Le parole possono essere pericolose? Il sapere può essere temuto al punto di arrivare a desiderare di distruggerlo?
Da sempre chi detiene il potere teme che questo gli venga strappato via e l’arma più forte ed efficiente per poterlo fare è il sapere. È più semplice dominare un popolo ignorante e per farlo l’unico espediente che molti sovrani hanno escogitato è stato quello di tenerlo nel buio dell’ignoranza.
Da quando è stata inventa la scrittura, i libri hanno custudito il sapere millenario degli uomini tramandandolo a noi, o meglio, tramandando solo quello che è riuscito a sopravvivere alla follia di tiranni, sovrani e inquisitori che nel corso dei secoli hanno distrutto e bruciato miliardi di libri, pensiamo all’incendio della biblioteca di Alessandria ad opera di Cesare prima e Diocleziano poi, o ai roghi fatti dagli Inquisitori cattolici.
Ma perché questa paura? Cosa contenevano di tanto pericoloso da dover essere eliminati? Formule magiche per evocare demoni, rituali per tramutare semplice metallo in oro, segreti che se rivelati avrebbero fatto vacillare anche le basi del regno più stabile. Per questo motivo questi libri si conquistarono la nomina di essere “maledetti”.
In cima alla lista di questi libri divenuti proibiti troviamo sicuramente i “libri di Thot”, dal dio egizio dell’intelligenza e della saggezza, raffigurato come un uomo con la testa di ibis dal lungo becco, con in mano una canna e l’inchiostro che si usava per scrivere sui rotoli di papiro, a lui erano attribuite l’invenzione della scrittura e il compito di “segretario” degli dei. Dovevano essere probabilmente 42 e tra le loro pagine si troverebbero i misteri dei cieli e le predizioni di eventi planetari futuri oltre che formule per resuscitare i morti e per agire sulle persone manipolandone la volontà̀ o determinandone la morte. Secondo la leggenda, il sapiente principe Nefer-Ka- Ptah, con l’aiuto di un mago oscuro, era riuscito a venire in possesso di questi libri con la volontà di impadronirsi della sapienza del dio. Ma non appena aveva iniziato a comprendere i misteri del cielo e delle stelle, Thot era tornato dall’aldilà̀ e aveva fatto orrenda strage di lui e della sua discendenza. Nell’arco dei millenni molti si sono vantati di possedere questi libri, ma nessuno li ha mai mostrati al mondo e per di più tutti coloro che affermavano di averli avuti tra le mani morivano in circostante molto strane e disparate. Circa nel 300 a. C. entra in scena Ermete Trismegisto, personaggio leggendario, fondatore dell’alchimia e dell’ermetismo, che venne subito identificato come la reincarnazione del dio Thot. Si pensa quindi che libri di Thot si diffusero, grazie ad Ermete, nei testi ermetici, non esplicitamente ma attraverso riferimenti, riassumendo nei testi alcune informazioni.
Il pastore protestante francese Antoine Court de Gébelin (1725-1784), affermò che ciò che rimaneva di questi libri era da ricercare in un mazzo di carte: i tarocchi, in particolare nei 22 arcani. Egli affermò infatti di aver trovato l’informazione in un antico libro egizio, rimasto intatto dopo l’incendio della biblioteca di Alessandria d’Egitto.
Attualmente nelle nuova biblioteca di Alessandria sono custodite alcune pagine della prima copia del papiro dei libri di Thot. Ma proviene davvero dalla penna del dio Thot?

Un altro libro che ha regalato notti insonni a molti è stato “La chiave di Salomone”, testo di magia medievale, originariamente attribuito per errore al Re Salomone. Secondo la leggenda al suo interno vi erano rituali e formule in grado di evocare entità disincarnate infernali e celesti e si dice fosse ampia la dissertazione sul pentacolo e sul cerchio magico che il ritualista deve tracciare attorno a sé per portare a termine in rituale di evocazione. Inoltre sono presenti precise indicazioni per la creazione di sigilli capaci di asservire demoni infernali e anche per stringere un patto con il diavolo.
In realtà il testo risale al tardo Medioevo e l’autore è sconosciuto. Possiamo affermare però che nella stesura di questo grimorio abbia ricevuto l’influenza dei qabbalisti ebraici e degli alchimisti arabi, che a loro volta facevano spesso riferimento alla magia greco-romana del tardo mondo antico.

