Al processo di Norimberga (20 Novembre 1945 – 1 Ottobre 1946) il rappresentante statunitense Thomas J. Dodd affermò: «Nessuno può affermare con certezza che Hitler sia davvero morto».
Quando alla conferenza di Postadam (Agosto 1945) il presidente USA Harry Truman chiese a Stalin se Hitler fosse morto, il dittatore sovietico rispose con un secco “NO”.
Nel 1993 furono aperti alcuni archivi segreti del disciolto KGB concernenti appunto la morte del Fuhrer. Dallo studio dei reperti e dall’esame del DNA (effettuato nel 2009) si è appurato che il cranio che gli ufficiali russi per lungo tempo avevano creduto fosse quello di Hitler, apparteneva invece ad una donna con meno di 40 anni di età. Qualcuno potrebbe obiettare che possa trattarsi del cranio di Eva Braun, sua compagna, la persona più vicina al dittatore in assoluto e che si pensa sia morta con lui, ma c’è qualcosa che non torna. Il cranio infatti presenta il segno di un proiettile in uscita, mentre i racconti dei testimoni oculari che hanno vissuto gli ultimi giorni con Hitler e la Braun nel bunker, hanno sempre parlato dell’avvelenamento da cianuro per lei, mentre sarebbe stato il Fuhrer a spararsi.
Trevor-Roper, ufficiale del controspionaggio britannico, entrato nel bunker dopo i sovietici, ha invece sempre sostenuto di non aver visto macchie di sangue sul divano dove Hitler si sarebbe sparato, sostenendolo anche in un libro da lui successivamente pubblicato.
A chi appartiene quindi quel cranio di donna? E dov’è il cranio di Hitler? L’FBI ha continuato a dargli la caccia fino al 1950, non fidandosi della versione ufficiale.
Recentemente il team di History Channel ha scoperto un cunicolo che permetteva di raggiungere l’aeroporto di Berlino dal bunker, attraverso la rete della metropolitana senza salire in superficie.
Nonostante l’assedio sovietico della città tedesca, dall’aeroporto Tempelhof, fino alla fine di Aprile del 1945, continuavano a decollare aerei tedeschi e su alcuni quadrimotori Condor, vennero imbarcati, pochi giorni dopo il suicidio di Hitler, i suoi effetti personali. A chi e a cosa servivano se il possessore era morto?
Nulla vieta di pensare che il dittatore e la Braun possano aver utilizzato questa via di fuga per approdare in un posto sicuro e che i cadaveri ritrovati nel bunker fossero quelli di due sosia. Non è infatti insolito che quasi tutti i dittatori dispongano di vari sosia (Stalin ne aveva a disposizione almeno quattro) che mandano in avanscoperta nei casi in cui la loro vita viene messa a rischio.
Non è nemmeno un mistero che alla fine della guerra il Vaticano, la Croce Rossa e altre organizzazioni umanitarie fecero a gara per aiutare i criminali nazisti a fuggire in Sud America, fornendo loro passaporti falsi e altro materiale. Criminali come Eichmann (responsabile materiale della deportazione degli ebrei nei campi di concentramento) e Mengele (medico nazista che condusse crudeli esperimenti ad Auschwitz, usando i deportati, compresi i bambini, come cavie umane) raggiunsero comodamente l’Argentina, dove trovarono rifugio e protezione da parte del regime locale. Altre colonie di nazisti si insediarono in Brasile e Cile e piccole minoranze presero dimora in Paraguay, Bolivia e Perù. Non a caso, Priebke, il macellaio delle Fosse Ardeatine, è stato scovato a Bariloche in Argentina, che più che una cittadina sudamericana, sembra una comunità del Tirolo, con le casette di legno e le insegne dei negozi in tedesco.
Solo Hitler e Eva Braun non raggiunsero mai questi luoghi? Viene difficile crederlo. Questo e molti altri interrogativi pesano ancora, a distanza di più di 70 anni, sulla fine di Hitler e desta più di un sospetto l’insormontabile reticenza di alcuni stati (sudamericani e non solo) di fronte alle indagini dell’FBI, tese a mettere un punto fermo su questo mistero.

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