Chi non ha mai sentito parlare della “nave fantasma”? Un’imbarcazione che incute timore e paura, proprio per il fatto che naviga da sola e senza equipaggio. Nel cuore dei marinai, dei secoli scorsi, queste storie incutevano terrore, quasi fosse la storia di un fantasma vero e proprio.

In questo particolare articolo, parleremo di una nave fantasma ben specifica, la Mary Celeste, un brigantino, le cui vicende hanno ispirato le storie e le leggende più disparate, alcune volte fornendo anche la possibilità a uomini senza nessuna morale di specularci sopra.

 

Cerchiamo di capire un attimo cosa si intende per nave fantasma. Una nave fantasma è una nave il cui equipaggio è formato esclusivamente da fantasmi. Il termine si usa anche per alludere ad una vera nave avvistata come un’apparizione improvvisa e subito svanita oppure ad una nave vista galleggiare in mezzo al mare senza equipaggio a bordo (ed è questo il caso della nostra storia). Nelle opere di fantasia ovviamente il più chiaro riferimento alla nave fantasma è l’Olandese Volante, condannata a solcare i mari in eterno senza una meta precisa, e a cui un destino avverso impedisce di tornare a casa. Il nome della nave è diventato sinonimo del franchisee dei “pirati dei Caraibi” una serie di film Disney che annovera tra i loro personaggi e vascelli proprio l’Olandese volante e il suo Capitano Davi Jones.

Ma lasciamo i film di pirati ad Hollywood e concentriamoci sul caso più famoso e che per antonomasia costituisce la storia delle navi fantasma senza equipaggio: la Mary Celeste, era un brigantino di 282 tonnellate costruito nell’isola di Spencer in Nuova Scozia con il nome di “Amazon”. I suoi problemi, di cattiva sorte, cominciarono fin dal primo momento. Il suo primo capitano morì dopo pochi giorni a causa della polmonite. Lo sfortunato era figlio di uno dei proprietari dell’imbarcazione e fu il primo di 3 capitani a morire sulla nave.

Successivamente andò a sbattere contro una nave da pesca, con quello doveva essere il 4°capitano. E quando per le riparazioni la nave fu portata in cantiere, scoppio un incendio. Oltremodo sfortunate quindi le vicende di questa nave. Se pensiamo che una volta sistemata la nave fu di nuovo “sfortunata”, andando a sbattere contro un’altra imbarcazione da pesca, sembra davvero che non abbia pace. Anche se è possibile che la sfortuna c’entri poco o niente, fu forse l’inettitudine degli ufficiali a causare tutti questi incidenti? Il quarto capitano venne così destituito e l’imbarcazione ebbe sei anni di gloria con i suoi proprietari della Nuova Scozia. Nel 1867, la nave si arenò durante una tempesta al largo della Baia di Glace.

Dopo che venne recuperata, la nave fu venduta per 1.750 dollari a Richard Haines di New York, il quale la fece riparare con un costo di 8.825 dollari. A quel punto la nave fu trasferita nel Registro Americano e ristrutturata con il nome di Mary Celeste. L’idea era quella di usare la nave per attraversare l’Atlantico per commerciare con i porti dell’Adriatico. Fu in questo periodo che accadde l’impensabile, ovvero il 5 novembre 1872, sotto il comando del capitano Benjamin Briggs, la nave imbarcò un carico di alcool industriale per conto della Meissner Ackermann & Coin e salpò da Staten Island, New York diretta a Genova.

La nave era ben fornita e aveva uomini esperti, sette marinai, un capitano e la moglie e la figlia del Capitano. Proprio in questo momento accade quello che è il fulcro della nostra storia; il 4 dicembre 1872 il brigantino fu avvistato da un’altra nave, la “Dei Gratia”, comandata dal capitano David Morehouse.

La Mary Celeste si trovava alla deriva nelle coste delle isole Azzorre, a vele spiegate verso lo stretto di Gibilterra. La cosa più particolare è che non vi era nessuno a bordo e quando un piccolo gruppo di marinai fu inviato a bordo a controllare, si resero conto che la nave era deserta.

