Più di milleduecento anni fa, il 28 gennaio 814, moriva ad Aquisgrana Carlo Magno, il re dei Franchi che la notte di Natale dell’anno 800, a Roma, nella Basilica di San Pietro, fu incoronato da Papa Leone III imperatore del Sacro romano impero. Considerato il padre dell’Europa, sconfisse i Sassoni e gli Avari, e nel 774 divenne re anche dei Longobardi, divenendo così uno dei massimi protagonisti dell’Alto medioevo.

Recentemente qualcuno ha messo in dubbio l’esistenza non solo di Carlo Magno, ma di tutta la dinastia carolingia e in generale di tutta la storia a cavallo tra il VII e il X secolo d.C.: si tratta di un’ipotesi formulata da tre studiosi in tempi diversi: l’ingegnere tedesco Hans-Ulrich Niemitz, ex direttore del Centro di Storia della Tecnologia di Berlino (1946-2010), lo storico tedesco Heribert Illig (nato nel 1947), e il matematico e fisico russo Anatolij Timofeevič Fomenko, professore all’università statale di Mosca (nato nel 1954).

Gli studiosi ipotizzano che il sistema di datazione Anno Domini, utilizzato per segnare la numerazione degli anni a partire da quello in cui avrebbe avuto luogo la nascita di Gesù, sia stato falsificato aggiungendo un periodo di “tempo fantasma” nell’Alto Medioevo, esattamente dal 614 al 911. Tutto ciò, secondo Illig, ad opera dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Ottone III, di Papa Silvestro II, e forse dell’Imperatore bizantino Costantino VII, forse per far sì che il loro operato coincidesse con l’anno mille, anno molto particolare per il suo significato sia economico e sociale che segnò la rinascita dall’oscurantismo del basso Medioevo, sia per quello religioso che considerava questo anno come l’ultimo dell’umanità.

“Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra.”, su questo passo tratto dall’Apocalisse di Giovanni (20, 7-8) furono basate le varie leggende sulla fine del mondo nell’anno Mille che gettarono nello sconforto e nel terrore i credenti cattolici.
La teoria del “Tempo Fantasma” afferma quindi che tutto il periodo che va dal 614 al 911 d.C. non sia mai esistito, che sarebbe stato aggiunto al calendario molto tempo fa, o per errata interpretazione dei documenti, o per falsificazione deliberata. Ciò significa che tutti gli eventi attribuiti a questi tre secoli appartengono ad altri periodi o sono stati inventati di sana pianta, come ad esempio proprio l’esistenza e l’operato di Carlo Magno, ma anche la vita del profeta Maometto, l’espansione islamica e anche la storia della Cina durante la dinastia Tang.

La teoria, supportata in misura maggiore da Illig, si basa principalmente sul rapporto tra il calendario giuliano e gregoriano. Quest’ultimo fu introdotto nel 1582 per correggere la discrepanza tra calendario e situazione astronomica (il 21 marzo, ad esempio, non corrispondeva più con l’equinozio di primavera). Secondo i calcoli degli astronomi di Papa Gregorio la differenza era di 10 giorni, ma un errore di 10 giorni si accumula dopo soli 1257 anni, e non dopo sedici secoli. Il calendario venne in sostanza riavviato sulla base di un calcolo sbagliato: da qui, sostiene Illig, crearono un “buco” di circa 300 anni, che gli storici dell’epoca si affrettarono a colmare spostando la cronologia dei fatti storici, falsificando documenti e persino creando eventi e personaggi mai esistiti.

Un’altra prova a sostegno di questa teoria è la scarsità di prove archeologiche attendibili specifiche di quel periodo, così come l’eccessivo affidamento alle fonti scritte di epoca medioevale.
Non ci è dato sapere ad oggi se quest’ipotesi possa avere qualche riscontro scientifico, ma gli astronomi grazie ad osservazioni archeoastronomiche, quali l’eclissi solare e l’avvistamento della cometa di Halley durante la dinastia Tang, sembrano smentire questa particolare ipotesi, infatti i dati raccolti sembrano essere coerenti con l’astronomia moderna e la datazione corretta, senza quindi l’incidenza di alcun “tempo fantasma”. Siamo quindi nell’anno 2018 o nell’anno 1718?

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