La Divina Commedia è e resterà sempre la più grande opera mai concepita da un solo uomo, in questo senso la cultura di Dante Alighieri copre tutto lo scibile esistente per la sua epoca. Facendo Fede alla realtà storica del poeta e alla sua opera proviamo a capire il significato intrinseco e nascosto al suo interno.

La vita di Dante fu estremamente travagliata anche a causa degli avvenimenti della vita politica fiorentina, in quel periodo infatti Firenze era divenuta la città più potente dell’Italia centrale, ma il conflitto tra guelfi, fedeli all’autorità dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, minava la stabilità della città dall’interno, a farne le spese fu anche Dante che, dopo la frammentazione dei guelfi, in bianchi e neri si schierò con i bianchi che volevano difendere l’indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Papa Bonifacio VIII e per questo fu costretto all’esilio. In questo periodo Dante vagherà per città e Corti secondo le opportunità che gli offriranno in giro per l’Italia e non smetterà di approfondire la sua cultura e di accrescere la sua esperienza attraverso le differenti vicissitudini che vivrà.

Dante però non fu solo un poeta, fu un politico, un linguista, un filosofo, un filologo, e le sue opere ed in particolare la Divina Commedia sono intrise di sapere, di fede, di politica, di passione e amor gentile.

La Divina Commedia l’opera centrale, e maggiore del poeta è il dipinto perfetto della società medievale e della situazione politica filosofica e religiosa dell’Europa del Trecento, vista altresì in chiave allegorica; un’opera piena di significati nascosti, di profezie, di misteri, (E non di false profezie sulla fine dell’umanità attraverso il morbo della peste come scrive Dan Brown nella sua opera più recente “Inferno”).

Sicuramente di Dante Alighieri è da notare come ad oggi molti studiosi concordino nel dichiarare che le sue opere siano ricchissime di simbolismo esoterico di matrice spiritualista, gli stessi osano addirittura arrivare ad affermare che il sommo poeta apparteneva ad una organizzazione segreta, denominata i “Fedeli d’Amore”, di diretta derivazione templare.

Ad avvalorare questa tesi lo scrittore ed esoterista francese René Guénon nelle sue opere afferma con sicurezza (forte anche della sua cultura sulla Divina Commedia), che Dante avesse nascosto un messaggio all’interno del poema, ricco di parallelismi massonici ed ermetici che può essere letto e capito solo dagli iniziati, che disporrebbero delle giuste chiavi di lettura dei testi sacri ed antichi.

Il punto di forza della sua teoria risiede nei versi dell’Inferno “O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani.”; Qui René Guénon ritiene che coloro che posseggono “li ‘ntelletti sani” sarebbero gli “iniziati”, i quali potrebbero scoprire la dottrina insita sotto il velame del poema.

Non solo Guénon ma anche altri studiosi e poeti provarono a confermare queste teorie: da Ugo Foscolo che affermava lo spirito rinnovatore politico e religioso della Divina Commedia e rivelava la presenza di un segreto mistico e profetico, a Gabriele Rossetti che sosteneva la tesi che tutta la poesia d’amore di Dante fosse costruita secondo un gergo convenzionale e che, sotto la finzione dell’amore per la donna, nascondesse le idee iniziatiche di una setta segreta che aveva speciali intenti politici e religiosi, a Pascoli che arrivò addirittura a dubitare della fede di Dante.

Contrariamente all’idea controversa che ci siamo fatti fino a questo momento, esistono alcuni indizi che potrebbero confermare queste teorie, e sono: la figura di San Bernardo, che fa da guida a Dante al posto di Beatrice, nell’ultimo tratto di viaggio in Paradiso, per condurlo davanti a Dio, egli infatti fu il creatore della regola dei Templari e cofondatore dell’ordine segreto; Un altro indizio, i beati, nel paradiso, sono disposti in forma di Candida Rosa e gli ultimi canti del Paradiso sono tutti incentrati sulla descrizione della rosa e di Dio e La rosa è un chiaro emblema dei Templari; inoltre la numerologia di tutta la Divina commedia si ricollega alla simbologia rosacrociana, o il riferimento a San Giovanni, che è il protettore di tutte le sette cristiane o l’esaltazione dell’aquila che per i più è soltanto il simbolo dell’impero, ma l’aquila è anche uno dei simboli templari più ricorrenti.

Insomma per comprendere quest’opera immensa dobbiamo contemplare la pluralità di diversi livelli di lettura: dalla natura simbolica, a quella esoterica a quella prettamente accademica. Ogni aspetto della Divina commedia non ha un unico significato, ma rimanda sempre a qualcos’altro, cioè a un significato che va al di là delle apparenze, a un qualcosa che va verso il mondo del trascendente.

 

Fonte per le foto: Pixabay

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