L’equipaggio sembrava sparito nel nulla lasciando persino il cibo nei loro piatti. La nave era tutto sommato in discrete condizioni, anche se era completamente grondante d’acqua. Solo una delle pompe era in funzione, e nella stiva vi era un metro d’acqua. Alcune delle sue vele erano strappate. La bussola era rotta, il sestante ed il cronometro marino mancavano e anche la sua unica scialuppa era mancante.  La cosa che faceva più pensare a qualche catastrofe e non ad un ammutinamento o qualche frode assicurativa era che il carico di 1701 barili di alcol era intatto, (anche se una volta a Genova, si scoprì che nove barili erano vuoti). La maggior parte delle carte di bordo mancavano. Le ultime annotazioni rimaste riferivano che la nave era giunta in vista di Santa Maria delle Azzorre il 25 novembre.

Giunta a Gibilterra la nave, fu immediatamente controllata dal procuratore generale Frederick Solly Flood che aprì subito un’inchiesta sulle sorti dell’equipaggio. Il primo sospetto fu che l’equipaggio si fosse ubriacato ed avesse poi ucciso gli ufficiali, la signora Briggs e la piccola Sophia. Ma tale ipotesi venne smentita dal fatto che l’alcool presente a bordo non era del tipo da procurare una sbornia. Oltretutto non vi erano, tracce di sangue, che giustificassero tale teoria.

Il procuratore pensò allora che Briggs e Morehouse i due soci proprietari, si fossero accordati per perpetrare una truffa ai danni delle assicurazioni. Anche tale ipotesi venne presto scartata dal fatto che Briggs era comproprietario del brigantino e che come risarcimento avrebbe incassato solamente una cifra iniqua che non giustificava tale vicenda e il trambusto che avrebbe creato. In ogni caso il procuratore Flood arrivò ad accusare Morehouse ed il suo equipaggio di avere ucciso gli occupanti della Mary Celeste per riscuotere la ricompensa.

Nei successivi undici anni la nave cambiò altri 17 proprietari ma i marinai si rifiutavano di imbarcarsi, perché credevano che la nave fosse maledetta.

Il suo ultimo proprietario, il capitano Gilman C. Parker, nel tentativo di compiere una frode, il 3 gennaio 1885 fece naufragare la nave facendola sbattere contro la scogliera Rochelais, al largo della costa occidentale di Port-au-Prince, Haiti e a sud dell’isola de la Gonâve. Il capitano tentò anche di incendiare la nave senza però riuscirvi. La compagnia assicurativa fiutò la truffa e portò lo sventurato capitano in tribunale, ma il giudice non perpetrò nessuna sentenza nei confronti del Capitano Parker che subì una fine peggiore e morì tre mesi dopo, uno dei suoi soci finì in manicomio e l’altro si suicidò.

La Mary Celeste rimase quindi abbandonata sulla scogliera dove era andata a incagliarsi. Il 9 agosto 2001, una spedizione guidata dallo scrittore Clive Cussler e dal produttore cinematografico canadese John Davis ha trovato i resti del brigantino dove Parker l’aveva distrutto.

Nessuno degli uomini scomparsi dalla Mary Celeste fu mai ritrovato, né si seppe mai cosa accadde loro. Nel 1873 furono segnalate due scialuppe di salvataggio al largo della costa atlantica della Spagna, una avente una bandiera americana a bordo, l’altra contenente cinque corpi. Tuttavia questi corpi non sono mai stati identificati.

È così che per mancanza di prove e di elementi sufficienti a dare una spiegazione logica la storia della nave fantasma prende vita nella sfortuna la vicenda della Mary Celeste. Non si seppe mai che fine avessero fatto i suoi occupanti. Sarebbero stati a seconda dei casi, vittime di un attacco pirata, divorati dagli squali, sbranati da mostri marini, trasportati in una diversa dimensione temporale o rapiti dagli alieni. La verità probabilmente non la spremo mai, è passato troppo tempo, ed è difficile fidarsi di nuove prove, ai giorni nostri. Negli anni successivi alla vicenda dei falsi, tentarono di accaparrare, soldi e fortuna raccontando di essere superstiti dell’equipaggio, ma fortunatamente, vennero facilmente svelati come falsi, per la loro inattendibilità alla vicenda.

Fonte per le immagini: Pixabay, Wikimedia, Wikipedia

 

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