Fin da piccolo, quando leggevo la versione per ragazzi del ciclo arturiano, il personaggio che destava in me maggior timore era l’enigmatica fata Morgana, una creatura misteriosa dotata di poteri magici, legata indissolubilmente al destino di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda.                                                                                                                                    Morgana è un personaggio particolare e ricco di mistero, anche se la sua storia, come la sua caratterizzazione, cambia in base all’autore o alla versione: per alcuni è infatti una sacerdotessa di Avalon, per altri la sorella di re Artù, per altri ancora una fata nipote di Merlino.
In ogni caso i riferimenti alla sua figura e le storie non mancano, essendo un personaggio così interessante, da suscitare le fantasie di ogni autore; pochi però conoscono il mito della Fata Morgana ambientato in Sicilia.
Tutte le versioni concordano con il fatto che Morgana fosse una figura dotata di poteri sovrannaturali, e che proprio l’epiteto di fata stia ad indicare questa particolare propensione per le arti magiche e gli incantesimi; solitamente infatti è vista come una maga o una strega, una figura negativa, un’antagonista (anche se esistono storie e resoconti in cui la sua figura è più mite e positiva).
Secondo molti studiosi, i primi poeti hanno tratto ispirazione per l’origine del personaggio dalla dea celtica Modron o Morrigan, e solo in testi relativamente più recenti, scritti in prosa come il “Ciclo di Lancillotto”, ella fu dotata di una psicologia e di una caratterizzazione più definita, particolare e oscura come antagonista di re Artù e degli eroici cavalieri della tavola rotonda.                               La fata Morgana fa la sua prima apparizione nel tredicesimo secolo nelle storie di Goffredo di Monounth, che la descrive come una donna molto bella e colta che viveva con 8 sorelle nella mitologica isola di Avalon, dotata di poteri magici; in questa versione, portò Re Artù in salvo sull’isola, poiché ferito in una dura battaglia, e usò tutte le sue conoscenze per curarlo. La storia narra che lo adagiò su di un letto d’oro, curandolo con mani sapienti fino alla sua miracolosa guarigione.
Nella tradizione del Ciclo arturiano, Morgana invece è la sorellastra di re Artù, sempre gelosa del fratello e figlia della regina Igraine e del Duca Gorlois di Cornovaglia; un tratto ricorrente della sua figura nel ciclo arturiano classico è la sua partecipazione al complotto che avrebbe poi rovinosamente distrutto re Artù, in favore del figlio Mordred che avrebbe tentato di conquistare il regno e controllare la Britannia spodestando il padre.

In ogni caso il personaggio di Morgana subì nel tempo moltissime revisioni, come lo stesso Merlino, infatti pochi sanno che nelle prime versioni del ciclo arturiano, il nostro mago per eccellenza era di natura malvagia, nel corso del tempo però la sua figura fu riadattata e diventò positiva, ovvero quella di un mago buono, consigliere del sommo re; al contrario di Morgana che inizialmente era una figura positiva, e successivamente, con l’avvento del periodo medioevale e dell’inquisizione, e quindi della demonizzazione della donna colta ed istruita, diventò un personaggio negativo. Non a caso nel poema “La morte di re Artù” di Thomas Malory, Morgana è un personaggio prettamente negativo che nuoce alla corte ingannando Artù; la prima volta ruba la spada magica Excalibur e la consegna al nemico del sovrano, ma sfortunatamente per lei Artù scopre l’inganno e uccide il nemico, la seconda volta tenta di uccidere Artù con un mantello incantato, che fortunatamente Artù non indossa evitando quindi di essere polverizzato dal suo incantesimo.
Quindi la figura di Morgana è sempre molto particolare ed ambigua, per questo verrà citata anche nell’Orlando Furioso come un’incantatrice che vive in un lago e che dispensa ricchezza e gioia a chi la compiace, e sfortuna e sofferenza a chi la ostacola.
Nel folklore irlandese è poi vista come una perfida maga che si diletta a spaventare la gente e nel folklore scozzese come una fata dalle bianche sembianze che abita in castello popolato da maligne creature.

La cosa più particolare (che avevo citato all’inizio dell’articolo) è che, oltre in Inghilterra, Scozia ed Irlanda, troviamo la sua fantomatica figura anche in Sicilia: Wolfram von Eschenbach nel suo Parzival chiama il famoso vulcano Etna “la montagna di fata Morgana”. È doveroso precisare che “Fata Morgana” è anche il nome di un fenomeno illusorio simile ad un miraggio, che crea una particolare condizione in cui ad esempio una città può essere vista in mezzo al mare. A Messina questo effetto ottico, che si manifesta come un miraggio o meglio come un’illusione ottica, fa sembrare che dal mare spuntino, un insieme di castelli ricchi di torri che si innalzano dalle onde, nascosti dalla nebbia, e guardando questo singolare effetto per un po’ di tempo si vede appunto una figura femminile che spunta tra le torri. Questa secondo la tradizione è la fata Morgana che fluttua tra le onde e il luogo avvolto tra le nebbie probabilmente è proprio la leggendaria Avalon. Si pensa che a regalarci questo straordinario fenomeno sia la complessa interazione degli strati d’aria umida che creano un particolare effetto di rifrazione ed ingrandimento delle scogliere e degli edifici sullo stretto.
L’articolo volge al termine, ma la figura di Morgana non arriverà mai ad una fine, fa parte dell’incredibile fascino senza tempo di personaggi mitici che come lei, riprendono vigore ad ogni narrazione, ogni volta che il loro nome salta fuori. È un personaggio il cui mistero non si cela dietro la sua apparizione sporadica o spaventosa, ma nella sua incredibile forza e determinazione, mista alla magia di essere la donna del mistero che affascina il cuore di chi legge.

 

Fonte per le foto: Wikipedia, Wikimedia

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