Parlando in termini di grandezza il “Codex Gigas” è sicuramente il più grande manoscritto medioevale esistente al mondo. Si ipotizza sia stato creato nel monastero benedettino di Podlažice in Boemia da pare un certo Herman il Recluso. È anche conosciuto col nome di “Bibbia del Diavolo” per la grande illustrazione del demonio in esso contenuta e per la leggenda riguardo al fatto che l’autore, per scriverlo, abbia richiesto l’aiuto del demonio. Infatti, sempre secondo la leggenda, Herman era un monaco benedettino che in seguito alla rottura dei voti monastici e sotto minaccia di essere murato vivo, nel disperato tentativo di salvarsi promise di produrre in una notte un’opera che avrebbe portato grande gloria al monastero. Ma passato il momento tragico capì che non avrebbe potuto portare a compimento quest’immane opera solo con le sue forze, così chiese aiuto al diavolo. Il risultato fu un manoscritto alto 90 cm e dal peso di oltre 75 kg, composto da 320 pagine in pelle di asino (furono necessari 160 asini per completarlo), con custodia di legno ricoperta in pelle e ornata in metallo.
Contiene la Bibbia, due opere di Giuseppe Flavio, una storia della Boemia, un’opera di Isidoro di Siviglia, diverse formule di incantesimi, vari trattati (di storia, etimologia e fisiologia), un calendario con la lista dei santi, l’elenco dei monaci dei monasteri di Podlažicama e altri documenti. L’intero libro è scritto in latino.
Degna di nota è la pagina 577 che contiene un’immagine del diavolo a tutta pagina. Alcune pagine prima dell’immagine sono scritte su fogli di pergamena stranamente anneriti che le danno un aspetto inquietante, in qualche modo differente dal resto del codice.
Dal 1477 al 1593 fu custodito nella biblioteca di un monastero di Broumov fino a quando non venne trasferito a Praga nel 1594 per entrare a far parte della collezione di Rodolfo II d’Asburgo. Dopo la guerra dei trent’anni il manoscritto venne razziato e portato nella Biblioteca Reale di Svezia a Stoccolma. Il 7 maggio 1697 scoppiò all’interno della Biblioteca reale un incendio e molti dei libri finirono bruciati altri furono messi in salvo. Il Codex Gigas, date le sue enormi dimensioni e il suo peso, per essere salvato dalle fiamme fu lanciato da una finestra del palazzo, ma andarono comunque smarrite alcune pagine. Adesso si trova nuovamente a Praga.
Per concludere vorrei parlarvi di un libro che incute letteralmente terrore al solo nominarlo: è il terribile “Necronomicon”, il libro delle leggi che governano i morti. Si dice che fosse stato vergato con il sangue intorno al 730 d.c. dallo stregone yemenita Abdul Alhazred quando questi si trovava a Damasco, e chi lo ha letto è morto pazzo, stritolato da forze oscure. Le sue pagine, infatti, contengono profezie e incantesimi per la resurrezione di un demone capace di impossessarsi dei vivi. Si narra che fosse stato scritto su fogli di pergamena ottenuta con la pelle di persone scuoiate vive durante i riti sacrificali.
Moltissime persone sono andate alla ricerca di questo fantomatico manoscritto, arrivando addirittura a pensare che potesse trovarsi California University o alla Biblioteca Vaticana nelle sezioni proibite.
Peccato che il Necronomicon non esista! In realtà è solo un’invenzione letteraria di Howard Phillips Lovecraft, uno dei maestri della letteratura fantastica, che aveva dato una descrizione così realistica e dettagliata di questo libro da indurre i suoi fan a credere alla sua esistenza. Ma lui stesso più e più volte ha ribadito che il Necronomicon è solo un espediente letterario creato per dare verosimiglianza ai propri racconti. Anche se negli anni ’70 Colin Wilson, scrittore britannico, sosteneva che Lovecraft mentiva quando affermava che il Necronomicon non esisteva, e lo avrebbe fatto per coprire le responsabilità del padre, affiliato alla massoneria egiziana fondata da Cagliostro e possessore di una copia del manoscritto. Circola anche voce che una copia appaia nel catalogo della Werewolf Bookshop di New York al prezzo di un milione di dollari. Ma nessuno è mai riuscito a trovare neppure la libreria. A questo punto tutto è possibile!
Questi libri messi all’indice, proibiti, ricercati in tutto il mondo e, dove possibile, distrutti, sono la chiara testimonianza che il timore di ciò che non si conosce, di ciò che potrebbe distruggerci getta sulle nostri menti un’ombra di terrore e distruzione senza eguali!

 

Fonte per le foto: Pixabay

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