Ettore Majorana era un fisico italiano che lavorò soprattutto come fisico teorico all’interno del gruppo di fisici noto come “i ragazzi di via Panisperna”. Le sue opere importantissime e di grande valore per la fisica riguardano campi che spaziano dalla fisica nucleare alla meccanica quantistica, con particolare attenzione alla teoria dei neutrini. Sfortunatamente egli divenne celebre non solo per i suoi studi ma per la misteriosa scomparsa che avvenne all’età di 31 anni e che ancora oggi è oggetto di numerose teorie e speculazioni.

Il fisico italiano apparteneva a un’antica e famosa famiglia Siciliana di giuristi originaria di Militello in Val di Catania, dove per secoli la famiglia si era distinta per la partecipazione attiva nel panorama politico ed economico della regione.

Fin da piccolo mostrò segni di immediata genialità: veniva definito un bambino prodigio, rivelando una forte attitudine per la matematica e le materie scientifiche in generale. I resoconti dell’epoca raccontano che all’età di 5 anni fosse già in grado di svolgere a memoria calcoli complicati sotto la guida presente del padre che lo supportò negli studi di fisica e nelle scienze fino all’età adulta.

Negli anni maturò ancora di più questo forte attaccamento alla fisica e alla matematica arrivando a laurearsi con il voto di 110/110 e lode il 6 luglio 1929. La sua tesi di laurea fu inoltre seguita da un relatore d’eccellenza, nientemeno che Enrico Fermi, che lo aiutò nella stesura di quest’ultima sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi. Fin da prima della laurea egli aveva cominciato a frequentare il noto gruppo di fisici, i ragazzi di via Panisperna: un gruppo di scienziati di altissimo livello che accoglieva le più giovani e promettenti menti italiane. Ettore Majorana fu l’unico a non lavorare a stretto contatto con Enrico Fermi, benché fosse l’unico, anche a detta di Enrico Fermi, che potesse interagirvi alla pari.

Durante quel periodo Ettore Majorana effettuò diversi studi, alcuni dei quali riguardano la spettroscopia e sulle particelle con Spin Binario. Nello stesso periodo effettuò anche altri studi sugli argomenti più disparati, dalla fisica terrestre, all’ingegneria elettrica fino anche allo studio di alcune reazioni nucleari non molto diverse da quelle che sono alla base per lo sviluppo della bomba atomica.

Nel gennaio del 1933 spinto anche dai suoi colleghi si reca all’estero più precisamente a Lipsia e Copenaghen. L’incontro con Werner Heisenberg fu proficuo, tanto che questi riuscì lì dove Fermi e gli altri avevano fallito, cioè a far pubblicare a Ettore Majorana “Über die Kerntheorie” (“Sulla teoria nucleare”) sul “Zeitschrift für Physik” (“Giornale di Fisica”).

Successivamente il fisico Catanese si recò a Copenaghen, dove conobbe Niels Bohr e la cui frequentazione lo portò a conoscere altri importanti ed eminenti scienziati dell’epoca, tra i quali Christian Møller e Arthur H. Rosenfeld, e a frequentare George Placzek.

Dall’anno 1934 alla sua scomparsa Ettore Majorana si chiuse al mondo. Rimase sempre nella sua casa di Roma per studiare e lavorare senza mai uscire e frequentando solo di rado l’istituto di via Panisperna. I medici arrivarono a diagnosticare un esaurimento nervoso per il fisico ma questo non fece minimamente arrestare i suoi studi, che al contrario si rivelarono ancora più meticolosi e spaziavano in altri campi fino ad allora non esplorati dal fisico catanese. Questo rimane un periodo buio ed oscuro per il ragazzo prodigio, non solo per sé stesso ma anche per i posteri che studieranno il caso di Ettore Majorana, non riuscendo nemmeno a capire quale fosse l’oggetto dei suoi studi durante quel lasso di tempo. Di quel periodo ci rimane una sola frase di Ettore Majorana che scrive allo Zio Quirino Majorana, fratello del padre.  La frase estremamente sibillina e ambigua, poi variamente interpretata:

«La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata»

Durante questo periodo aveva rinunciato a diverse cattedre in università prestigiose (Cambridge, Yale) per accettare infine la cattedra di professore di fisica teorica all’università di Napoli. SI sospetta che tale nomina lo abbia ferito nell’orgoglio poiché aspirava invece alla stessa cattedra ma a Roma. A Napoli si legherà con Antonio Carrelli professore di Fisica sperimentale e collega nello stesso istituto. C’è da notare che anche a Napoli condusse una vita estremamente ritirata, molto simile a quella che sosteneva a Roma.

