Nel convento di Snagov, su un’isola, al centro di un lago, a trentacinque chilometri a nord di Bucarest si narra sia sepolto Vlad III di Valacchia, meglio conosciuto come Dracula. O magari la tomba è vuota e il conte va seminando terrore di notte, azzannando giovani vergini per tutta la Romania.

In realtà, la figura di Dracula come un raffinato nobile, che scorrazza di notte in cerca di sangue di vergini innocenti, con i canini affilati, che viene allontanato con aglio e crocifissi è solo frutto dell’immaginario collettivo, creato grazie a Bram Stoker che nel 1897, nel suo libro, riportò ai fasti questa figura, dopo essere stata dimenticata per secoli.

Il vampiro infatti, secondo la cultura e il folklore slavo, a cui fanno riferimento i testi romantici moderni, è la più demoniaca creatura che di notte abbandona la sua tomba ed assale i vivi per succhiare il loro sangue. Si dissolve magicamente al primo raggio di sole e così di giorno passa il suo tempo nel buio della sua tomba. Non può sopportare l’odore dell’aglio ed indietreggia davanti al simbolo della croce. I vampiri secondo l’immaginario popolare possono, se vogliono, trasformarsi in lupi, topi, e in pipistrelli, oppure in nuvole o nebbia.
Possono essere uccisi soltanto con paletti di legno conficcati nel cuore o tramite la decapitazione.

Il vero Dracula, il generale Vlad III, futuro re della Valacchia nacque nell’inverno del 1431 a Sighisoara, in Transilvania. Quando aveva 14 anni il padre Vlad II salì al trono. Ma il suo potere era messo in serio pericolo dall’avanzata a est degli Ottomani, così dopo diverse battaglie firmò una tregua, mandando alla corte turca come garanzia i due figli minori, tra cui appunto il nostro Dracula. Poco dopo il loro arrivo, però, il padre revocò il trattato di pace in nome di una crociata contro l’islam.
Gli ottomani trattennero i due ragazzi, infliggendogli le torture più atroci per vendicarsi.

Furono liberati dopo 4 anni e da quel momento la vendetta del conte Dracula fu terribile. Salito al trono, cercò e uccise tutti gli Ottomani presenti in Romania e non solo, infilzandoli con lunghi pali. Questo gli valse il soprannome di Vlad “l’impalatore”.
Si narra che nel parco del suo castello tenesse migliaia di corpi impalati, che godesse alla vista della lenta agonia dei suoi nemici e che costringesse le sue vittime al cannibalismo tra i membri della loro stessa famiglia.

Non abbiamo documentazione certa su queste pratiche e in generale sull’attività di Dracula poiché tutto ciò che abbiamo proviene da testi e documenti redatti da persone lontane al conte e bisogna anche tenere in considerazione che in quel periodo, in Romania, serpeggiava il malcontento e l’odio nei confronti di Vlad poiché aveva eliminato tutti i privilegi di buona parte della popolazione per poter finanziare le guerre contro i Turchi.

Dopo la morte, nel 1476, in battaglia, il suo nome venne quasi dimenticato. Ma durante il Romanticismo, in particolar modo in Inghilterra, il gusto per il gotico andò ad ispirare scrittori e artisti, che ripresero così la figura di Dracula arricchendola di tutti quei dettagli dark che lo rendono il vampiro crudele e sanguinario che tutti oggi conosciamo.

 

Fonte per le foto: Pixabay

 

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