest’opera è descritto all’interno il dialogo che riguarda l’arte di richiamare angeli o figure demoniache all’interno di statue, con l’ausilio ovviamente di rituali e formule.

L’opera termina con il lamento di Asclepio in cui si fa un’espressa denuncia per aver perso il reale significato spirituale della religione. Ai sacerdoti dell’antico Egitto infatti era concesso tale potere poiché erano i mediatori fra il divino e l’umano, ma col tempo la spiritualità diminuì ed i sacerdoti non furono più in grado di praticare correttamente i loro rituali e carpirne l’essenza metafisica che rappresentavano. I sacerdoti quindi secondo il “lamento” diventano insensibili, non comprendono più le statue che hanno perso la loro spiritualità e la rettitudine; e questo simboleggia per molti, visto in una chiave cristiana, una sorta di apocalisse simile ad un Armageddon ove il mondo finirà poiché la corruzione e l’arricchimento di coloro che dovevano guidare gli uomini, porterà ad una distruzione e contemporaneamente ad una ricerca della spiritualità perduta, a volte travisando anche il significato della spiritualità stessa.

In epoca Moderna il pensiero Ermetico è vivo e presente ed Ermete Trismegisto fu ritenuto patrono delle antiche arti come l’astrologia o l’alchimia. Purtroppo però come per personaggi anche la sua figura fu travisata e sfruttata da moderni scrittori e uomini che non ne capirono mai l’essenza spirituale vera che Ermete Trismegisto voleva infondere. Uno tra questi fu il conte di Cagliostro che sfruttò queste dottrine per il proprio tornaconto personale e l’arricchimento. La sua dottrina ed i suoi scritti ma soprattutto la sua figura fu anche adoperata dalla stessa massoneria che associò il nome dell’autore per legittimare ed avvalorare testi antichi in modo da sfruttarne la fama.

In ogni caso Ermete Trismegisto che fosse umano o divino, un semidio o un autore, probabilmente non lo scopriremo mai ma il fascino della sua figura e della sua dottrina sta proprio nel non scoprire tutto ma rivolgersi con rispetto all’imperscrutabile e a qualcosa che va oltre la nostra comprensione. La figura di Ermete Trismegisto, andrebbe presa, a mio parere, in modo concettuale e non alla lettera, come il sinonimo della spiritualità perduta che abbiamo bisogno di trovare.

Fonte per le immagini: Wikipedia, Wikimedia

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