La misteriosa scomparsa

Se prima abbiamo parlato della vita che, se anche enigmatica ed interessante, rimane una parte tangibile dell’argomento “Ettore Majorana”, al contrario invece il mistero sulla sua scomparsa è talmente intricato e particolare da poter sembrare un romanzo. Tutto ha inizio la sera del 25 marzo 1938, Ettore Majorana ha 31 anni, e la sua scomparsa avviene in un periodo di forti cambiamenti. Tutto il gruppo di scienziati di “Via Panisperna” si stava disperdendo, ognuno con i suoi rispettivi incarichi di lavoro in Italia o all’estero. La seconda Guerra Mondiale è alle porte e finalmente il fisico Catanese convinto dai suoi colleghi decide finalmente di concedersi una vacanza. Risiedeva a Napoli all’albergo “Bologna” in via Depretis 72 e con un piroscafo della società Tirrenia sarebbe partito l’indomani alla volta di Palermo. Nel capoluogo siciliano si fermò un paio di giorni alloggiando presso il “Grand Hotel Sole”. Ma esattamente qui, in questo particolare frangente, Majorana scomparve.

Iniziarono ovviamente le ricerche. Delle indagini si occupò il capo della polizia Arturo Bocchini e per farvi intendere l’importanza del fisico sul piano nazione, del caso si interessò anche lo stesso Mussolini che ricevette una sorta di “supplica” da parte della madre di Majorana e una lettera dallo stesso Enrico Fermi. La famiglia seguì anche una pista e una serie di Indizi che sembravano portare al Convento di S. Pasquale di Portici, ma alle domande rivoltegli, il padre guardiano rispose: “Perché volete sapere dov’è? L’importante è che egli sia felice”. (Una frase molto ambigua che può intendere tutto e niente).

Nelle lettere che aveva scritto Majorana prima di scomparire emerge che egli non parla mai di suicidio, ma solo di scomparsa. Il particolare che esclude con certezze molte teorie, è che già a gennaio del ’38 Majorana aveva chiesto di prelevare dalla banca tutta la somma a lui spettante, e qualche giorno prima del 25 marzo aveva ritirato 5 stipendi arretrati. Il suo passaporto, inoltre, non fu mai trovato. Di seguito le ipotesi più disparate che ho raccolto e quelle che a mio parere sono più concrete e portano comunque a un riscontro più tangibile.

Ipotesi del suicidio

È la prima ipotesi, a cui tutti hanno pensato, giustificata sicuramente dalla personalità molto turbata del fisico catanese e dalla frase nelle sue ultime lettere al Prof. Andrea Carelli: “il mare mi ha rifiutato”, un poetico eufemismo, segno evidente di un pensiero autodistruttivo che non ha il coraggio di attuare, oppure una battuta volutamente ambigua, nell’ipotesi di un depistaggio da parte di Ettore Majorana. Vi sono infatti alcuni elementi che non combaciano: è inverosimile che un suicida prelevi in banca una somma equivalente all’ammontare di alcune mensilità di stipendio poco prima di suicidarsi. È importante far notare che la famiglia di Ettore Majorana, costituita dalla madre e i fratelli, dopo anni di attesa, si sia sempre espressa a favore dell’ipotesi del suicidio, cercando di mantenere il più rispettoso riserbo.

Ipotesi monastica

Secondo questa ipotesi è possibile che il fisico catanese, forse anche stanco dei continui malanni e turbato dai possibili esiti della fisica moderna, delle responsabilità etiche e dei suoi studi, spaventato inoltre dell’imminente conflitto mondiale abbia depistato le indagini della polizia in suo favore, facendosi credere morto, come accaduto nel personaggio de Il fu Mattia Pascal (egli era un grande ammiratore di Pirandello e delle sue opere). Secondo il Prof. Elio Tartaglione, assistente per diversi anni del professore Antonio Carrelli: «Un giorno, dopo la lezione, Carrelli mi condusse nel convento di San Gregorio Armeno, e mi rivelò, indicandomi una finestra, che in una di quelle celle Majorana praticava gli esercizi spirituali», queste dichiarazioni sono state riportate su Repubblica il 7 luglio 2006. Il Prof. Bruno Preziosi, collega di Tartaglione, che ne raccolse le confidenze e aggiunse che nell’occasione l’assistente chiese al Carrelli “Ma allora è ancora vivo?” ottenendo la risposta “Ritorniamo all’istituto che abbiamo da fare”.

Ipotesi tedesca

L’ipotesi tedesca suppone che egli sia stato rapito o tornato in Germania per le sue conoscenze e il suo genio, volutamente o no, egli avrebbe messo le sue intuizioni a disposizione del Terzo Reich, e dopo la seconda guerra mondiale sia emigrato in Argentina come molti altri esponenti del regime nazista, come testimonierebbero, secondo i fautori di questa ipotesi, una foto del dopoguerra in cui compare un volto con le fattezze simili a quelle di Majorana.

Ipotesi Sudamericana: “Chi l’ha visto?” Ettore Majorana ritrovato in Venezuela?

Nel 2008 si riapre il caso di Ettore Majorana. Della vicenda si è parlato nella nota trasmissione televisiva Chi l’ha visto. Fu intervistato un italiano, emigrato in Venezuela, Francesco Fasani che a metà degli anni cinquanta, asseriva di aver frequentato a lungo Ettore Majorana, anche se questo presunto Ettore Majorana non gli avrebbe mai rivelato esplicitamente la propria identità. I Ris dei Carabinieri attraverso delle analisi hanno accertato la sua identità in una foto scattata in Venezuela nel 1955 in compagnia dell’emigrato italiano Francesco Fasani. Il presunto Ettore Majorana si faceva chiamare Sig. Bini. Nella sua richiesta di archiviazione il PM Laviani ha scritto: “I risultati della comparazione hanno portato alla perfetta sovrapponibilità” dei particolari anatomici di Majorana (fronte, naso, zigomi, mento e orecchio) con quelle del padre. Come ulteriore prova Francesco Fasani ha inoltre fornito una cartolina che Quirino Majorana, fratello del padre di Ettore e anch’egli fisico di fama mondiale, spedì nel 1920 all’americano W.G. Conklin, e ritrovata dallo stesso Fasani nella vettura di Bini (o Majorana). Rimane comunque impossibile da capire come sia arrivato in Venezuela e cosa avesse fatto dopo l’incontro con Francesco Fasani.

Ipotesi siciliana

L’ipotesi Siciliana è forse quella meno probabile ma che cito ugualmente solo perché ritengo che ogni uomo abbia un attaccamento particolare al proprio territorio e che sicuramente la Sicilia poteva rappresentare per il fisico catanese una sorta di madre da cui tornare ma con un nome diverso. Secondo l’ipotesi siciliana un certo Tommaso Lipari, che vagabondava per le strade di Mazara del Vallo, morì il 9 luglio del 1973 e pare si trattasse di un barbone dotato di una forte conoscenza delle materie scientifiche, che lo portava a risolvere i compiti degli studenti che incontrava. Armando Romeo, abitante di Mazara del Vallo disse che Tommaso Lipari gli aveva mostrato una cicatrice sulla mano destra, tipica della figura di Ettore Majorana. Inoltre usava un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906 (la data di nascita del fisico). Su questo caso intervenne anche l’allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino. Scoprì che nel 1948 un “Tommaso Lipari” era stato rilasciato dalla galera dov’era finito per un piccolo reato ed era stato così possibile confrontare la sua firma con quella del barbone. Borsellino riscontrò tra loro una tale somiglianza che si sentì di concludere che appartenessero alla stessa persona.

Concludo l’articolo con le stesse parole che usò Enrico Fermi per commentare la scomparsa di Ettore Majorana:

«Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso».

 

Fonte per le immagini: Wikipedia, Wikimedia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *